A New York vince Mamdani, è il trionfo della Gen Z
di Gabriele RomagnoliHa vinto la Generazione Z, quella di Zohran. Ha danzato tutta la notte quella parte di New York che non ha incrociato sul suo cammino Obama, era troppo giovane per piangere alla prima vittoria di Trump nel 2016, non si è identificata in Biden o Harris e ha infine trovato il più improbabile degli alfieri: Mamdani, un musulmano di 34 anni che ha trascinato dall’1% del primo sondaggio alla maggioranza assoluta del voto di ieri. Sarà anche il gol della bandiera, ma stavolta perdono Cuomo, Musk, Trump, Bloomberg, i miliardari che hanno messo le fiches dal lato sbagliato della storia, i padri cinici, i nonni scettici.
Una decina di feste sparse nella città attendevano il risultato annunciato. A quella di Fort Greene, nel tempio massonico, c’erano un migliaio di persone tra ammessi e rimasti in coda lungo l’isolato. Nessuna speranza, soltanto una certezza. La proclama il senatore afroamericano socialista Jabari Brisport alle 9…
Ha vinto la Generazione Z, quella di Zohran. Ha danzato tutta la notte quella parte di New York che non ha incrociato sul suo cammino Obama, era troppo giovane per piangere alla prima vittoria di Trump nel 2016, non si è identificata in Biden o Harris e ha infine trovato il più improbabile degli alfieri: Mamdani, un musulmano di 34 anni che ha trascinato dall’1% del primo sondaggio alla maggioranza assoluta del voto di ieri. Sarà anche il gol della bandiera, ma stavolta perdono Cuomo, Musk, Trump, Bloomberg, i miliardari che hanno messo le fiches dal lato sbagliato della storia, i padri cinici, i nonni scettici.
Una decina di feste sparse nella città attendevano il risultato annunciato. A quella di Fort Greene, nel tempio massonico, c’erano un migliaio di persone tra ammessi e rimasti in coda lungo l’isolato. Nessuna speranza, soltanto una certezza. La proclama il senatore afroamericano socialista Jabari Brisport alle 9, appena chiusi i seggi, intonando il coro: “Io-credo-che abbiamo-vinto”. La ragazza che lo accompagna sul palco gli fa eco: “È la vittoria socialista”. Una parola (“socialista”) che, non solo a New York, si fermava al Jfk ora circola liberamente, è la chiave dell’oggi, la moda di domani. E’ una folla felice e incredibilmente fuori dal tempo.
Non guarda i cellulari, attende che sia una voce umana a dare le informazioni. Indossa abiti vintage, collane di perline dorate come gadget, celebra cantando We are the champions dei Queen. La grafica rossa e nera della serata fa da cornice e richiamo. Per chi ha conosciuto gli Anni Settanta in Italia il rimando non è una riunione di giovani socialisti, ma di iscritti al partito comunista d’Italia marxista leninista (in breve Ellemme), non fosse che questi sono usciti dalla nicchia per andarsi a prendere Manhattan. La lezione è servita: al partito che ha paura di allontanare il finanziatore da un milione di dollari la vittoria è stata consegnata da un milione di finanziatori da un dollaro. E fino all’alba: balla ciao.
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