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Alaska, la lezione di storia di Putin e l’ira di Trump: il retroscena sull’incontro di Anchorage

Alaska, la lezione di storia di Putin e l’ira di Trump: il retroscena sull’incontro di Anchorage
(afp)

Il “Financial Times” rivela: il tycoon infuriato dietro lo schermo dei tappeti rossi. Così al vertice di Ferragosto è nato il riavvicinamento del tycoon a Kiev. Mentre il leader russo vuole diventare il nuovo Pietro il Grande

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Lo avevano immaginato in tanti. Che ad Anchorage, in Alaska, Vladimir Putin avesse fatto una delle sue “lezioni di storia” a Donald Trump. Ma quando gli era stata chiesta conferma in sessione plenaria al Forum del Club Valdai, il leader del Cremlino aveva tagliato corto: «Non è divertente». Ora si scopre che le congetture erano fondate e che, peggio, è stata proprio la digressione storica a stizzire il presidente statunitense e a far concludere il vertice anzitempo.

Il leader della Casa Bianca era arrivato in Alaska con i migliori propositi e lo aveva dimostrato con tappeto rosso, calorosi sorrisi e strette di mano. Ma, a porte chiuse, l’entusiasmo era presto svanito, come ha ricostruito il Financial Times grazie alle rilevazioni dietro anonimato di otto funzionari e diplomatici occidentali e ucraini informati sul colloquio.

Dai principi medievali ai cosacchi, la lezione di storia di Putin

Alla presenza di un paio di consiglieri, Putin non solo avrebbe respinto categoricamente ogni proposta di pace insistendo che porrà fine al conflitto soltanto quando l’Ucraina capitolerà e cederà altri territori nel Donbass, ma si è lanciato in una digressione storica citando i principi medievali Rjurik di Novgorod e Jaroslav il Saggio, nonché il capo cosacco del XVII secolo Bohdan Khmelnytsky, per sostenere la sua tesi che “Ucraina e Russia sono un’unica nazione”.

Trump, per tutta risposta, avrebbe alzato la voce più volte e, a un certo punto, avrebbe persino minacciato di andarsene finché non ha interrotto i colloqui e annullato il pranzo in programma per discutere di cooperazione economica con due delegazioni allargate.

Lo spavento di Zelensky e alleati

Davanti alla stampa, Trump aveva però elogiato una «giornata grandiosa e di successo in Alaska» tanto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader europei si erano precipitati alla Casa Bianca temendo che avessero siglato un accordo “su Kiev senza Kiev”.

Quando sono arrivati a Washington, con loro sollievo, hanno però appreso che, dietro le quinte, ad Anchorage, Putin aveva esasperato Trump fino al punto di convincerlo a sostenere gli sforzi europei per rafforzare le difese di Kiev e ampie garanzie di sicurezza per l’Ucraina a conflitto finito.

La svolta pro-Ucraina

Il vertice di Ferragosto in Alaska è stato l’inizio di quella che il Financial Times ha definito «una svolta degli Stati Uniti a vantaggio dell’Ucraina», la molla che ha spinto Trump a imporre ulteriori dazi del 25 per cento sulle importazioni indiane in risposta ai suoi acquisti di petrolio russo, a vendere agli alleati Nato armi da destinare all’Ucraina, a contribuire agli attacchi alle infrastrutture energetiche russe e infine a minacciare la vendita a Kiev dei missili a lungo raggio Tomahawk in grado di colpire Mosca.

Sì, Washington deve ancora approvare la vendita dei Tomahawk e sanzionare le esportazioni energetiche russe, ma soltanto perché vuole Trump vuole tenersi uno spazio di manovra come potenziale mediatore di pace in vista del vertice di Budapest.

Certo, come scrive il Financial Times, non c’è alcuna garanza che a Budapest il leader statunitense non verrà nuovamente irretito da Putin. «Con Trump è un continuo tira e molla», ha detto un alto funzionario europeo. «Gli parli, lo aiuti a capire che Putin è un problema, poi vai avanti e lui torna dalla parte di Putin. Quindi devi parlarne di nuovo».

Putin come Pietro il Grande

Quanto a Putin, sembrerebbe risoluto a non fare alcuna concessione finché crede di essere in vantaggio sul campo di battaglia. «Per lui non si tratta di soldi», ha detto un altra fonte Ue. «È in gioco la sua eredità: vuole passare alla storia come il miglior sovrano russo dai tempi di Pietro il Grande».

E proprio ieri, presso i Musei del Cremlino, è stata inaugurata una mostra sui 300 anni dalla morte del primo Zar. S’intitola: “L’ultimo trionfo di Pietro il Grande. L’eternità davanti a noi”. Quella che Putin sogna per sé.

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