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Due scrittori tra i 250 detenuti da rilasciare, ma non c’è Barghouti

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Nasser Abu Srour è uno degli ergastolani palestinesi che Israele libererà secondo quanto previsto dal piano di Donald Trump per il cessate il fuoco a Gaza
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GERUSALEMME – Ho scritto perché, in questi tempi di magra, limitarsi a leggere è diventato un atto di codardia. Caro lettore, ti auguro una lettura scomoda». Così scriveva nel 2023 Nasser Abu Srour da una delle celle israeliane in cui, lui palestinese di Betlemme, stava scontando l’ergastolo con l’accusa di aver contribuito alla morte di un ufficiale dell’intelligence israeliana nel 1993. Accusa di cui si è sempre dichiarato innocente. Quelle parole sono diventate fogli, quei fogli sono diventati un libro, “Il racconto di un muro”, portato fuori pagina dopo pagina dalla prigione e poi pubblicato prima in arabo, a Beirut. E poi in moltissimi Paesi, fra cui l’Italia, dove è uscito lo scorso anno per Feltrinelli: è la cronaca delle conversazioni fra l’autore e il muro, unico spazio di libertà consentito in cella.

Nei prossimi giorni, dopo trent’anni, anche lui uscirà: Nasser Abu Srour è uno dei 250 ergastolani palestinesi che Israele libererà secondo quanto previsto dal piano di Donald T…

GERUSALEMME – Ho scritto perché, in questi tempi di magra, limitarsi a leggere è diventato un atto di codardia. Caro lettore, ti auguro una lettura scomoda». Così scriveva nel 2023 Nasser Abu Srour da una delle celle israeliane in cui, lui palestinese di Betlemme, stava scontando l’ergastolo con l’accusa di aver contribuito alla morte di un ufficiale dell’intelligence israeliana nel 1993. Accusa di cui si è sempre dichiarato innocente. Quelle parole sono diventate fogli, quei fogli sono diventati un libro, “Il racconto di un muro”, portato fuori pagina dopo pagina dalla prigione e poi pubblicato prima in arabo, a Beirut. E poi in moltissimi Paesi, fra cui l’Italia, dove è uscito lo scorso anno per Feltrinelli: è la cronaca delle conversazioni fra l’autore e il muro, unico spazio di libertà consentito in cella.

Nei prossimi giorni, dopo trent’anni, anche lui uscirà: Nasser Abu Srour è uno dei 250 ergastolani palestinesi che Israele libererà secondo quanto previsto dal piano di Donald Trump per il cessate il fuoco a Gaza. Insieme a lui, lascerà la prigione anche Bassem Khandaqji, autore di “Una maschera color del cielo”, storia di un arabo che si finge ebreo, vincitore dell’International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento per la letteratura araba, pubblicato in Italia da E/O. Anche lui è stato arrestato nel 1993 e sta scontando un ergastolo con l’accusa di aver partecipato all’attentato che, nel 2004, ha ucciso tre persone al Carmel market di Tel Aviv. Sentenza arrivata dopo un processo criticato dal Consiglio Onu dei Diritti umani.

I due nomi sono inclusi nella lista che le autorità israeliane ieri hanno presentato alle famiglie delle vittime perché potessero fare appello. Un meccanismo previsto dalla legge, ma che non ha mai avuto successo nei precedenti casi di scambi ostaggi/prigionieri. E anche stavolta è andata così: gli ergastolani saranno liberati – insieme a 1700 civili arrestati a Gaza negli ultimi due anni – fra martedì e mercoledì, quando saranno tornati a casa i 48 ostaggi ancora nella Striscia.

Ieri le liste hanno subito modifiche fino all’ultimo: confermato il “no” a Marwan Barghouti e ad altre figure simbolo (Ibrahim Hamed e Hassan Salameh e Ahmad Sa’adat), Israele ha tolto i nomi di undici detenuti considerati troppo a rischio, per rimpiazzarli con quelli di altrettanti «meno pericolosi» secondo i servizi segreti. Ma non ha toccato Abu Srour e Khandaqji, che sono ormai due delle voci principali della letteratura palestinese, in grado di avvicinare con le loro parole migliaia di lettori a una questione – il conflitto che da decenni divide questa parte di mondo – per niente semplice da comprendere.

«I loro testi sono importanti perché ci portano una voce palestinese che manca nel nostro immaginario collettivo, quella dei molti democratici che in Occidente non vengono presi sul serio», spiega Elisabetta Bartuli, la maggiore esperta di letteratura araba in Italia, che ha tradotto il libro di Abu Srour. «Ho presentato Il racconto in una quindicina di città diverse e ogni volta i libri sono finiti. Credo che il sentimento prevalente sia lo stupore per la possibilità di vedere un mondo di cui sappiamo poco o nulla».

Il destino dei 250 ergastolani che usciranno non è ancora chiaro: è probabile che finiranno in Qatar, Turchia o Egitto - Paesi garanti del piano Trump. Ma se si vuole pensare a un futuro per questa regione che non sia fatto solo di violenza è necessario che (anche) le loro voci siano ascoltate. In una della pagine più belle del suo libro, nel blindato che lo trasporta, Abu Srour promette a se stesso: «Non avrei odiato il mio carceriere perché l’odio è soltanto uno spreco di energia, un altro catenaccio ancora». Se per lui e per tanti altri detenuti sia stato possibile mantenere quella promessa lo capiremo, forse, nei prossimi giorni.

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