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L’Aiea: “Cessate il fuoco in corso per riparare Zaporizhzhia”

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Fermati i combattimenti attorno alla centrale nucleare, che deve essere riallacciata urgentemente alla rete elettrica
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Tace l’artiglieria, niente missili e niente droni: da ieri mattina c’è un mini cessate il fuoco in Ucraina. È largo appena un chilometro e mezzo di raggio, giusto intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Ma per una volta viene persino rispettato, al contrario dei tentativi precedenti di «tregua energetica» o santificazione (mai riuscita) delle feste. Stavolta non se ne poteva fare a meno. In attesa che il summit di Budapest tra Putin e Trump riveli se la fine della guerra sia un’opzione reale o un bluff, bisognava salvare subito la centrale più grande d’Europa. Dal 23 settembre non è più connessa alla rete elettrica, erano i generatori diesel ad alimentare i sistemi di raffreddamento dei reattori e delle piscine: una modalità di emergenza da cui può scatenarsi un disastro atomico devastante.

Il mostro ferito non produce più energia, ma al contrario la consuma: bisogna tenere a freddo il suo cuore spento, i sei reattori e le piscine in cui è affogato il combustibile esausto. Il …

Tace l’artiglieria, niente missili e niente droni: da ieri mattina c’è un mini cessate il fuoco in Ucraina. È largo appena un chilometro e mezzo di raggio, giusto intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Ma per una volta viene persino rispettato, al contrario dei tentativi precedenti di «tregua energetica» o santificazione (mai riuscita) delle feste. Stavolta non se ne poteva fare a meno. In attesa che il summit di Budapest tra Putin e Trump riveli se la fine della guerra sia un’opzione reale o un bluff, bisognava salvare subito la centrale più grande d’Europa. Dal 23 settembre non è più connessa alla rete elettrica, erano i generatori diesel ad alimentare i sistemi di raffreddamento dei reattori e delle piscine: una modalità di emergenza da cui può scatenarsi un disastro atomico devastante.

Il mostro ferito non produce più energia, ma al contrario la consuma: bisogna tenere a freddo il suo cuore spento, i sei reattori e le piscine in cui è affogato il combustibile esausto. Il presidente Zelensky aveva lanciato l’allarme il 30 settembre in un videomessaggio: «È già una settimana, e non era mai successo, che la centrale è in emergenza. La situazione è critica: né i generatori né la centrale sono progettate per affrontarla». Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha tessuto la tela per convincere ucraini a russi a garantire la sicurezza per ripristinare la linea elettrica esterna. In condizioni operative servirebbe ad alimentare l’Ucraina, ora è indispensabile per i circuiti di raffreddamento normalmente alimentati dall’energia prodotta. «Le parti si sono impegnate con noi in modo costruttivo» per risolvere un’emergenza che «mette a dura prova la già precaria sicurezza nucleare del sito», scriveva l’Aiea nei giorni scorsi.

Missione compiuta: l’accordo è arrivato ed è scattato il mini cessate il fuoco, localizzato e in due fasi. Nella prima, quella attuale, russi e ucraini escludono dalla guerra un’area di un chilometro e mezzo di raggio intorno alla centrale per consentire le riparazioni alla linea da 750 kilovolt di Dnipro. La seconda fase servirà a riparare la linea di riserva da 330 kilovolt “Ferrosplavna-1” nel territorio controllato dall’Ucraina. I lavori dovevano partire la settimana scorsa, ma sono slittati per attendere garanzie di transito in sicurezza per le squadre sotto vigilanza dell’Aiea.

Insomma: quando si vuole si può, e speriamo sia di buon auspicio. Intorno alla centrale c’è un braccio di ferro durissimo per l’importanza strategica dell’infrastruttura energetica e per le implicazioni militari. Possederne il controllo significa avere in mano un santuario non inattaccabile, e sono infinite le accuse ai russi di averlo sfruttato per colpire la città di Nikopol sull’altra sponda del fiume. Anche il team Aiea nella centrale disse di avere udito fuoco di artiglieria proveniente da «molto vicino al perimetro del sito».

Con la potenza dei suoi 6 reattori, la centrale sarebbe anche un generatore di energia decisivo per chi potesse sfruttarlo, e gli ucraini accusano i russi di volerne ripristinare l’operatività nonostante la guerra in corso. Greenpeace Ucraina ha monitorato «la costruzione di oltre 200 km di nuove linee elettriche tra Melitopol e Mariupol» per alimentare con l’energia della centrale «la parte occupata delle regioni di Zaporizhzhia e Donetsk».

Ma l’Ucraina non ha alcuna intenzione di cederne il possesso, e lo aveva scritto proprio nel primo comma del Piano di pace in 10 punti di Zelensky: «Nessuno ha il diritto di ricattare il mondo con un disastro radioattivo. La Russia occupa temporaneamente la centrale; deve ritirarsi immediatamente, il sito deve essere trasferito al controllo dell’Aiea e al personale ucraino».

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