Mény: “Sarkozy è ancora molto popolare, la sua saga giudiziaria rafforzerà l’ultradestra”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – «La liberazione di Nicolas Sarkozy rafforza la sua immagine solo all’interno della destra più radicale, ma non cambia gli equilibri politici francesi» commenta Yves Mény, politologo tra i maggiori esperti dei sistemi democratici europei. Per l’ex presidente dell’Istituto universitario europeo di Fiesole, il caso Sarkozy si inserisce in una tendenza più ampia. «Dieci o quindici anni fa la magistratura francese non avrebbe mai osato andare così lontano contro figure di primo piano. Oggi i contropoteri si sono rafforzati, ma assistiamo a una svolta opposta contro di loro, dagli Stati Uniti di Trump all’Europa».
È una vicenda giudiziaria che rafforza la popolarità di Sarkozy?
«In parte sì, ma solo all’interno della destra, e soprattutto della sua componente più radicale. Non avrà conseguenze politiche reali. Non credo che Sarkozy abbia voglia di ricandidarsi e avrebbe comunque pochissime possibilità di essere eletto. L’immagine di vittima può pesare solo marginalmente. Il rischio…
PARIGI – «La liberazione di Nicolas Sarkozy rafforza la sua immagine solo all’interno della destra più radicale, ma non cambia gli equilibri politici francesi» commenta Yves Mény, politologo tra i maggiori esperti dei sistemi democratici europei. Per l’ex presidente dell’Istituto universitario europeo di Fiesole, il caso Sarkozy si inserisce in una tendenza più ampia. «Dieci o quindici anni fa la magistratura francese non avrebbe mai osato andare così lontano contro figure di primo piano. Oggi i contropoteri si sono rafforzati, ma assistiamo a una svolta opposta contro di loro, dagli Stati Uniti di Trump all’Europa».
È una vicenda giudiziaria che rafforza la popolarità di Sarkozy?
«In parte sì, ma solo all’interno della destra, e soprattutto della sua componente più radicale. Non avrà conseguenze politiche reali. Non credo che Sarkozy abbia voglia di ricandidarsi e avrebbe comunque pochissime possibilità di essere eletto. L’immagine di vittima può pesare solo marginalmente. Il rischio è semmai di alimentare il populismo. La saga giudiziaria e carceraria di Sarkozy rafforza la destra radicale, che attacca la magistratura “politicizzata”».
Cosa pensa della sentenza di primo grado?
«La sentenza è fragile. Penso che Sarkozy non avesse le mani completamente pulite in questo tentativo di corruzione con il regime libico, ma il tribunale ha riconosciuto di non avere prove dirette. Condannare qualcuno senza prove solide è problematico. La decisione di un’incarcerazione immediata è ancora più delicata. Di solito la custodia cautelare riguarda persone pericolose o a rischio di fuga. Nessuna delle due condizioni era credibile nel suo caso».
Anche Marine Le Pen è dentro uno scontro aperto con i giudici. C’è un parallelo con l’epoca di Mani Pulite in Italia?
«Dieci o quindici anni fa, la magistratura non avrebbe mai osato andare così lontano contro figure politiche di primo piano. Oggi lo fa, e non solo in Francia. È un fenomeno che tocca l’insieme delle democrazie occidentali. Negli Stati Uniti la battaglia giudiziaria attorno a Trump è evidente, quasi brutalmente violenta. Ma anche in Europa il rapporto tra poteri e contropoteri è diventato conflittuale, penso ovviamente all’Italia ma anche all’Ungheria. Negli ultimi quindici, vent’anni anni i contropoteri si sono rafforzati. Era un segno di buona salute democratica. Oggi assistiamo a una svolta opposta».
Che ruolo ha oggi Sarkozy nella destra francese?
«Non correrà più per l’Eliseo, ma resta influente. Tuttavia, i suoi interventi dividono più che unire. La carriera istituzionale di Sarkozy è finita ma conserva una forte popolarità personale».