Francia, ultimo tentativo per un governo di scopo. Nuove elezioni più vicine
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Il conto alla rovescia scade oggi. Emmanuel Macron aveva dato 48 ore al primo ministro dimissionario, Sébastien Lecornu, per trovare una soluzione al caos politico che paralizza la Francia. Due giorni per tentare di formare un governo di scopo e scongiurare un nuovo scioglimento del parlamento. Stamattina Lecornu incontrerà ancora i leader dei principali partiti per un ultimo giro di consultazioni che assomiglia a una stazione finale prima del ritorno alle urne.
Ieri Macron ha ricevuto all’Eliseo i presidenti di Assemblée nationale e Senato, Yaël Braun-Pivet e Gérard Larcher, in un gesto istituzionale che tradizionalmente precede lo scioglimento. Nulla è trapelato ufficialmente dall’incontro, ma secondo il Canard Enchaîné i prefetti sarebbero già stati allertati per organizzare nuove elezioni legislative, con due date ipotizzate: 16 e 23 novembre per primo e secondo turno.
Lecornu prosegue le discussioni con le delegazioni politiche nel tentativo di dare vita a un governo di …
PARIGI – Il conto alla rovescia scade oggi. Emmanuel Macron aveva dato 48 ore al primo ministro dimissionario, Sébastien Lecornu, per trovare una soluzione al caos politico che paralizza la Francia. Due giorni per tentare di formare un governo di scopo e scongiurare un nuovo scioglimento del parlamento. Stamattina Lecornu incontrerà ancora i leader dei principali partiti per un ultimo giro di consultazioni che assomiglia a una stazione finale prima del ritorno alle urne.
Ieri Macron ha ricevuto all’Eliseo i presidenti di Assemblée nationale e Senato, Yaël Braun-Pivet e Gérard Larcher, in un gesto istituzionale che tradizionalmente precede lo scioglimento. Nulla è trapelato ufficialmente dall’incontro, ma secondo il Canard Enchaîné i prefetti sarebbero già stati allertati per organizzare nuove elezioni legislative, con due date ipotizzate: 16 e 23 novembre per primo e secondo turno.
Lecornu prosegue le discussioni con le delegazioni politiche nel tentativo di dare vita a un governo di scopo incaricato di gestire due priorità: la legge di bilancio per il 2026 e il futuro istituzionale della Nuova Caledonia, scossa da settimane di tensioni. Oggi il premier continuerà gli incontri, ma senza il Rassemblement National. Marine Le Pen e Jordan Bardella hanno deciso di boicottare le trattative, ribadendo la loro richiesta di dissoluzione immediata e ritorno alle urne. Il presidente dei Républicains e ministro dell’Interno dimissionario, Bruno Retailleau, indicato da molti come uno dei principali responsabili della crisi, ha ammorbidito la sua posizione dopo le minacce di rottura e il veto posto sul ministero della Difesa affidato a Bruno Le Maire, che nel frattempo si è ritirato e ha rilasciato un’intervista al veleno sulla sua ex famiglia politica di destra. I Républicains sono talmente divisi che oggi andranno separati alle consultazioni. Una prima delegazione sarà guidata dal capogruppo Laurent Wauquiez. La seconda è capeggiata dal presidente del partito. Retailleau ieri ha detto che i Républicains sono «pronti a governare», ma solo nell’ambito di una “coabitazione” con i macroniani e a condizione di non essere «diluiti nel campo presidenziale».
Sul fronte opposto, il segretario socialista Olivier Faure, che pure sarà ricevuto stamattina da Lecornu, ha convocato ieri una videoconferenza con l’intera gauche, ad eccezione della France Insoumise, per elaborare una «proposta di governo di sinistra ed ecologista in grado di garantire stabilità e aprire una nuova fase politica». Macron non ha mai aperto a questa soluzione ma ieri Élisabeth Borne, ex premier e oggi ministra dimissionaria dell’Istruzione, si è detta favorevole a sospendere la controversa riforma delle pensioni, che ha innalzato l’età pensionabile da 62 a 64 anni. «La riforma non deve diventare un totem», ha dichiarato Borne, che pure l’ha imposta nel 2023 da premier. «Per garantire la stabilità del Paese bisogna saper ascoltare e muoversi», ha aggiunto, invitando Macron a evitare la dissoluzione e a nominare un premier «non marcato politicamente» e senza ambizioni presidenziali, in grado di gestire una fase di transizione.
A scuotere però quel che resta della maggioranza è arrivato ieri l’ex premier Édouard Philippe. «Oggi lo Stato non è più governato», e «la responsabilità è del presidente», ha accusato Philippe. Il leader di Horizons, che fa parte della coalizione di centro con cui Macron ha governato negli ultimi anni, ha compiuto un passo che nessun alleato del capo dello Stato aveva osato compiere finora, invitandolo a programmare le proprie dimissioni per l’inizio del 2026, al fine di organizzare «un’elezione presidenziale anticipata» dopo l’adozione della legge di bilancio. Dichiarazioni accolte ovviamente con favore sia dal Rassemblement National che dalla France Insoumise, anche se finora Macron ha sempre escluso di lasciare l’incarico prima della primavera 2027.