Occhio per occhio, drone per drone, blackout per blackout. Di fronte all’ondata di bombardamenti russi, l’Ucraina allarga le ritorsioni nella profondità del territorio di Mosca prendendo di mira per la prima volta obiettivi civili o comunque non direttamente militari. Un’escalation, che oltre agli impianti petroliferi vuole colpire la rete elettrica anche nei sobborghi della capitale per cercare di incrinare il consenso verso Putin. E “l’operazione buio” non viene affidata solo ai velivoli teleguidati ma pure ai sabotatori dei servizi segreti.
Gli 007 del generale Budanov hanno dimostrato di sapere intervenire ovunque in Russia, assassinando generali e infiltrando gruppi d’assalto per distruggere gli aerei strategici. Adesso hanno cambiato bersagli. La notte di giovedì hanno fatto saltare in tre punti l’oleodotto Kol’tsevoy che trasporta diesel, benzina e carburante avio nella regione di Mosca: ci sono state alte colonne di fuoco. Le tre condotte, che ogni anno trasferiscono dalle raf…
Occhio per occhio, drone per drone, blackout per blackout. Di fronte all’ondata di bombardamenti russi, l’Ucraina allarga le ritorsioni nella profondità del territorio di Mosca prendendo di mira per la prima volta obiettivi civili o comunque non direttamente militari. Un’escalation, che oltre agli impianti petroliferi vuole colpire la rete elettrica anche nei sobborghi della capitale per cercare di incrinare il consenso verso Putin. E “l’operazione buio” non viene affidata solo ai velivoli teleguidati ma pure ai sabotatori dei servizi segreti.
Gli 007 del generale Budanov hanno dimostrato di sapere intervenire ovunque in Russia, assassinando generali e infiltrando gruppi d’assalto per distruggere gli aerei strategici. Adesso hanno cambiato bersagli. La notte di giovedì hanno fatto saltare in tre punti l’oleodotto Kol’tsevoy che trasporta diesel, benzina e carburante avio nella regione di Mosca: ci sono state alte colonne di fuoco. Le tre condotte, che ogni anno trasferiscono dalle raffinerie oltre sei milioni di tonnellate di idrocarburi, sono state interrotte in aperta campagna. Non solo. Stanno incentivando azioni capillari per spargere il caos: incendiano le stazioni di distribuzione della corrente, provocando interruzioni locali. A Murmansk, nel remoto nord, sono stati manomessi i binari per far deragliare un treno che trasferiva combustibile.
Spesso gli agenti segreti filmano i colpi e diffondo i video sui social: non l’avevano mai fatto prima.
Anche missili e droni ucraini decollano nella notte diretti verso le centrali elettriche e gli snodi della rete. Sabato dopo il tramonto gli ordigni teleguidati hanno centrato cinque sottostazioni. A Zhukovsky, una delle città satellite a 50 chilometri dalla capitale, tutte le luci si sono spente. Lo stesso è accaduto a Vladimir, 200 chilometri a est di Mosca. A Orel, 160 chilometri dal confine, sono bruciati la centrale termoelettrica e il suo deposito di combustibile: in questo caso potrebbero essere stati impiegati i nuovi missili costruiti da Kiev. In fiamme pure la centrale di Stavrolen Zavod nell’interno della regione di Krasnodar. Anche nel Donbass annesso alla Russia cinque impianti chiave sono stati incendiati dai raid, provocando lunghi blackout. In pochi giorni sono quasi quindici le strutture elettriche centrate dai droni.
Lo scopo è chiaro: è la rappresaglia per la campagna russa che ha lasciato senza luce e senza corrente la parte occidentale dell’Ucraina, dove anche nella capitale l’energia viene razionata ed è disponibile solo in alcune fasce orarie. I servizi segreti Gru e il neonato comando droni di Kiev hanno intensificato pure gli attacchi contro le raffinerie e installazioni petrolifere.
Il mega-impianto di Saratov è stato bersagliato per la quarta volta: le griglie di protezione messe intorno alle torri di distillazione non hanno fermato gli ordigni. Danni pesanti nel porto di Tuapse, che nel Mar Nero rifornisce le petroliere della “flotta fantasma” che contrabbandano il greggio: due navi e il terminal petrolifero sono stati devastati. In dieci giorni almeno una dozzina di raffinerie è stata danneggiata, anche a mille chilometri dal confine. L’operazione ucraina ha un limite: i droni trasportano quantità limitate di esplosivo, in genere 50-100 chili. Causano incendi gravi ma infliggono danni riparabili. I missili made in Ukraine come i Flamingo hanno quasi mezza tonnellata di tritolo e finora sono stati scagliati solo a distanze inferiori a 400 chilometri. Degli Storm Shadow-Scalp franco-britannici sono rimasti pochi esemplari, destinati alle missioni contro comandi bunker e basi militari. Per questo Kiev ha chiesto i Tomahawk statunitensi, che portano una testata di 450 chili a duemila chilometri. Ma Trump ha ribadito il suo no e anche i vertici Nato – come ha scritto oggi Claudio Tito - temono che la consegna di questi ordigni possa spingere Putin a una rappresaglia con ordigni nucleari tattici.
L’arsenale del Cremlino invece non ha carenze e non risparmia munizioni: a ottobre sono stati scagliati contro l’Ucraina ben 270 missili a lungo raggio, il 46 per cento in più rispetto a settembre. Assieme a loro ci sono stati 5.298 droni Shahed-Geran, il sei percento in meno del mese precedente, che costituiscono comunque un potenziale distruttivo mostruoso. Non ci sono numeri sui velivoli senza pilota messi in campo da Kiev: si stima che siano almeno cinquanta a notte, in alcune giornate il doppio.
L’offensiva comincia a pesare sull’opinione pubblica russa. Le incursioni bloccano l’attività degli aeroporti: a Sochi domenica sera migliaia di passeggeri sono rimasti in attesa che i voli tornassero alla normalità. Ci sono problemi in diverse stazioni di servizio per la difficoltà di garantire i rifornimenti di benzina e un calo nelle esportazioni di carburante, che si somma all’effetto delle nuove sanzioni americane. Blogger e commentatori televisivi contestano sempre più apertamente l’inefficienza delle difese aeree: giovedì è stato fotografato un semovente con missili terra-aria schierato davanti alle mura del Cremlino. I russi faticano ad avvistare la partenza dei droni perché i radar sono progettati per individuare jet e missili balistici, non gli aeroplanini costruiti in vetroresina. Ed è quasi impossibile “blindare” la totalità del territorio. Da inizio ottobre c’è la corsa per creare nuovi reparti mobili della contraerea, imitando quelli ucraini: camion e pick up con mitragliere e missili portatili Igla. Le officine lavorano per rimettere in servizio i vecchi cingolati Shilka con cannoncini quadrinati, presenti a centinaia nei depositi. E’ stato ipotizzato di chiamare alle armi i riservisti per destinarli a questa missione.Finora i russi non riescono né a intercettarli, né a fermarne la produzione e i loro sciami adesso infastidiscono Putin. Che potrebbe replicare con iniziative ancora più devastanti nel tentativo finale di piegare la volontà di resistenza del popolo ucraino, in guerra da 45 terribili mesi.