Svolta sul Sahara occidentale: l’Onu vota a favore del piano del Marocco per l’autonomia
di Leonardo MartinelliTUNISI – Esulta il Marocco per la risoluzione votata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu sul Sahara Occidentale, che il paese maghrebino occupa per l’80% del territorio. Quel testo riconosce (ed è la prima volta per le Nazioni Unite) il piano di autonomia fissato da Rabat per l’ex colonia spagnola come “rifermento centrale nella soluzione del conflitto”, che ormai dura da mezzo secolo con i saharawi, la popolazione autoctona, e il loro movimento indipendentista, il Fronte Polisario. Insomma, si apre la porta verso il riconoscimento della sovranità marocchina.
Si tratta di sicuro di una vittoria diplomatica significativa, anche se non definitiva. Il testo è stato adottato con undici voti favorevoli, nessuno contrario e tre astensioni (Russia, Cina e Pakistan), mentre l’Algeria, storico sostegno alla causa dei sahrawi, si è astenuta. La risoluzione aveva il patrocinio degli americani (che l’hanno materialmente scritta) ed era attivamente sostenuta dalla Francia, che ha ormai scelto ape…
TUNISI – Esulta il Marocco per la risoluzione votata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu sul Sahara Occidentale, che il paese maghrebino occupa per l’80% del territorio. Quel testo riconosce (ed è la prima volta per le Nazioni Unite) il piano di autonomia fissato da Rabat per l’ex colonia spagnola come “rifermento centrale nella soluzione del conflitto”, che ormai dura da mezzo secolo con i saharawi, la popolazione autoctona, e il loro movimento indipendentista, il Fronte Polisario. Insomma, si apre la porta verso il riconoscimento della sovranità marocchina.
Si tratta di sicuro di una vittoria diplomatica significativa, anche se non definitiva. Il testo è stato adottato con undici voti favorevoli, nessuno contrario e tre astensioni (Russia, Cina e Pakistan), mentre l’Algeria, storico sostegno alla causa dei sahrawi, si è astenuta. La risoluzione aveva il patrocinio degli americani (che l’hanno materialmente scritta) ed era attivamente sostenuta dalla Francia, che ha ormai scelto apertamente il campo del Marocco.
Il re Muhammad VI ha qualificato come “cambiamento storico” il voto al Consiglio di sicurezza, in un discorso trasmesso venerdì sera alla tv, subito dopo il via libera alla risoluzione. “Stiamo aprendo un nuovo capitolo – ha detto – nel processo di consacrazione del carattere marocchino del Sahara, destinato ad archiviare definitivamente il dossier”. Il sovrano marocchino ha riservato una “menzione speciale” agli Usa e al suo presidente “i cui sforzi hanno permesso di aprire la strada verso una soluzione definitiva del conflitto”.
Dal 2020 diversi paesi avevano riconosciuto la centralità del piano di autonomia marocchina come base di una soluzione. A inaugurare la nuova tendenza era stato proprio Trump, alla fine del suo primo mandato. In seguito, si erano associati, fra gli altri, la Spagna, la Germania, la Francia e il Regno Unito. Finora l’Onu restava ancorato alla dottrina del diritto all’autodeterminazione, a sostegno delle rivendicazioni del Polisario.
Ma con l’ultima risoluzione le cose sono cambiate, perché punta a negoziati “che prendano come base” il piano marocchino, precisando che “un’autonomia autentica potrebbe rappresentare la soluzione più praticabile” per questa ex colonia spagnola, che Madrid aveva abbandonato nel 1976, nel crepuscolo del franchismo. Subito dopo i marocchini avevano invaso il territorio, ricco di fosfati e dalle acque oceaniche pescosissime. Territorio quasi desertico di 266mila km quadrati, il Sahara Occidentale ha oggi una popolazione di oltre 600mila abitanti. Attualmente il territorio è diviso da un “muro di difesa”, che lo attraversa dal nord al sud. Solo il 20% esterno è controllato dal Polisario. Circa 175mila rifugiati sahrawi vivono nella limitrofa città algerina di Tindouf.
Rabat propone un piano di autonomia sotto la sua sovranità, mentre il Polisario rivendica un referendum di autodeterminazione, previsto dal 1991, quando venne firmato un cessate il fuoco, ma da allora non si è mai andati alle urne. La soddisfazione a Rabat, comunque, non è totale. La versione iniziale della risoluzione era più favorevole agli interessi marocchini.
Washington ha dovuto stemperare nel testo i toni apertamente pro Rabat, vista la resistenza degli algerini e per evitare che la Russia e/o la Cina esercitassero il loro diritto di veto. Ad esempio, mentre nella prima versione si indicava che quella “è la soluzione più praticabile”, nel testo finale si è optato per il condizionale (“potrebbe rappresentare”). Poi, il riferimento al diritto all’autodeterminazione dei sahrawi è ridiventato più esplicito. Non solo: il mandato della Minurso, la Missione delle Nazioni Unite per l’organizzazione di un referendum nel Sahara Occidentale (Minurso), che scadeva il 31 ottobre, è stato rinnovato ancora per dodici mesi, come avviene ogni anno dal 1991, e non solo per tre mesi come Washington voleva.
Ma la vittoria del Marocco è inequivocabile. D’altra parte, Washington vuole utilizzare una possibile soluzione alla vertenza per calmare le acque tra Rabat e Algeri. Lo scorso 24 ottobre Steve Witkoff, inviato speciale del presidente degli Usa per il Medio Oriente, ha esplicitato la volontà di Trump ad arrivare “a un accordo di pace tra l’Algeria e il Marocco entro 60 giorni”. E,nonostante il sostegno di Algeri al Polisario, i loro interessi non coincidono sistematicamente. Recenti dichiarazioni del presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, fanno pensare che stia prendendo “le distanze dal Fronte. Forse l’Algeria vuole concludere un accordo con gli Usa e il Marocco, senza per forza prendere in considerazione il Sahara Occidentale”, ha sottolineato Hugh Lovatt, ricercatore nel circolo di riflessione European Council for Foreign Relations.