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Mai vista una distruzione così dalla Seconda guerra mondiale: al via vertice su ricostruzione a Gaza

(afp)

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A Wilton Park, nel Sussex, la conferenza con una coalizione di rappresentanti del mondo imprenditoriale, della società civile e dei governi, tra cui Germania, Italia, Arabia Saudita, Giordania e l’Autorità Palestinese
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LONDRA - La distruzione della Striscia di Gaza è su una scala mai vista dalla Seconda guerra mondiale. I dati più recenti delle Nazioni Unite, ricavati da immagini satellitari tra il 22 e il 23 settembre, mostrano che circa l’83 per cento di tutte le strutture di Gaza City è danneggiato, inclusi circa 17.734 edifici completamente distrutti. Situazioni simile a Khan Yunis, nel sud. Interi quartieri sono stati rasi al suolo mentre l’esercito israeliano intensificava l’offensiva nelle ultime settimane. In tutta Gaza, un terzo in più di edifici è stato distrutto rispetto a un mese prima.

Ieri a Wilton Park, nell’inglese Sussex, è iniziato il primo vertice per la ricostruzione di Gaza, a cui hanno partecipato, oltre al Regno Unito, una coalizione di rappresentanti del mondo imprenditoriale, della società civile e dei governi, per avviare fondamentali attività di pianificazione e coordinamento per la Striscia del dopoguerra. Alla conferenza partecipano anche numerosi partner internazio…

LONDRA - La distruzione della Striscia di Gaza è su una scala mai vista dalla Seconda guerra mondiale. I dati più recenti delle Nazioni Unite, ricavati da immagini satellitari tra il 22 e il 23 settembre, mostrano che circa l’83 per cento di tutte le strutture di Gaza City è danneggiato, inclusi circa 17.734 edifici completamente distrutti. Situazioni simile a Khan Yunis, nel sud. Interi quartieri sono stati rasi al suolo mentre l’esercito israeliano intensificava l’offensiva nelle ultime settimane. In tutta Gaza, un terzo in più di edifici è stato distrutto rispetto a un mese prima.

Ieri a Wilton Park, nell’inglese Sussex, è iniziato il primo vertice per la ricostruzione di Gaza, a cui hanno partecipato, oltre al Regno Unito, una coalizione di rappresentanti del mondo imprenditoriale, della società civile e dei governi, per avviare fondamentali attività di pianificazione e coordinamento per la Striscia del dopoguerra. Alla conferenza partecipano anche numerosi partner internazionali, tra cui Germania, Italia, Arabia Saudita, Giordania e l’Autorità Palestinese, oltre al settore privato e ad istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e la Banca Mondiale. Le discussioni riguarderanno anche gli sforzi a sostegno del programma di trasformazione e riforma dell’Autorità Palestinese, per garantire che possa sostenere la ripresa di Gaza, con assoluta esclusione di qualsiasi ruolo per Hamas nella futura governance.

Il vertice iniziato ieri però non è stato organizzato in fretta e furia dopo il primo accordo tra Israele e Hamas finalizzato da Trump durante lo scorso weekend. Gli inviti erano partiti la scorsa estate, e di certo c’è stato un gran senso del tempismo, visto che Londra si è subito intestata l’etichetta di "centro del mondo" per la ricostruzione e il futuro di Gaza. Anche perché il primo ministro Keir Starmer sta organizzando un vertice vero e proprio con questo obiettivo e con la partecipazione dei massimi leader mondiali, poiché quello di Wilton Park è un summit prettamente tecnico, dal quale gli addetti ai lavori non si aspettano grandi annunci. Ma di certo preparerà il terreno, e coordinerà gli sforzi, per il futuro e per incontri più decisivi.

Donald Trump aveva inizialmente immaginato un radicale piano di riqualificazione in stile “riviera” dei 40 chilometri di costa della Striscia, per trasformare Gaza in un paradiso di hotel di lusso e resort, con la popolazione pagata per lasciare il territorio e vivere altrove. Ora, abbandonati quei propositi, c’è in ballo un piano meno estremo, sostenuto dall’ex primo ministro britannico Tony Blair che dovrebbe far parte di un “board” internazionale volto alla ricostruzione di Gaza per i suoi stessi cittadini.

I dettagli restano vaghi e circolano diversi progetti. Ma un anonimo imprenditore nato a Gaza e vicino a Blair ha rivelato al Times che il piano includerà una grande rete di edifici residenziali sul lato occidentale della Striscia, lungo la costa, con un nuovo porto. A est, invece, lungo il confine con Israele, ci sarebbero tre zone di sviluppo economico e aree agricole. Insomma, Gaza non somiglierà minimamente a quella pre 7 ottobre 2023.

Secondo Andreas Krieg, professore presso la School of Security Studies del King’s College di Londra e membro dell’Institute of Middle Eastern Studies, la ricostruzione sarà senza precedenti nella storia recente. Certo, ci sono esempi come Sarajevo, assediata e bombardata durante le guerre jugoslave, Grozny, distrutta dagli attacchi russi in Cecenia, e Mosul, devastata dallo Stato Islamico in Iraq. “Ma”, come ha sottolineato Krieg al Times, "qui è totalmente diverso. Nei casi passati, si trattava di una singola città. Stavolta è un territorio quattro volte tanto”.

Inoltre, ha aggiunto Krieg, due milioni di persone vivono tra le macerie, molte delle quali hanno bisogno di rifugi temporanei, scuole e ospedali, anche perché i Paesi confinanti non vogliono accoglierli. I cittadini di Gaza hanno bisogno che i lavori inizino subito, ma i progressi saranno lenti finché ci saranno terroristi di Hamas armati nei tunnel e tra i civili. Sarà dunque necessaria una forza di pace per garantire la sicurezza prima che arrivino fondi e attrezzature in quantità consistenti per la ricostruzione.

L’Onu stima che a Gaza ci siano 54 milioni di tonnellate di macerie da rimuovere e riciclare il più possibile - il calcestruzzo sarà frantumato e usato come base per strade e parcheggi. Per fare un paragone, la distruzione di Mosul in Iraq aveva lasciato 8 milioni di tonnellate. Senza contare che le macerie degli edifici della Striscia contengono ordigni inesplosi e munizioni attive. Insomma, servirà prima una enorme bonifica completa. Come ricorda il quotidiano britannico, gli esperti artificieri dell’UN Mine Action Service si sono occupati della bonifica a Mosul, ma l’entità della sfida a Gaza è tale che probabilmente interverranno anche imprese private come la britannica Brimstone, specializzata in sminamento e ricognizione con droni e radar a penetrazione del suolo. Gli stessi tunnel scavati nel sottosuolo costituiscono una minaccia anche per la stabilità delle nuove costruzioni.

Successivamente, dopo la rimozione delle macerie, in ogni distretto della Striscia verranno liberate aree per negozi, scuole e ospedali provvisori, costruiti rapidamente con edifici modulari moderni e prefabbricati di nuova generazione. Saranno allestiti campi temporanei per consentire alle persone di vivere vicino alle loro vecchie case, invece che nei grandi campi profughi nel centro e nel sud di Gaza dove risiede la maggior parte degli sfollati.

Secondo la Banca Mondiale, servono almeno 50 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza. Un rapporto congiunto Irdna (Gaza and West Bank Interim Rapid Damage and Needs Assessment) pubblicato da Banca Mondiale, Ue e Onu lo scorso febbraio descrive uno scenario ancora peggiore: costi stimati di almeno 53 miliardi di dollari, con punte fino a 70 miliardi, di cui 20 miliardi nei primi tre anni. Secondo il rapporto, che valuta la situazione tra ottobre 2023 e gennaio 2025, i danni fisici ammontano a circa 29,9 miliardi di dollari, con perdite economiche e sociali di 19,1 miliardi.

Per quanto riguarda le imprese, paradossalmente l’impero edilizio saudita della famiglia Bin Laden potrebbe essere un attore di primo piano, secondo il quotidiano britannico. La Saudi Binladin Group è infatti una delle maggiori imprese di costruzione della regione, con oltre 100mila dipendenti. Anche il Qatar dovrebbe investire pesantemente, con fondi statali e privati. Mentre investitori emiratini potrebbero invece affidarsi a partner egiziani. Il presidente turco Erdogan invece, desideroso di rafforzare la propria influenza nella regione, cercherà di assicurare un ruolo importante ai costruttori turchi, come già accaduto per la ricostruzione di Sarajevo. Dagli Stati Uniti, imprese come Kbr e Bechtel potrebbero ottenere grandi appalti, come in Iraq, insieme alle britanniche Balfour Beatty e Laing O’Rourke. Di certo, un enorme rischio sarà la corruzione, con il pericolo che gli aiuti internazionali finiscano nelle mani di terroristi e criminali invece che nella costruzione di case e ospedali.

Secondo l’Oms, la ricostruzione del sistema sanitario di Gaza costerà oltre 7 miliardi di dollari. L’esercito israeliano ha effettuato 778 attacchi a strutture sanitarie, danneggiando 34 ospedali, 91 centri medici e 210 ambulanze. Più della metà degli ospedali e dei centri sanitari primari è fuori servizio; oltre 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi. Anche per l’istruzione, come riporta l’agenzia di stampa turca Anadolu, serviranno 3,8 miliardi in cinque anni. Secondo l’Unesco, il 97% delle scuole della Striscia ha subito danni; 518 su 564 necessitano di ricostruzione totale o riabilitazione. Dall’inizio dell’offensiva di Israele, 17.237 studenti, 1.271 universitari e 967 insegnanti sono stati uccisi, secondo il computo delle autorità di Gaza sinora controllata da Hamas.

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