Gaza, cadaveri e macerie: “Migliaia di dispersi nella città devastata”
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – La mattina dopo la grande esplosione, ai piloti americani Hiroshima apparve piatta, quasi levigata, come se un’enorme mano avesse premuto dall’alto. «Nessuna ombra verticale restava, tranne quella di poche costruzioni di cemento», scriveva il reporter americano John Hersey, che aveva raccolto i dispacci inviati dagli equipaggi dei aerei di ricognizione.
La mattina dopo la tregua, anche Gaza City appare piatta, priva di ombre verticali, schiacciata dall’enorme mano dell’esercito di Israele. Le immagini ravvicinate girate dal drone dell’Associated Press in sorvolo sul quartiere sud di Tel al-Hawa, tra mozziconi di case e intelaiature che assomigliano a ossa spezzate, pilastri senza più solai da reggere, muri senza più tetti da sostenere, strade che non sono più strade ma sentieri di sabbia tra le rovine, restituiscono la catastrofe che è stata la guerra a Gaza e i due anni di bombardamenti che l’hanno ridotta un cratere senza bordi, con il 90-95 per cento degli edifici dis…
GERUSALEMME – La mattina dopo la grande esplosione, ai piloti americani Hiroshima apparve piatta, quasi levigata, come se un’enorme mano avesse premuto dall’alto. «Nessuna ombra verticale restava, tranne quella di poche costruzioni di cemento», scriveva il reporter americano John Hersey, che aveva raccolto i dispacci inviati dagli equipaggi dei aerei di ricognizione.
La mattina dopo la tregua, anche Gaza City appare piatta, priva di ombre verticali, schiacciata dall’enorme mano dell’esercito di Israele. Le immagini ravvicinate girate dal drone dell’Associated Press in sorvolo sul quartiere sud di Tel al-Hawa, tra mozziconi di case e intelaiature che assomigliano a ossa spezzate, pilastri senza più solai da reggere, muri senza più tetti da sostenere, strade che non sono più strade ma sentieri di sabbia tra le rovine, restituiscono la catastrofe che è stata la guerra a Gaza e i due anni di bombardamenti che l’hanno ridotta un cratere senza bordi, con il 90-95 per cento degli edifici distrutti o danneggiati. La tomba di quasi 70 mila persone. Il luogo dove scavare per recuperare almeno 9.600 dispersi.
La città non sembra più una città. Era la più popolata della Striscia, i sopravvissuti tornano dal sud ma non la riconoscono. Non trovano le proprie abitazioni, si perdono tra quartieri dove sono nati, una volta familiari, ora sfigurati. Trecentomila sono gli sfollati che sono già rientrati, camminando per chilometri sulle due arterie che collegano il nord e il sud, la costiera Rashid e la più interna Salah al-Din, entrambe tagliate dal corridoio Netzarim abbandonato dalle truppe israeliane che sono arretrate ma rimangono nel 53 per cento del territorio. Prima del 7 Ottobre Gaza City contava 700 mila abitanti, diventati 1,2 milioni durante le prime fasi del conflitto, perché ai residenti si era aggiunto chi scappava dai villaggi del nord battuti dai missili.
I vivi vanno a cercare i morti, perché i morti devono essere seppelliti. In fosse comuni, se non è possibile accertarne l’identità. Adesso che la zona non è più militarizzata e i cannoni tacciono, gli edifici sbriciolati compongono un tappeto urbano di macerie, spazzatura e ordigni inesplosi, che può essere sondato e scavato. La Difesa civile palestinese, come si chiama la protezione civile a Gaza, solo ieri ha estratto 150 cadaveri dai detriti. Molti altri, nei prossimi giorni, ne troveranno.
Il ministero della Salute di Gaza, certamente controllato da Hamas come tutto quello che era amministrazione pubblica nella Striscia, ma le cui statistiche sono state ritenute affidabili da diversi osservatori indipendenti e vengono usate dalle Nazioni Unite, pochi giorni fa indicava in 6 mila i dispersi negli attacchi israeliani denunciati dalle famiglie palestinesi. «Ma sono sicuramente di più, perché alcuni nuclei sono stati spazzati via interamente dai raid», dice a Pbs News Zaher al-Wahidi, il ministro incaricato di tenere il conto. Ai 6 mila, le autorità locali aggiungono altri 3.600 persone che mancano all’appello e che non si sa che fine abbiano fatto.
I numeri non sono esatti, non lo possono essere in queste condizioni, è però possibile che il bilancio, alla fine, sarà più alto. Il Comitato internazionale della Croce rossa ha una sua lista dei dispersi: conta circa 7.000 mila nomi e non include nemmeno coloro ritenuti sotto le macerie. Il day after è cominciato in un paesaggio desolato e lunare. La Striscia di Gaza è la grande cicatrice sulla mappa del Medio Oriente.