GERUSALEMME – La tregua è armata ma regge. Nonostante anche ieri le bombe di Israele abbiano colpito la Striscia di Gaza — un attacco con l’artiglieria a Deir al-Balah che ha ucciso, tra gli altri, un bambino di 8 anni figlio di un producer che collabora con la televisione tedesca Zdf — e nonostante i soldati abbiano poi aperto il fuoco contro due gruppi di miliziani di Hamas (4 morti) che hanno oltrepassato la Linea Gialla, confine della zona tuttora occupata e militarizzata, presto segnato da cippi di cemento con bandiere gialle, le parti in conflitto ribadiscono che il cessate il fuoco è ripristinato. Che si va avanti. E che, dunque, il rischio escalation generato domenica dalle 153 tonnellate di esplosivo sganciate su Rafah in risposta a un assalto con rpg dei miliziani dove sono morti due soldati israeliani, è rientrato. Per ora.
Anche perché gli Stati Uniti, garanti della tenuta dell’intesa raggiunta a Sharm el-Sheikh e unico vero fattore che trattiene Netanyahu dal riprend…
GERUSALEMME – La tregua è armata ma regge. Nonostante anche ieri le bombe di Israele abbiano colpito la Striscia di Gaza — un attacco con l’artiglieria a Deir al-Balah che ha ucciso, tra gli altri, un bambino di 8 anni figlio di un producer che collabora con la televisione tedesca Zdf — e nonostante i soldati abbiano poi aperto il fuoco contro due gruppi di miliziani di Hamas (4 morti) che hanno oltrepassato la Linea Gialla, confine della zona tuttora occupata e militarizzata, presto segnato da cippi di cemento con bandiere gialle, le parti in conflitto ribadiscono che il cessate il fuoco è ripristinato. Che si va avanti. E che, dunque, il rischio escalation generato domenica dalle 153 tonnellate di esplosivo sganciate su Rafah in risposta a un assalto con rpg dei miliziani dove sono morti due soldati israeliani, è rientrato. Per ora.
Anche perché gli Stati Uniti, garanti della tenuta dell’intesa raggiunta a Sharm el-Sheikh e unico vero fattore che trattiene Netanyahu dal riprendere la guerra, non vogliono vedere passi indietro. «La tregua è ancora in vigore», assicura Donald Trump, che poi minaccia le brigate Qassam qualora decidessero di violare i termini del patto e rompessero il fragile equilibrio: «Saranno annientate». Nel frattempo, si muore: la Difesa civile palestinese conta 45 vittime tra domenica e lunedì. Una costante per Gaza.
In Israele sono arrivati i due inviati di Trump, quello ufficiale, Steve Witkoff, e quello ufficioso, Jared Kushner, il genero del tycoon. Hanno incontrato il premier israeliano per discutere sostanzialmente di tre cose: come puntellare la tregua, come proseguire il negoziato e portarlo alla fase due (la delegazione di Hamas è già in Egitto, degli incontri preliminari si sono già tenuti) e cosa sapere della visita del vicepresidente americano J.D.Vance, che atterra oggi a Tel Aviv.
«Con Vance parleremo delle sfide alla sicurezza che ci troviamo ad affrontare e delle opportunità diplomatiche che si presentano», anticipa Netanyahu. «Supereremo le sfide e coglieremo le opportunità». Ieri Netanyahu, alla Knesset per la riapertura della sessione autunnale del Parlamento dopo la pausa trimestrale estiva, ha escluso che ci saranno elezioni anticipate. «Il Paese andrà al voto nell’ottobre 2026». A chi in aula lo ha criticato per il fallimento della sicurezza il 7 ottobre e per come ha condotto il conflitto, ha replicato così: «Voi che mi avete chiesto di fermare la guerra, di arrendermi, di alzare le mani... Se avessi ceduto a queste richieste, la guerra sarebbe finita con una schiacciante vittoria di Hamas e dell’intero asse iraniano».
Secondo le indiscrezioni trapelate sulla stampa israeliana, Witkoff e Kushner hanno detto a Netanyahu che si aspettano che rispetti le condizioni del cessate il fuoco, «fatta eccezione per le azioni di autodifesa». Il parlamentare del Likud, Amit Halevi, critica duramente gli inviati statunitensi. «Stanno spingendo Israele alle porte dell’inferno«, questo è il significato di portare i qatarioti, i turchi e gli emiratini a Gaza nella forza internazionale di stabilizzazione». La stessa linea dei leader dell’opposizione, Yair Lapid e Benny Gantz.
Hamas e Israele si accusano a vicenda di violazioni quotidiane e gli inviati americani sostengono che Netanyahu abbia ragione a lamentarsi della lentezza della restituzione delle spoglie degli ostaggi ancora nella Striscia di Gaza. Ieri sera Hamas ha restituito alla Croce rossa internazionale il 13 esimo cadavere dei rapiti del 7 Ottobre, all’appello ne mancano ancora quindici.