NEW YORK – Siamo sulla strada di provare a fare un accordo. Se non ci riusciremo, un sacco di persone pagheranno un grande prezzo». Donald Trump ieri è tornato in modalità negoziale, dopo le pressioni dei giorni scorsi su Zelensky, proprio mentre i ministri degli Esteri americano e russo si sentivano per iniziare a preparare il terreno del vertice di Budapest tra i capi della Casa Bianca e del Cremlino. Il vice Vance però ha sottolineato che «la decisione finale sulla fornitura dei missili Tomahawk a Kiev non è stata ancora presa», lanciando un avvertimento a Mosca, affinché Putin non creda di aver già vinto come aveva fatto alla vigilia del bilaterale fallito a Anchorage.
La giornata è cominciata con la telefonata fra Rubio e Lavrov, che il portavoce del dipartimento di Stato, Tommy Pigott, ha descritto come l’occasione per discutere «i prossimi passi», dopo quella del 16 ottobre fra Donald e Vladimir. Il segretario «ha sottolineato l’importanza dei prossimi impegni come opportun…
NEW YORK – Siamo sulla strada di provare a fare un accordo. Se non ci riusciremo, un sacco di persone pagheranno un grande prezzo». Donald Trump ieri è tornato in modalità negoziale, dopo le pressioni dei giorni scorsi su Zelensky, proprio mentre i ministri degli Esteri americano e russo si sentivano per iniziare a preparare il terreno del vertice di Budapest tra i capi della Casa Bianca e del Cremlino. Il vice Vance però ha sottolineato che «la decisione finale sulla fornitura dei missili Tomahawk a Kiev non è stata ancora presa», lanciando un avvertimento a Mosca, affinché Putin non creda di aver già vinto come aveva fatto alla vigilia del bilaterale fallito a Anchorage.
La giornata è cominciata con la telefonata fra Rubio e Lavrov, che il portavoce del dipartimento di Stato, Tommy Pigott, ha descritto come l’occasione per discutere «i prossimi passi», dopo quella del 16 ottobre fra Donald e Vladimir. Il segretario «ha sottolineato l’importanza dei prossimi impegni come opportunità per Mosca e Washington di collaborare per promuovere una risoluzione duratura della guerra tra Russia e Ucraina, in linea con la visione del presidente Trump». Il vice ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha confermato il colloquio, chiarendo però che «non c’è assolutamente alcuna intesa. È tutto in fase di valutazione», incluso luogo e data dell’incontro tra i due capi della diplomazia. In altre parole il processo è appena iniziato e richiede quanto meno la costruzione di un quadro generale d’intesa, per evitare la ripetizione di Anchorage, mentre la Bulgaria ha garantito che consentirà a Putin di attraversare il suo spazio aereo per andare in Ungheria.
Il presidente ucraino Zelensky ha detto di voler partecipare: «Se sarò invitato a Budapest, se si tratterà di un incontro a tre, in cui il presidente Trump incontrerà Putin e me, allora in una forma o nell’altra ci troveremo d’accordo». In attesa della decisione finale sui Tomahawk, il leader di Kiev ha annunciato che si prepara a firmare un contratto con gli Usa per comprare 25 sistemi di difesa aerea Patriot: «Siamo vicini alla fine della guerra. Stiamo preparando una gamma completa di risposte, tra cui il potenziamento delle nostre capacità a lungo raggio».
Zelensky ha sentito anche il presidente francese Macron, che lo ha appoggiato: «Nel momento in cui discute il destino dell’Ucraina, gli ucraini dovrebbero essere al tavolo. E nel momento in cui discute l’impatto sulla sicurezza degli europei, gli europei dovrebbero essere al tavolo». Quindi ha aggiunto: «La pace che può esistere è una pace solida e duratura, che soddisfi i requisiti del diritto internazionale e crei le condizioni per la stabilità. Non esiste altra pace. Gli europei sono sempre stati chiari su questo». Intanto secondo media, i leader dei volenterosi avranno un colloquio venerdì proprio per coordinarsi prima del vertice di Budapest.
Ricevendo alla Casa Bianca il premier australiano Albanese, Trump ha detto che nella guerra «potrebbe ancora succedere di tutto. L’Ucraina potrebbe ancora vincere. Non credo ci riuscirà, ma può succedere». Quindi è tornato a criticare il capo del Cremlino per le stragi di civili. Un passo indietro rispetto all’incontro di venerdì con Zelensky, dove secondo il Financial Times lo aveva spinto a cedere «l’intero Donbass per non essere distrutto». Domenica sera il presidente ha corretto il tiro così: «Non ho mai parlato del Donbass con Putin. Credo si debba fermare il conflitto sulla linea attuale del fronte, dove la Russia controlla il 78% del territorio. Poi potranno negoziare qualcosa».