Accordo Gaza, il ruolo di Jared Kushner: l’immobiliarista con l’approccio da uomo d’affari
di Enrico FranceschiniLONDRA – “A occuparsi di trattative internazionali di solito sono i diplomatici e gli accademici, gente di indubbia esperienza”, afferma Jared Kushner. “Quando sei un uomo d’affari, l’approccio alle trattative è diverso. È un altro genere di sport”. Uno sport in cui il genero di Donald Trump ha appena vinto una partita chiave, potenzialmente di importanza storica. Come riconoscono fra gli altri il New York Times e il Financial Times, il 44enne costruttore immobiliare ha svolto un ruolo fondamentale nella preparazione del piano di pace per Gaza presentato dal presidente americano e poi nel convincere Israele e Hamas ad accettarlo, perlomeno nella prima fase, quella sulla liberazione degli ostaggi e il cessate il fuoco.
Una vittoria personale che riporta in primo piano un personaggio controverso, sul quale sono circolate accuse di nepotismo e conflitti d’interessi, che tuttavia, durante il primo mandato di Trump, aveva suscitato speranze di avere un’influenza moderatrice sul capo d…
LONDRA – “A occuparsi di trattative internazionali di solito sono i diplomatici e gli accademici, gente di indubbia esperienza”, afferma Jared Kushner. “Quando sei un uomo d’affari, l’approccio alle trattative è diverso. È un altro genere di sport”. Uno sport in cui il genero di Donald Trump ha appena vinto una partita chiave, potenzialmente di importanza storica. Come riconoscono fra gli altri il New York Times e il Financial Times, il 44enne costruttore immobiliare ha svolto un ruolo fondamentale nella preparazione del piano di pace per Gaza presentato dal presidente americano e poi nel convincere Israele e Hamas ad accettarlo, perlomeno nella prima fase, quella sulla liberazione degli ostaggi e il cessate il fuoco.
Una vittoria personale che riporta in primo piano un personaggio controverso, sul quale sono circolate accuse di nepotismo e conflitti d’interessi, che tuttavia, durante il primo mandato di Trump, aveva suscitato speranze di avere un’influenza moderatrice sul capo della Casa Bianca e suscitato ipotesi sulle sue future ambizioni politiche.
Fare soldi
La ricomparsa di Kushner sulla scena mondiale è stata per molti aspetti sorprendente. Fino a questa estate sembrava che sarebbe rimasto distante dalla seconda amministrazione Trump. Mentre nella prima, nel 2016-2020, sia lui che la moglie Ivanka avevano un ufficio alla Casa Bianca come consiglieri “non retribuiti”, nel 2024 la coppia non ha preso parte alla campagna presidenziale del tycoon e dal 20 gennaio in poi non ha avuto compiti ufficiali o ufficiosi nei primi mesi del nuovo governo Usa. L’impressione era che, in particolare dopo le polemiche per l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, il tentativo dei sostenitori di Trump di ribaltare il verdetto delle elezioni vinte da Joe Biden nel novembre precedente, Jared e Ivanka si concentrassero su una cosa soltanto: fare soldi. E ne hanno fatti parecchi: la rivista Forbes stima che abbiano accumulato un patrimonio di 1 miliardo di dollari.
L’architetto degli Accordi di Abramo
Non era stato così nel primo mandato di Trump, quando Ivanka accompagnava ovunque il presidente, intervenendo su qualsiasi questione, e Jared era il suo emissario speciale per il Medio Oriente, al punto di diventare l’architetto degli Accordi di Abramo: la pace fra Israele e quattro Paesi arabi (Emirati, Marocco, Sudan, Bahrein), il risultato migliore del primo quadriennio del tycoon alla Casa Bianca. Nel partito repubblicano c’era chi scommetteva che Ivanka avrebbe potuto diventare l’erede del padre, una futura candidata alla presidenza, o che a candidarsi potesse essere lui, con lei nella parte di first lady e magari di co-presidente. Ma su entrambi si addensavano anche critiche e ombre. Come The Donald, i due mischiavano spregiudicatamente pubblico e privato, governo e interessi personali.
Dai rapporti che Kushner aveva stabilito in Medio Oriente, in particolare con l’Arabia Saudita, erano nati corposi investimenti per i suoi business di costruttore e finanziere negli Stati Uniti.
Il padre ambasciatore a Parigi
Prima ancora, Charles Kushner, il padre di Jared, era stato processato, condannato e incarcerato per evasione fiscale e rappresaglie contro un testimone: reati per i quali ha ricevuto la grazia da Trump. Non solo, una volta rieletto, il presidente ha nominato Kushner senior ambasciatore in Francia, uno dei posti più concupiti della diplomazia americana.
Kushner figlio è tornato in campo all’improvviso qualche mese fa. Un altro palazzinaro, Steve Witkoff, il super negoziatore di Trump per la guerra in Ucraina e per quella di Gaza, è suo vicino di casa nell’isola artificiale in cui entrambi hanno una villa in Florida. Forte dei contatti creati negoziando gli Accordi di Abramo, Jared ha collaborato con Witkoff, dapprima segretamente, quindi pubblicamente, all’elaborazione del piano di pace annunciato da Trump a fine settembre. In agosto aveva incontrato a Washington Tony Blair: sono stati soprattutto l’ex-premier britannico e Kushner, affermano le indiscrezioni, a persuadere il presidente a compiere una serie di mosse decisive, come opporsi all’annessione della Cisgiordania (minacciata da Israele dopo il riconoscimento di uno stato palestinese da una dozzina di Paesi occidentali), fare marcia indietro sull’espulsione dei palestinesi da Gaza (che Trump aveva in precedenza avvallato nella propria visione di una “Riviera di Gaza”) e premere sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per un ritiro graduale delle sue truppe dalla Striscia, una volta che gli ostaggi fossero stati rilasciati e Hamas avesse rinunciato a un futuro ruolo nel governo di Gaza e accettato il disarmo.
L’esperienza di palazzinaro
Non è affatto certo che questi ultimi dettagli del piano (incluso il 19esimo punto, quello che riconosce “la legittima aspirazione dei palestinesi a uno stato”) verranno rispettati. Ma Kushner ha una visione pragmatica: prima strappare un sì, dopo lavorare sui dettagli. “Nel mercato immobiliare di Manhattan”, racconta al quotidiano newyorchese, “c’è un continuo tira e molla. Devi negoziare un sacco prima di arrivare ad avere il denaro sul tavolo. Witkoff ed io siamo abituati a trattative complicate con personaggi complicati. La chiave è comprendere le persone che hai davanti. Devi essere capace di arrivare al sodo, capire chi si prende gioco di te e quanto spazio di manovra hai”. È stato lui, nella fase finale della trattativa, a esortare gli israeliani a essere “più positivi” riguardo al piano: un’espressione che Trump ha usato poi nella sua ultima conversazione telefonica con Netanyahu.
La nonna partigiana ebraica
“Jared è molto intelligente”, dice di lui il presidente. La laurea con lode ad Harvard e un duplice Master in legge e in business alla New York University confermano che non è certo uno stupido. Nel negoziato su Gaza, come in quello sugli Accordi di Abramo, Kushner ha fatto valere altri due punti a suo favore: lo stretto legame con i sauditi, principali finanziatori delle sue società di investimenti, con i quali parla lo stesso linguaggio d’affari; e le radici ebraiche. I suoi nonni paterni erano ebrei scampati all’Olocausto. Sua nonna fuggì dal ghetto di Novogrudok scavando un tunnel sotto le recinzioni e si arruolò nei “partigiani di Belski”, leggendaria unità guerrigliera ebraica che si nascondeva nelle foreste della Polonia e attaccava i nazisti (sulle loro imprese è uscito nel 2008 il film “Defiance – I giorni del coraggio” con Daniel Craig). Fin da bambino ha ricevuto un’educazione religiosa. I genitori sono ebrei ortodossi. Anche Ivanka si è convertita all’ebraismo. A casa, insieme ai loro tre bambini, osservano una dieta kosher, ovvero secondo le norme della religione ebraica, e ogni sabato celebrano lo Shabbat. Tutto ciò gli è servito a guadagnarsi fiducia negli ambienti più conservatori di Israele.
Sull’aereo che nei giorni scorsi lo portava in Egitto, Jared scriveva le ultime modifiche al piano per Gaza, mentre Witkoff parlava al telefono con i diversi interlocutori. Dopo la firma dell’accordo, insieme hanno raggiunto Gerusalemme, per verificare che non ci fossero intoppi nell’approvazione del piano da parte del governo Netanyahu. “L’arte di fare affari”, titolo dell’autobiografia di Trump, è lo stesso metodo impiegato da suo genero nella trattativa fra israeliani e palestinesi: lo “sport”, per citare le sue parole, in cui ha dimostrato di eccellere. Per ora, ha vinto una partita importante. Se continuerà a vincerne, si vedrà se il genero del presidente – da solo o con Ivanka – continuerà soltanto a fare soldi o deciderà di fare politica a tempo pieno.