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Il “tiro alla fune” tra Putin e Trump: l’inviato russo Dmitriev negli Usa per rilanciare il dialogo

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L’obiettivo della visita è “denunciare i tentativi europei di ostacolare una soluzione diplomatica”. Mentre il Cremlino pesa ogni parola per non incrinare le relazioni
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La battuta d’arresto nelle relazioni con gli Stati Uniti la Russia l’aveva messa in conto. Quando una settimana fa i due leader Vladimir Putin e Donald Trump avevano annunciato che presto si sarebbero incontrati a Budapest, il quotidiano russo Moskovskij Komsomolets aveva scritto: «Nel gioco del tiro alla fune di Trump, la Russia è di nuovo in testa». Ma non aveva mancato di mettere le mani avanti e avvertire che, in vista dell’incontro in Ungheria, Trump sarebbe stato «trascinato nella direzione opposta da telefonate e visite dall’Europa. Poi – aveva concluso fiducioso – Putin lo riporterà di nuovo dalla nostra parte».

L’improvvisa cancellazione, o rinvio, del vertice in Ungheria e le sanzioni statunitensi contro Rosneft e Lukoil, nel calcolo russo, fanno dunque parte del gioco. Per questo le autorità russe non drammatizzano e non raccolgono le provocazioni del leader della Casa Bianca. Seguendo la linea dettata dallo stesso Putin che ha minimizzato l’impatto delle sanzioni varate da…

La battuta d’arresto nelle relazioni con gli Stati Uniti la Russia l’aveva messa in conto. Quando una settimana fa i due leader Vladimir Putin e Donald Trump avevano annunciato che presto si sarebbero incontrati a Budapest, il quotidiano russo Moskovskij Komsomolets aveva scritto: «Nel gioco del tiro alla fune di Trump, la Russia è di nuovo in testa». Ma non aveva mancato di mettere le mani avanti e avvertire che, in vista dell’incontro in Ungheria, Trump sarebbe stato «trascinato nella direzione opposta da telefonate e visite dall’Europa. Poi – aveva concluso fiducioso – Putin lo riporterà di nuovo dalla nostra parte».

L’improvvisa cancellazione, o rinvio, del vertice in Ungheria e le sanzioni statunitensi contro Rosneft e Lukoil, nel calcolo russo, fanno dunque parte del gioco. Per questo le autorità russe non drammatizzano e non raccolgono le provocazioni del leader della Casa Bianca. Seguendo la linea dettata dallo stesso Putin che ha minimizzato l’impatto delle sanzioni varate da Washington e invitato a coltivare il dialogo. Un dialogo «vitale per il mondo», ha scritto su “X” Kirill Dmitriev non appena è arrivato negli Stati Uniti per una visita «pianificata da tempo su invito da parte statunitense». Segno che non tutto è perduto.

L’inviato Dmitriev negli Stati Uniti

Cresciuto negli Usa, studi ad Harvard e Stanford, ex manager di Goldman Sachs oggi amministratore delegato del Fondo sovrano russo, Dmitriev ha contribuito a gettare le basi per il riavvicinamento di Trump alla Russia, incontrando l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e partecipando ai negoziati Usa-Russia in Arabia Saudita.

Lo scorso aprile, prima del vertice Putin-Trump in Alaska, era stato il funzionario russo di più alto rango a visitare gli Stati Uniti da quando Mosca ha lanciato l’offensiva contro l’Ucraina nel 2022. Tanto che Putin lo aveva nominato rappresentante speciale del Cremlino per la cooperazione economica con l’estero e lo aveva portato al suo seguito negli Usa ad agosto.

Dmitriev era stato così galvanizzato dalla prospettiva di un secondo summit in Ungheria da aver proposto a Elon Musk di costruire un “tunnel Putin-Trump” che collegasse Russia e Alaska. Il tunnel non si farà, ma l’incontro fra Trump e Putin sì, «ci sarà, probabilmente più avanti», ha detto Dmitriev alla Cnn, convinto che Russia e Stati Uniti siano «vicini a una soluzione diplomatica».

Kiev e Ue capro espiatorio

Il suo obiettivo dichiarato è «chiarire alla parte americana che è l'Ucraina a ostacolare i colloqui» e denunciare «i tentativi dei Paesi europei, compresa la Gran Bretagna, di far fallire ogni dialogo diretto» tra Putin e Trump. «Il potenziale di cooperazione economica con la Russia rimane, ma solo se i suoi interessi saranno trattati con rispetto», ha detto, aggiungendo: «Comunicheremo ai nostri colleghi americani che non possono diventare dei Biden, e non possono seguire gli approcci falsi, assolutamente scorretti e fallimentari di Biden e della sua amministrazione». Per dirla con Moskovskij Komsomolets, l’invito agli Stati Uniti sarà a non farsi trascinare nella direzione opposta a quella che spera Mosca.

Peskov sulle sanzioni: “Vedremo tra sei mesi”

Intanto il Cremlino continua a calibrare ogni commento perché la fragile e tesa “fune” delle relazioni con Washington non si spezzi, anche dopo che Trump ha risposto con parole ironiche a Putin che aveva ridimensionato l’impatto delle sanzioni contro i due giganti degli idrocarburi. «Ve lo saprò dire tra sei mesi», ha detto il tycoon.

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov non ha voluto commentare. Si è limitato a replicare: «Vedremo, a Dio piacendo, cosa accadrà tra sei mesi. Vediamo già cosa sta succedendo ora e vediamo cosa è accaduto un anno o due anni fa».

La Banca centrale abbassa i tassi al 16,5%

Sulle nuove sanzioni la governatrice della Banca di Russia Elvira Nabiullina, invece, non si è voluta sbilanciare. «È improbabile che qualcuno possa prevedere con precisione il loro impatto, ma le consideriamo un fattore esterno negativo. Molto dipenderà da come ci adatteremo. Sappiamo dai precedenti che ci è voluto tempo, ma l'adattamento c’è stato».

Ma, quasi a voler dimostrare che le nuove misure statunitensi per ora non cambiano i calcoli, Nabiullina e i vertici della Banca centrale hanno tagliato i tassi di interesse di mezzo punto percentuale portandoli dal 17% al 16,5% com’era atteso. L’economia russa, ha commentato la Banca di Russia in una nota, «continua a tornare a una crescita equilibrata».

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