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Israele, nuovi raid in Libano. No di Hezbollah al disarmo

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Le milizie turbano i piani di pace americani nel Paese. Witkoff annuncia l’ingresso del Kazakistan negli Accordi di Abramo
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GERUSALEMME – Nel puzzle del nuovo Medio Oriente che l’amministrazione Trump vuole disegnare, il Libano è un tassello fondamentale, ma i piani americani per cambiare gli equilibri politici e militari nel Paese dei cedri in favore di una pacificazione con Israele si scontrano con le resistenze di Hezbollah a disarmare. Ieri l’aviazione israeliana, dopo aver emesso ordini di evacuazione alla popolazione, ha bombardato tre città del Libano meridionale.

Dal cessate il fuoco del novembre 2024, i raid israeliani non si sono mai del tutto interrotti, ma negli ultimi giorni sono cresciuti di intensità, tanto da far temere una nuova escalation militare. Israele sostiene che il partito-milizia filo-iraniano stia riorganizzando i comandi e l’arsenale, dopo i duri colpi subiti nell’ultima guerra. Gli attacchi sono iniziati mentre il governo di Nawaf Salam era riunito per discutere proprio del piano franco-americano che dovrebbe portare al disarmo della milizia. Il presidente libanese Joseph …

GERUSALEMME – Nel puzzle del nuovo Medio Oriente che l’amministrazione Trump vuole disegnare, il Libano è un tassello fondamentale, ma i piani americani per cambiare gli equilibri politici e militari nel Paese dei cedri in favore di una pacificazione con Israele si scontrano con le resistenze di Hezbollah a disarmare. Ieri l’aviazione israeliana, dopo aver emesso ordini di evacuazione alla popolazione, ha bombardato tre città del Libano meridionale.

Dal cessate il fuoco del novembre 2024, i raid israeliani non si sono mai del tutto interrotti, ma negli ultimi giorni sono cresciuti di intensità, tanto da far temere una nuova escalation militare. Israele sostiene che il partito-milizia filo-iraniano stia riorganizzando i comandi e l’arsenale, dopo i duri colpi subiti nell’ultima guerra. Gli attacchi sono iniziati mentre il governo di Nawaf Salam era riunito per discutere proprio del piano franco-americano che dovrebbe portare al disarmo della milizia. Il presidente libanese Joseph Aoun ha criticato le «aggressioni» israeliane, ma ha aperto a negoziati diretti con Israele per risolvere le contese sul confine terrestre. Una prospettiva che Hezbollah rifiuta: i negoziati «politici con Israele non sono nell’interesse nazionale».

Intanto gli americani provano a rafforzare il perimetro degli Accordi di Abramo, che nel 2020 portarono alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e quattro Paesi arabi, in vista della visita a Washington del principe saudita Bin Salman, il 18 novembre. Ieri l’inviato speciale Usa, Witkoff, ha annunciato che un nuovo stato si unirà all’intesa. Si tratta del Kazakistan, che ha già relazioni diplomatiche con Israele dal 1992 e ha anche condiviso un piano di lancio di satelliti spaziali con il Paese. Una mossa che punta a riaprire la partita degli Accordi di Abramo dopo il cessate il fuoco a Gaza con la speranza di ottenere l’adesione dell’alleato più importante, Riad.

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