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Effetti devastanti fino alla Siberia, cosa potrebbe succedere con i missili Tomahawk a Kiev

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La Casa Bianca esprime la volontà di dare le potenti armi all’Ucraina. Ma l‘utilizzo richiede il coinvolgimento dei militari americani. Putin: “Escalation nei nostri rapporti con gli Usa”. Come gli Euromissili quaranta anni fa, saranno ancora i cruise ad accendere la nuova Guerra Fredda?
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Quello della Casa Bianca è un “penultimatum”, ma trasmette con chiarezza al Cremlino la volontà di dare un sostegno senza precedenti all’Ucraina, mettendogli nelle mani uno strumento potentissimo: i missili cruise Tomahawk, in grado di colpire con effetti devastanti tutte le fabbriche e le basi russe anche nella remota Siberia. “Si, ho preso una decisione - ha dichiarato ieri Donald Trump rispondendo a una domanda sulla consegna delle armi - . Ma voglio capire cosa ci vogliono fare, dove li manderanno”.

Joe Biden aveva concesso a Kiev ordigni con un raggio d’azione inferiore a 300 chilometri, vietando fino all’agosto 2024 l’uso contro il territorio russo. Invece Trump ora dice di essere pronto a fornire missili che possono arrivare a oltre duemila chilometri di distanza con 450 chili di esplosivo. Il presidente americano sembra chiedere solo garanzie sulla natura degli obiettivi, per escludere la possibilità di attacchi terroristici contro i civili. Non è un problema per i vertic…

Quello della Casa Bianca è un “penultimatum”, ma trasmette con chiarezza al Cremlino la volontà di dare un sostegno senza precedenti all’Ucraina, mettendogli nelle mani uno strumento potentissimo: i missili cruise Tomahawk, in grado di colpire con effetti devastanti tutte le fabbriche e le basi russe anche nella remota Siberia. “Si, ho preso una decisione - ha dichiarato ieri Donald Trump rispondendo a una domanda sulla consegna delle armi - . Ma voglio capire cosa ci vogliono fare, dove li manderanno”.

Joe Biden aveva concesso a Kiev ordigni con un raggio d’azione inferiore a 300 chilometri, vietando fino all’agosto 2024 l’uso contro il territorio russo. Invece Trump ora dice di essere pronto a fornire missili che possono arrivare a oltre duemila chilometri di distanza con 450 chili di esplosivo. Il presidente americano sembra chiedere solo garanzie sulla natura degli obiettivi, per escludere la possibilità di attacchi terroristici contro i civili. Non è un problema per i vertici ucraini: vogliono i Tomahawk per demolire i santuari della macchina bellica di Putin, come la mega-fabbrica di Yalabuga dove si costruiscono a migliaia i droni Shahed-Geran lanciati ogni giorno contro l’Ucraina. L’impianto è fuori dalla portata delle bombe volanti di Kiev, che continuano a prendere di mira le raffinerie russe anche a 1300 chilometri dalla frontiera. Solo che questi aeroplanini teleguidati possono trasportare mezzo quintale di plastico mentre l’ogiva dei Tomahawk ne contiene dieci volte di più: bastano due-tre cruise per radere al suolo una catena di montaggio. Esattamente quello che fanno i missili balistici scagliati quotidianamente dai generali di Mosca contro le industrie di Leopoli e Dnipro.

Ovviamente Trump non regalerà nulla: prevede che anche questa fornitura sia inserita nel nuovo meccanismo Nato, con gli Stati Uniti che producono e gli europei che pagano. I fondi però non sembrano un ostacolo, quanto piuttosto i tempi dell’operazione. Finora Washington ha venduto i Tomahawk a pochissimi alleati, i più stretti: Gran Bretagna e Australia, a cui si aggiungerà l’Olanda. Sono quasi sempre in versione navale, destinata a navi e sottomarini, mentre Kiev punta su quella terrestre: camion che possono sfuggire alla reazione russa.

Oggi il Pentagono intende rottamare gli esemplari rimasti della variante Block III, prodotti negli anni Novanta e aggiornati più volte, che potrebbero essere trasferiti abbastanza rapidamente. Sono muniti di testate per penetrare nei bunker sotterranei o per seminare cluster bomb, volano a oltre novecento chilometri orari mantenendo una quota di 50 metri per sfuggire ai radar, sono resistenti alle contromisure elettroniche: insomma, rappresenterebbero un notevole salto di qualità nelle capacità offensive ucraine.

Sembra di essere davanti a una Storia che si ripete. Queste armi infatti sono l’ultima versione dei celebri Euromissili, che quarant’anni esatti fa resero altissima la tensione tra la Nato e il Patto di Varsavia: in Italia dovevano essere schierati a Comiso, in Sicilia, e provocarono la più grande mobilitazione pacifista nel nostro Paese. Saranno ancora i cruise a rendere incandescente la nuova Guerra Fredda?

Vladimir Putin ne è convinto. Dalla tribuna del Valdai Forum di San Pietroburgo, uno degli appuntamenti che scandisce i rituali della sua autarchia, lo scorso 3 ottobre ha dato una risposto apparsa a molti osservatori confusa nei toni ma netta nei contenuti: “I Tomahawk non sono così moderni ma sono potenti: sì, rappresentano una minaccia, anche se non cambiano gli equilibri sul campo di battaglia. I cruise possono infliggere dei danni? Sì. Ma come abbiamo fatto con gli Atacms (ndr il missile con maggior raggio d’azione donato dall’amministrazione Biden agli ucraini) miglioreremo le nostre difese e li abbatteremo”. Poi è passato dagli aspetti militari a quelli più rilevanti. “Danneggeranno le nostre relazioni, dove finalmente si cominciava a vedere un barlume di luce in fondo al tunnel? Certo! I Tomahawk non si possono usare senza il coinvolgimento diretto di personale americano. Questo implica un livello completamente nuovo di escalation nei nostri rapporti con gli Usa”.

Putin tocca il punto più delicato della questione: il sistema di navigazione dei cruise deve essere programmato inserendo una serie di dati classificati, a cui soltanto il Pentagono ha accesso. Senza il contributo dei militari statunitensi, i Tomahawk non funzionano. La Casa Bianca sembra avere accettato questa forma di intervento: nei giorni scorsi ha fatto trapelare che ci sarà una trasmissione diretta di notizie di intelligence agli ucraini, cosa avvenuta segretamente negli anni di Biden e poi interrotta nei primi mesi dopo l’insediamento del suo successore. Sono proprio le informazioni - in particolari le immagini satellitari dei bersagli in Russia e di alcune zone del tragitto per raggiungerli - che vanno caricate sui missili.

Possibile che Trump dopo avere tirato fuori l’America dal conflitto, scaricando tutto il peso del sostegno a Kiev sugli alleati europei, adesso sia pronto a rischiare uno scontro con Mosca? Molti analisti credono che anche l’apertura sulle armi a lungo raggio voglia solo aumentare la pressione diplomatica, obbligando Putin ad iniziare una vera trattativa. Il tempo che lo Zar gli aveva chiesto durante il summit di Ferragosto ad Anchorage per completare “l’operazione militare speciale” è scaduto e Trump non vuole sentirsi prendere in giro.

La diplomazia russa ha cercato di paventare un’alternativa e offerto il rinnovo del trattato Start sul disarmo nucleare, che scadrà il prossimo febbraio, con l’ipotesi di includere nella discussione pure la Cina: una strada che potrebbe comunque diventare il viatico per candidare il presidente americano al Nobel per la Pace, accreditato così come il leader che ha fermato la corsa verso l’Apocalisse. Domenica Trump si è limitato a dire che “è una buona idea”. Ma ventiquattr’ore dopo è tornato a concretizzare lo spettro di una pioggia di cruise sulla Russia profonda: una prospettiva che Putin deve scongiurare a tutti i costi. E dovrà scegliere se farlo con iniziative di pace o con minacce di guerra.

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