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Soldati Idf sulle loro missioni a Gaza: “Se vuoi sparare senza freni, puoi”

(reuters)

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Uno speciale andato in onda sulla tv inglese “Itv” raccoglie i racconti di alcuni militari: “Il sospetto bastava per colpire”
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GERUSALEMME – La guerra a Gaza è stata condotta in molti casi senza vincoli legali, in una situazione di caos in cui a dettare legge non erano la formazione militare dei soldati e i codici operativi, ma il capriccio dei singoli, il sospetto che diventava minaccia senza evidenze. «Se vuoi sparare senza freni, a Gaza puoi farlo» racconta Daniel, comandante di un’unità corazzata nel documentario "Breaking the ranks” andato in onda ieri sera sulla televisione inglese Itv e anticipato dal Guardian, in cui a parlare sono diversi militari dell’Idf, alcuni facendosi identificare, altri sotto anonimato.

Ci sono le testimonianze di potenziali crimini di guerra, come l’uso sistematico di scudi umani, circostanza sempre negata dall’esercito israeliano. In più di un caso, i soldati raccontano che è stato aperto il fuoco sui civili che si ammassavano nei punti di distribuzione del cibo della Gaza Humanitarian Foundation, senza che ci fossero prove di una minaccia reale e solo perché erano pass…

GERUSALEMME – La guerra a Gaza è stata condotta in molti casi senza vincoli legali, in una situazione di caos in cui a dettare legge non erano la formazione militare dei soldati e i codici operativi, ma il capriccio dei singoli, il sospetto che diventava minaccia senza evidenze. «Se vuoi sparare senza freni, a Gaza puoi farlo» racconta Daniel, comandante di un’unità corazzata nel documentario "Breaking the ranks” andato in onda ieri sera sulla televisione inglese Itv e anticipato dal Guardian, in cui a parlare sono diversi militari dell’Idf, alcuni facendosi identificare, altri sotto anonimato.

Ci sono le testimonianze di potenziali crimini di guerra, come l’uso sistematico di scudi umani, circostanza sempre negata dall’esercito israeliano. In più di un caso, i soldati raccontano che è stato aperto il fuoco sui civili che si ammassavano nei punti di distribuzione del cibo della Gaza Humanitarian Foundation, senza che ci fossero prove di una minaccia reale e solo perché erano passati vicino a una zona ritenuta off limits, come ha confermato a Repubblica anche uno dei contractor americani che hanno lavorato per la fondazione.

«Durante l’addestramento di base per l’esercito, tutti noi cantavamo ‘mezzi, intenzioni e capacità’», spiega il capitano Yotam Vilk. Le regole Idf stabiliscono che un soldato possa sparare solo se il bersaglio ha i mezzi, dimostra intenzioni e ha la capacità di causare danni. A Gaza, dice Vilk, era sufficiente «il sospetto di camminare dove non è permesso». Un altro riservista, Eli, dichiara: «È la coscienza del comandante sul campo che decide. Se camminano troppo velocemente, sono sospettosi. Se camminano troppo lentamente, sono sospettosi. Stanno tramando qualcosa». Il militare racconta il caso di un uomo che era in piedi sul tetto di una palazzina in una zona dichiarata sicura per i civili e stava stendendo il bucato. Un ufficiale ordinò di sparare anche se il bersaglio era chiaramente identificabile come civile, disarmato.

L’Idf ha risposto all’inchiesta ribadendo che l’esercito «rimane fedele allo stato di diritto e continua a operare in conformità con i propri obblighi legali ed etici, nonostante la complessità operativa senza precedenti rappresentata dal sistematico inserimento di Hamas nelle infrastrutture civili». Ma i riservisti rivelano anche un altro dettaglio importante per determinato l’intenzionalità di certi atti, e ammettono di essere stati influenzati sul campo dalla retorica di politici e rabbini riguardo alle presunte responsabilità di tutti i palestinesi. Dopo il 7 ottobre, il presidente Isaac Herzog dichiarò: «È un’intera nazione là fuori ad essere responsabile. Non è vero, questa retorica sui civili che non sono consapevoli, non sono coinvolti, è assolutamente falsa». Daniel ricorda le parole del rabbino di brigata che spiegava ai soldati perché era giusto vendicarsi di «tutti loro, civili compresi».

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