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Hamas, i miliziani sono usciti dai tunnel e controllano le strade. “Non rinunceremo alle armi”

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Sono stati avvistati all’ingresso dei campi di Nuseirat e al-Maghazi. “Sono armati e a volto coperto, dicono di essere la polizia”. Secondo la Bbc sono almeno 7.000 i mobilitati da Hamas per “ripulire Gaza dai fuorilegge e dai collaboratori di Israele”
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GERUSALEMME – Hamas è uscito dai tunnel. «Siamo i poliziotti di Gaza», dicono gli individui col volto coperto e giubbotto antiproiettili che, dopo l’annuncio della tregua, sono ricomparsi nelle strade più trafficate, all’ingresso dei campi profughi di Nuseirat e al Maghazi. I più indossano il passamontagna, alcuni nascondono la propria identità dietro una mascherina. Sono armati di fucile ma non hanno l’uniforme. I poliziotti di Gaza: tutti i gazawi sanno cosa significa questa espressione.

I miliziani non hanno perso tempo. Si sono messi al lavoro per presidiare i quartieri abbandonati dai soldati di Israele. Due diverse fonti palestinesi a Repubblica raccontano di avvistamenti di «poliziotti di Gaza», in particolare nelle aree centrali: a Nuseirat e al-Maghazi, come detto, anche a Khan Younis e Gaza City. Per ora la presenza nelle strade è più simbolica che effettiva, anche se dei gruppi giravano in divisa militare a bordo di pick-up, ma è comunque un segnale alla popolazione: Hamas …

GERUSALEMME – Hamas è uscito dai tunnel. «Siamo i poliziotti di Gaza», dicono gli individui col volto coperto e giubbotto antiproiettili che, dopo l’annuncio della tregua, sono ricomparsi nelle strade più trafficate, all’ingresso dei campi profughi di Nuseirat e al Maghazi. I più indossano il passamontagna, alcuni nascondono la propria identità dietro una mascherina. Sono armati di fucile ma non hanno l’uniforme. I poliziotti di Gaza: tutti i gazawi sanno cosa significa questa espressione.

I miliziani non hanno perso tempo. Si sono messi al lavoro per presidiare i quartieri abbandonati dai soldati di Israele. Due diverse fonti palestinesi a Repubblica raccontano di avvistamenti di «poliziotti di Gaza», in particolare nelle aree centrali: a Nuseirat e al-Maghazi, come detto, anche a Khan Younis e Gaza City. Per ora la presenza nelle strade è più simbolica che effettiva, anche se dei gruppi giravano in divisa militare a bordo di pick-up, ma è comunque un segnale alla popolazione: Hamas è vivo e non ha intenzione di lasciare la Striscia.

Secondo la Bbc sono almeno 7.000 i componenti delle forze di sicurezza del movimento islamista che sono stati mobilitati tramite convocazioni, passaparola, chiamate e messaggi sul cellulare, con l’obiettivo di «ripulire Gaza dai fuorilegge e dai collaboratori di Israele».

Sui canali Telegram a loro vicini, già dalle prime ore dopo il cessate il fuoco sono stati pubblicati avvisi del lancio di una «campagna» volta a punire «chiunque abbia saccheggiato i cittadini o organizzato check-point illegali», con l’appello a tutti i «collaboratori degli occupanti» a consegnarsi e a mollare le armi entro un paio di giorni. Il riferimento è in particolare ai beduini della banda di Abu Shabab, che nell’ultimo anno, nei quartieri orientali di Rafah sotto il controllo delle truppe israeliane sono stati visti scortare indisturbati i camion degli aiuti umanitari in entrata dal valico di Kerem Shalom. Circolano voci di sparatorie tra i miliziani e le bande, soprattutto nel nord, e di una resa dei conti già iniziata con la parte della popolazione che non li vuole, ma non è stato possibile verificare i fatti tramite fonti indipendenti.

È però assai evidente che Hamas, responsabile del pogrom del 7 Ottobre, non è intenzionato a smilitarizzare. «Il nostro disarmo è fuori discussione», dichiara all’Afp un alto funzionario. «La proposta di consegna delle armi non è negoziabile». Il funzionario parla in anonimato, ma il tono è lo stesso di dichiarazioni di altri dirigenti del movimento. «Parlare di espellere i palestinesi dalla Striscia di Gaza, che siano membri di Hamas o meno, è assurdo e insensato», sostiene, da Doha, Husam Badran, l’ex capo militare delle brigate Qassam nel nord della Cisgiordania e oggi componente dell’ala politica che ha anche indicato che Hamas non parteciperà alla cerimonia della firma ufficiale dell’accordo a Sharm el Sheikh.

Due delle condizioni poste dal Piano Trump per passare dalla fase uno dell’accordo (cessate il fuoco, scambio ostaggi-detenuti, parziale ritiro delle Idf) alla fase due (smilitarizzazione della Striscia, creazione di un governo transitorio, esilio dei capi di Hamas) vengono già escluse, a giudicare da queste affermazioni. «Speriamo di non tornare alla guerra», dice Badran. «Ma il nostro popolo palestinese e la forza di resistenza affronteranno e useranno tutte le loro capacità per respingere l’aggressione se questa battaglia verrà imposta».

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