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Starikov: “In corso un blitz, per salvare Pokrovsk serve un miracolo”

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L’intervista all’ex colonnello ucraino: “I russi aspettano la nostra controffensiva, noi abbiamo gettato lì riserve operative e strategiche che si sono consumate”
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Oleg Starikov, ex colonnello e analista, cosa succede a Pokrovsk?

«C’è un accerchiamento di fuoco da tre lati. I russi hanno creato la “gola” della sacca, ma non l’hanno chiusa: la controllano con i droni. Possono rimanere così per molto, dato che non subiscono perdite».

Le fortezze di Pokrovsk e Myrnograd, si possono salvare?

«Servono azioni, per mantenere le posizioni e sopravvivere; ma se si tenta si hanno feriti e perdite. Serve anche supporto operativo e logistico, senza cui arriverà il momento in cui tutto finirà».

La gola è transitabile?

«È aperta, per ora: tra i 5 e i 6 km, ma attraversarla è un guaio. È steppa nuda, e i russi hanno schierato i dronisti migliori. Hanno squadre dedicate, e una nuova compagnia militare privata che controlla l’area: farsi strada in ordine di combattimento è possibile solo con soldati che si infiltrano, al massimo un plotone. La probabilità di farcela è uno a dieci. È in atto l’assorbimento».

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Oleg Starikov, ex colonnello e analista, cosa succede a Pokrovsk?

«C’è un accerchiamento di fuoco da tre lati. I russi hanno creato la “gola” della sacca, ma non l’hanno chiusa: la controllano con i droni. Possono rimanere così per molto, dato che non subiscono perdite».

Le fortezze di Pokrovsk e Myrnograd, si possono salvare?

«Servono azioni, per mantenere le posizioni e sopravvivere; ma se si tenta si hanno feriti e perdite. Serve anche supporto operativo e logistico, senza cui arriverà il momento in cui tutto finirà».

La gola è transitabile?

«È aperta, per ora: tra i 5 e i 6 km, ma attraversarla è un guaio. È steppa nuda, e i russi hanno schierato i dronisti migliori. Hanno squadre dedicate, e una nuova compagnia militare privata che controlla l’area: farsi strada in ordine di combattimento è possibile solo con soldati che si infiltrano, al massimo un plotone. La probabilità di farcela è uno a dieci. È in atto l’assorbimento».

Assorbimento?

«Scontri urbani, combattimenti senza linee. Un’insalata russa: il soldato ha un russo davanti e un ucraino dietro o viceversa, non esiste lato da cui si attacca né linea del fronte. Lentamente assorbono ed espellono il nostro presidio».

Mosca dice che i soldati ucraini si stanno arrendendo: è così?

«Casi isolati, tutelati dalle Convenzioni di Ginevra e dell’Aia: se finiscono le munizioni che fai? Certo che devi arrenderti».

Hanno ancora risorse, acqua?

«Mangiano. I russi si sono barricati e aspettano le nostre mosse. Non c’è tritacarne, è solo propaganda: non ascoltatela. La situazione ha tre possibili sviluppi: il primo è morire, combattere fino all’esaurimento e sparare finché ce n’è. Per acqua e cibo facciamo il conto della serva: ci sono da mille a tremila soldati ucraini, il consumo medio è 3 litri d’acqua e 3 kg di cibo. Servono almeno tre tonnellate al giorno per bere e tre per cucinare: se non mangi caldo non sopravvivi. E come le porti 6 tonnellate al giorno? Finiranno prima delle munizioni. Il secondo scenario è la capitolazione, cioè la resa secondo le Convenzioni quando non hai acqua né munizioni. Il terzo è fare salvare il presidio: ci stanno provando con una manovra di sblocco».

Può funzionare?

«È già la terza volta che il comando ucraino prova a sbloccare il “cuneo orientale” di Dobropillia. Finora, purtroppo, non ha avuto successo. Servirebbe un miracolo. Mandano volontari, aumentano morale e combattimento ma le leggi della guerra non cambiano».

Qual è la strategia di entrambi?

«I russi aspettano la nostra controffensiva, noi abbiamo gettato lì riserve operative e strategiche che si sono consumate. Ho segni di intelligence che indicano movimenti russi nei settori di Liman, Seversk e Kupiansk dove erano stazionari da due anni. Sono state prelevate forze per sbloccare Pokrovsk, e ora c’è una crisi tattica, È la trappola di Gerasimov: costringerci a trasferire riserve indebolendo altri settori e sviluppando nuove crisi tattiche».

Issare la bandiera ucraina sul municipio è servito?

«Movimenti di piccoli gruppi sono possibili ma non significano molto: Pokrovsk è tecnicamente zona grigia, ma il suo destino è già deciso. Il Comando russo impegna le nostre riserve per esaurire le nostre risorse. L’operazione Pokrovsk serve a questo».

Ritirarsi o resistere, dunque?

«C’è sempre un dilemma nelle guerre: la rilevanza politica o la necessità militare. Il compito principale per l’alta guida è prendere una decisione politicamente ragionevole e militarmente necessaria».

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