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Newsom guarda al 2028, il comizio in Texas primo passo verso la campagna presidenziale

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L’incursione del governatore della California di sabato scorso è stato interpretato dai media locali come provocazione e preludio della corsa alla Casa Bianca
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NEW YORK – Esaltati dalla vittoria nelle elezioni del 4 novembre, ma depressi dalla sconfitta nello "shutdown", i democratici iniziano a guardare le presidenziali del 2028, nella speranza di prendersi la rivincita contro Trump o il suo erede Maga. La corsa di fatto è già cominciata, nonostante prima ci siamo le midterm del prossimo anno. Nulla lo conferma meglio dell’incursione che il governatore della California Gavin Newsom ha fatto sabato in Texas, per un comizio che ogni media, dal liberal New York Times al conservatore Drudgereport, ha interpretato come la prima tappa della sua campagna per la Casa Bianca non ancora annunciata.

Newsom era il principale surrogato di Biden nel 2024 e ad Atlanta era toccato a lui difenderlo, dopo il disastroso dibattito che poi lo aveva costretto al ritiro. Aveva appoggiato Harris perché obbligato, dopo che il Partito democratico aveva scelto di incoronare la vice invece di tenere primarie lampo, ma i maligni sussurrano che sperava nella sua sconf…

NEW YORK – Esaltati dalla vittoria nelle elezioni del 4 novembre, ma depressi dalla sconfitta nello "shutdown", i democratici iniziano a guardare le presidenziali del 2028, nella speranza di prendersi la rivincita contro Trump o il suo erede Maga. La corsa di fatto è già cominciata, nonostante prima ci siamo le midterm del prossimo anno. Nulla lo conferma meglio dell’incursione che il governatore della California Gavin Newsom ha fatto sabato in Texas, per un comizio che ogni media, dal liberal New York Times al conservatore Drudgereport, ha interpretato come la prima tappa della sua campagna per la Casa Bianca non ancora annunciata.

Newsom era il principale surrogato di Biden nel 2024 e ad Atlanta era toccato a lui difenderlo, dopo il disastroso dibattito che poi lo aveva costretto al ritiro. Aveva appoggiato Harris perché obbligato, dopo che il Partito democratico aveva scelto di incoronare la vice invece di tenere primarie lampo, ma i maligni sussurrano che sperava nella sua sconfitta, perché altrimenti avrebbe dovuto rimandare i propri sogni presidenziali per almeno otto anni.

Subito dopo la vittoria di Trump però è tornato ad alzare la testa, proponendosi come portabandiera dell’asinello. Sul piano politico ha avviato una marcia verso il centro, dai trans alla sicurezza dei confini, per posizionarsi dove crede sia la maggioranza; su quello strategico ha iniziato a curare Donald con la sua stessa medicina, sfottendolo sui social. Quando poi il presidente ha ordinato al Texas di ridisegnare i collegi elettorali, in modo da rubare seggi ai democratici e non perdere la maggioranza alla Camera nelle midterm, Gavin ha fatto altrettanto in California, riequilibrando la sfida.

La sua mossa è stata sottoposta al giudizio degli elettori nel referendum tenuto il 4 novembre, che ha segnato una delle vittorie dei democratici. Subito dopo il governatore è andato in Texas, per tenere sabato un comizio a Houston che è stato visto insieme come provocazione e preludio della corsa alla Casa Bianca. Newsom ha il problema di venire da uno stato liberal, che può pregiudicarlo nel Midwest e nel resto del Paese, ma è convinto che il suo riposizionamento, l’immagine e l’approccio aggressivo lo lancino verso Washington.

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