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La Casa Bianca attacca il comitato dei Nobel: “Hanno messo la politica prima della pace”

(agf)

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Steven Cheung, uno dei portavoce di Pennsylvania Avenue, lo ha scritto sui social. Il presidente per ora tace, ma ha pubblicato un video dove i suoi sostenitori lo esaltano
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Com’era prevedibile, la Casa Bianca – che solo ieri aveva pubblicato sul suo account ufficiale una foto di Trump con sovrapposta la frase “Presidente di Pace” - non ha preso bene la mancata assegnazione del premio Nobel a The Donald. E pazienza se la vincitrice annunciata stamattina, la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, sia dalla stessa parte di Trump: entrambe fieri oppositori di Nicolas Maduro. Il malumore è emerso chiaramente già di buon mattino, espresso deuno dei portavoce di Pennsylvania Avenue, Steven Cheung, via social: «Ancora una volta il Comitato dei Nobel ha messo la politica avanti alla pace», ha scritto, attaccando senza mezzi termini la storica istituzione norvegese.

E pazienza se in queste ore Kristian Berg Harpviken, direttore dell’Istituto del Nobel e segretario ufficiale della commissione che assegna il premio lo ha ribadito (anche al nostro giornale) fino allo sfinimento: non solo il comitato è indipendente, ma da statuto prende in consider…

Com’era prevedibile, la Casa Bianca – che solo ieri aveva pubblicato sul suo account ufficiale una foto di Trump con sovrapposta la frase “Presidente di Pace” - non ha preso bene la mancata assegnazione del premio Nobel a The Donald. E pazienza se la vincitrice annunciata stamattina, la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, sia dalla stessa parte di Trump: entrambe fieri oppositori di Nicolas Maduro. Il malumore è emerso chiaramente già di buon mattino, espresso deuno dei portavoce di Pennsylvania Avenue, Steven Cheung, via social: «Ancora una volta il Comitato dei Nobel ha messo la politica avanti alla pace», ha scritto, attaccando senza mezzi termini la storica istituzione norvegese.

E pazienza se in queste ore Kristian Berg Harpviken, direttore dell’Istituto del Nobel e segretario ufficiale della commissione che assegna il premio lo ha ribadito (anche al nostro giornale) fino allo sfinimento: non solo il comitato è indipendente, ma da statuto prende in considerazione solo candidature per azioni compiute prima al 31 gennaio dell’anno in corso, termine ultimo per presentarle. Lasciando intendere che la pur storica stretta di mano fra Hamas e Israele è arrivata troppo tardi e, semmai, sarà presa in considerazione in futuro.

Incurante delle regole, il fedelissimo del presidente ha comunque tuonato via social: «Trump continuerà a stringere accordi di pace, porre fine a guerre e salvare vite umane. Ha un cuore umanitario e non ci sarà mai nessuno in grado quanto lui di spostare montagne con la sola forza di volontà». Forse indispettito dalla formula usata per spiegare il perché della scelta di Machado: «Il premio è da sempre assegnato a coraggiosi difensori della libertà che si ribellano e resistono alle leadership autoritarie».

The Donald, per ora tace e forse non ha ancora deciso come incanalare la sua delusione. Solo ieri, poche ore prima dell’annuncio, aveva messo le mani avanti sui social: «Ho fermato otto guerre, non era mai successo prima, ma a Oslo faranno quel che faranno. Qualunque cosa sia, va bene. Io so questo: non l'ho fatto per vincere, l'ho fatto perché così ho salvato molte vite».Questo non vuol dire che non stia già autopromuovendo il suo ruolo: all’alba, ha infatti pubblicato sul suo account Truth tre video in cui i suoi sostenitori celebravano l'accordo con Gaza.

Della mancata vittoria di Trump e sulle azioni di lobby per influenzare le decisioni, ha parlato brevemente Jørgen Watne Frydnes, presidente del Comitato dei Nobel, pur senza mai nominare mai l’americano: «Nella lunga storia del Premio, questo comitato ha assistito a ogni tipo di campagna e attenzione mediatica. Riceviamo migliaia di lettere ogni anno da persone che vogliono esprimere ciò che per loro è la via che porta alla pace. Il comitato si riunisce in una stanza dove ci sono i ritratti di tutti i vincitori, e in quella stanza si respira coraggio e integrità. Basiamo la nostra decisione esclusivamente sul lavoro e sulla volontà di Alfred Nobel». Una risposta che non è piaciuta al tabloid conservatore New York Post: che ha appena pubblicato un articolo dove lo attacca online intitolato «Il capo del Nobel prova a giustificare perché non ha onorato Trump». Al suo interno scrivono: «Invece di prendersela con la tempistica, Frydnes ha fatto intendere che il presidente americano non è all’altezza». Insomma, due duri attacchi in poche ore. E la giornata, in America, è appena incominciata.

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