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Cop30, gli industriali Ue: “Più flessibilità sulle emissioni”

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La critica all’obiettivo con cui l’Unione si presenta alla conferenza di Belem è nella dichiarazione con cui Confindustria, Medef e Bdi hanno chiuso ieri il trilaterale di Roma
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ROMA – «Seri di problemi di fattibilità». Di più: «Il rischio di innescare un processo di deindustrializzazione». Due giorni dopo il compromesso al ribasso raggiunto dai governi europei sul taglio delle emissioni di CO2 entro il 2040, gli industriali di Italia, Francia e Germania – le tre potenze manifatturiere del Continente – dicono in coro che il Green Deal neppure così va bene. La critica all’obiettivo con cui l’Unione si presenta alla Cop30 di Belem, ammorbidito sotto vari aspetti, è nella dichiarazione con cui Confindustria, Medef e Bdi hanno chiuso ieri il trilaterale di Roma.

Tra le proposte delle associazioni datoriali, rivedere tutte le norme ambientali per conciliarle con la competitività: prima di stabilire nuovi obiettivi di transizione, scrivono, l’Europa si concentri sulle condizioni che la rendono possibile, come costi dell’energia più bassi.

Tra le righe però emergono approcci sfumati, riflesso delle posizioni dei rispettivi Paesi. Il presidente di Confindustria Emanu…

ROMA – «Seri di problemi di fattibilità». Di più: «Il rischio di innescare un processo di deindustrializzazione». Due giorni dopo il compromesso al ribasso raggiunto dai governi europei sul taglio delle emissioni di CO2 entro il 2040, gli industriali di Italia, Francia e Germania – le tre potenze manifatturiere del Continente – dicono in coro che il Green Deal neppure così va bene. La critica all’obiettivo con cui l’Unione si presenta alla Cop30 di Belem, ammorbidito sotto vari aspetti, è nella dichiarazione con cui Confindustria, Medef e Bdi hanno chiuso ieri il trilaterale di Roma.

Tra le proposte delle associazioni datoriali, rivedere tutte le norme ambientali per conciliarle con la competitività: prima di stabilire nuovi obiettivi di transizione, scrivono, l’Europa si concentri sulle condizioni che la rendono possibile, come costi dell’energia più bassi.

Tra le righe però emergono approcci sfumati, riflesso delle posizioni dei rispettivi Paesi. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini è «per niente soddisfatto», nonostante le modifiche ottenute in Europa e rivendicate dal nostro governo. La possibilità di coprire fino al cinque per cento del taglio alle emissioni con investimenti in Paesi terzi - spiega - «vuol dire regalare i soldi degli europei ad altri continenti».

Più morbidi gli industriali francesi, per cui va tutelato chi finora ha investito nella riconversione.

Flessibilità e neutralità tecnologica sono i principi che tutti gli imprenditori invocano. E il commissario europeo all’Industria Stéphane Séjourné assicura che saranno rispettati. Toni diversi rispetto alla prima Commissione guidata da Ursula von der Leyen, ma punto di caduta da verificare. Sull’auto Séjourné ribadisce che la data limite del 2035 verrà resa più flessibile, mantenendo però gli obiettivi.

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