Argentina, Milei si salva alle legislative: vittoria con più del 40%. Trump: “Successo schiacciante”
di Elena BassoOggi in Argentina il governo di ultradestra guidato da Javier Milei ha ottenuto un’importante e inattesa vittoria. Alle elezioni di mezzo mandato, con cui si rinnova metà della Camera dei Deputati e un terzo del Senato, la Libertad Avanza (il partito di Milei) si è imposto a livello nazionale ottenendo il 40,84% delle preferenze dei cittadini, contro il 24,50% di Fuerza Patria, la coalizione peronista (principale opposizione dell’attuale governo). Secondo i sondaggi divulgati nelle ultime settimane, il movimento peronista e il partito di ultradestra avrebbero dovuto ottenere pochi punti di differenza e Fuerza Patria avrebbe dovuto avere molti più voti. La prima a parlare dopo la chiusura dei seggi è stata Karina Milei, la sorella del presidente e figura chiave del governo, rivolgendosi agli elettori argentini: “Vorrei ringraziarvi. Sono state elezioni tranquille e pacifiche. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato. Siamo molto contenti”.
Il presidente Usa, Donald Trump, si è com…
Oggi in Argentina il governo di ultradestra guidato da Javier Milei ha ottenuto un’importante e inattesa vittoria. Alle elezioni di mezzo mandato, con cui si rinnova metà della Camera dei Deputati e un terzo del Senato, la Libertad Avanza (il partito di Milei) si è imposto a livello nazionale ottenendo il 40,84% delle preferenze dei cittadini, contro il 24,50% di Fuerza Patria, la coalizione peronista (principale opposizione dell’attuale governo). Secondo i sondaggi divulgati nelle ultime settimane, il movimento peronista e il partito di ultradestra avrebbero dovuto ottenere pochi punti di differenza e Fuerza Patria avrebbe dovuto avere molti più voti. La prima a parlare dopo la chiusura dei seggi è stata Karina Milei, la sorella del presidente e figura chiave del governo, rivolgendosi agli elettori argentini: “Vorrei ringraziarvi. Sono state elezioni tranquille e pacifiche. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato. Siamo molto contenti”.
Il presidente Usa, Donald Trump, si è complimentato con Milei: "Congratulazioni al presidente Javier Milei per la sua schiacciante vittoria in Argentina. Sta facendo un lavoro meraviglioso! La nostra fiducia in lui è stata giustificata dal popolo argentino".
Per queste elezioni c’è stata molta attesa perché è stata la prima occasione che i cittadini argentini hanno avuto, dall’inizio del mandato, per valutare l’operato del governo guidato da Milei. Nonostante nelle ultime settimane, ci siano stati una serie di incidenti durante gli eventi della campagna (risse fra i partecipanti, attacchi ai politici e ai giornalisti), la giornata elettorale in Argentina si è svolta senza problemi e l’affluenza è stata quasi del 68% (il voto in Argentina è obbligatorio). Queste elezioni influiranno soprattutto a livello economico nel Paese, con un prestito statunitense vincolato al risultato elettorale. Poco dopo aver votato, rispondendo alle domande dei giornalisti, il ministro dell’Economia argentino Luis Caputo, ha parlato proprio di questo aspetto: “Per quanto riguarda il programma economico, non cambia nulla. L'agenda rimarrà la stessa. Non ci saranno cambiamenti. Per noi domani è un giorno come un altro”. È della stessa opinione Guillermo Francos, Capo del gabinetto dei ministri argentini e figura molto vicina al presidente ultraliberista, che al momento del voto ha dichiarato: “State tranquilli per quello che accadrà al dollaro domani”, mentre per quanto riguarda un possibile cambio di gabinetto a cui Milei sembra intenzionato dopo le elezioni, ha detto che “se ci saranno dei cambiamenti, sicuramente il presidente prenderà le migliori decisioni”.
Javier Milei ha votato insieme a sua sorella Karina (finita al centro di uno scandalo di corruzione pochi mesi fa), senza rispondere alle domande dei giornalisti e circondato dai suoi sostenitori, accorsi a decine per sostenerlo. Mentre dalla sede di Fuerza Patria, la coalizione peronista, a parlare poco prima della divulgazione del risultato elettorale, è stato uno dei più noti politici del movimento, l’avvocato e dirigente sociale Juan Grabois che ha detto: “Questa elezione è stata difficilissima. Soprattutto perché il capo di questa campagna è stato Donald Trump. È una lotta impari”.
“Alle elezioni presidenziali del 2023, il partito di Milei non ha ottenuto molti seggi e ad oggi non ha la maggioranza in Parlamento – spiega Valeria Brusco, politologa e docente dell’Universidad nacional de Cordoba – Quindi queste elezioni sono importanti anche per questo aspetto, perché per il governo ora sarà più facile portare avanti le proprie manovre e decisioni politiche”. Fino ad oggi infatti il presidente argentino è riuscito a governare emanando continui decreti, scavalcando molto spesso il volere del Parlamento.
Javier Milei, l’ “anarchico-capitalista” ed economista ultraliberista, si è presentato come candidato presidenziale nel 2023, con una promessa: risanare l’economia del Paese che era stata – secondo lui – distrutta dalla “casta”, l’élite politica. Durante la campagna elettorale ha promesso di risanare l’economia con un durissimo programma di austerità e con ingenti tagli alla spesa pubblica. Oggi dall’inizio del suo mandato sono passati quasi due anni e in parte il governo di Milei ha fatto quanto promesso. Da una parte infatti il governo di Milei è riuscito ad abbassare l’inflazione, ormai da anni fuori controllo, ridando una certa stabilità ai mercati e attirando investimenti stranieri. Dall’altra parte però il sistema messo in piedi dal governo di Milei negli ultimi mesi mostra grossi cedimenti. Nonostante i tagli feroci (che hanno colpito soprattutto la classe lavoratrice, quella che più beneficiava degli aiuti governativi) il peso argentino si sta svalutando e il dollaro cresce. “Oggi in Argentina l’economia è paralizzata”, afferma Brusco. Per sostenere il valore del peso argentino, negli ultimi mesi il governo di ultradestra guidato da Javier Milei ha richiesto due grossi prestiti, il primo al Fondo Monetario Internazionale (FMI) da 20 miliardi di dollari e un secondo – della stessa somma – al presidente statunitense Trump che inizialmente ha accettato, per poi – pochi giorni dopo – vincolare l’avvio dell’aiuto finanziario al risultato di queste elezioni. “Se Milei dovesse perdere alle elezioni di domenica – ha affermato il presidente statunitense – non saremo così generosi con l’Argentina”.