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Pokrovsk, blitz delle forze di Kiev: la bandiera ucraina sul municipio

(agf)
La città rimane sotto assedio. Mosca ne controlla la maggior parte ma gli ucraini non si arrendono
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Gli ucraini «intrappolati nella sacca di Pokrovsk subiscono perdite significative e non hanno possibilità di sopravvivenza se non arrendersi», dice la Difesa russa poco prima che sul palazzo comunale di Pokrovsk sventoli la bandiera gialla e blu. Nel centro della città, sotto la stazione, nella piazza principale, nel luogo più evocativo, gli ucraini sono tornati per riconquistare il palazzo del potere, uno scatolone di cemento in una città morta.

Se l’incursione abbia portata tattica o sia uno scacco nella guerra d’informazione e propaganda lo scopriremo, ma la sorpresa ha evidente valore simbolico: mostra che a Pokrovsk i soldati ucraini non sono circondati, come i russi sostengono invitando la stampa occidentale ad andare a vedere. Ci ha pensato il comando del reggimento Skelya, diffondendo il video dell’operazione monitorata dalla sala operativa.

I visori notturni, i blindati. L’attacco ne fa saltare uno in una nuvola di fuoco: è un drone d’attesa, chissà da quanto era lì come una …

Gli ucraini «intrappolati nella sacca di Pokrovsk subiscono perdite significative e non hanno possibilità di sopravvivenza se non arrendersi», dice la Difesa russa poco prima che sul palazzo comunale di Pokrovsk sventoli la bandiera gialla e blu. Nel centro della città, sotto la stazione, nella piazza principale, nel luogo più evocativo, gli ucraini sono tornati per riconquistare il palazzo del potere, uno scatolone di cemento in una città morta.

Se l’incursione abbia portata tattica o sia uno scacco nella guerra d’informazione e propaganda lo scopriremo, ma la sorpresa ha evidente valore simbolico: mostra che a Pokrovsk i soldati ucraini non sono circondati, come i russi sostengono invitando la stampa occidentale ad andare a vedere. Ci ha pensato il comando del reggimento Skelya, diffondendo il video dell’operazione monitorata dalla sala operativa.

I visori notturni, i blindati. L’attacco ne fa saltare uno in una nuvola di fuoco: è un drone d’attesa, chissà da quanto era lì come una sentinella ad aspettare. I soldati saltano fuori dal mezzo, «tutti vivi, vi vedo tutti... esaminatevi, tastatevi, sotto shock non si sente nulla» dice l’ufficiale che li guida. «Bravi ragazzi, bravi!». Ci sono gli assaltatori del 210° e del primo battaglione. Sparano, eccoli correre nella notte illuminati dai visori che monitorano: entrano nel palazzo comunale, eliminano i colleghi russi, espongono la bandiera.

Hanno scelto le vie alberate, i rifugi studiati. Hanno eliminato gli ostacoli, i russi appostati. «C’è un trecento», un ferito. Un gruppo d’assalto è finito sotto tiro. Ferite leggere, va avanti. Se adesso siano ancora lì non lo sappiamo. «Abbiamo issato la bandiera dell’Ucraina e abbiamo fatto il nostro lavoro», dicono. Da una settimana il meglio delle truppe e dei comandi ucraini è in campo per allargare la stretta che socchiude il sacco di Pokrovsk. Ci sono anche le forze speciali, il Gur e la Sbu. Ma la situazione resta terribile. Sono gli stessi ucraini a raccontarlo, ufficiali e soldati, video strazianti di ultime telefonate, «siamo fottuti». Immagini di resa. Nel fondo della sacca c’è Myrnograd, la città satellite. Nelle due città adiacenti vivono ancora forse duemila civili, evacuarli è impossibile. Per i militari cambia poco: una cosa è un’incursione, un’altra una eventuale ritirata ordinata di migliaia di uomini. Zelensky ieri ha ringraziato le forze speciali che «stanno distruggendo molto efficacemente i russi e il loro equipaggiamento in città». L’epilogo non è scritto, ma sarà versato altro sangue.

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