Fuga da Zaporizhzhia: ucraini via dai villaggi. Lavrov apre agli Usa
di Paolo BreraTroppo fuoco in postazione: gli ucraini si sono ritirati. Ma non da Pokrovsk e Myrnograd, in cui la situazione è compromessa: se ne sono andati da 5 villaggi del sud in direzione Zaporizhzhia, in cui da settimane si sviluppa l’offensiva russa più rapida e preoccupante.
Il comando delle Forze del sud conferma che «più di 400 colpi di artiglieria ogni giorno» hanno distrutto le postazioni e costretto ad abbandonare Novouspenivske, Nove, Okhotnyche, Uspenivka e Novomykolaivka, arretrando su linee più sostenibili. Sono paesini a nordest di Huliaipole, lo snodo cruciale che presidia due direzioni: verso Zaporizhzhia e verso Pavlograd, nella regione di Dnipro. Fermi per anni pochi chilometri a sud di Huliaipole, i russi ora premono per accerchiare la città - 12mila abitanti prima dell’invasione - creando una nuova sacca come a Pokrovsk; e puntando contemporaneamente verso Pokrovske (quasi omonima, ma è un’altra città) in direzione di Pavlograd. Superati quei paesini i russi sono già avanzat…
Troppo fuoco in postazione: gli ucraini si sono ritirati. Ma non da Pokrovsk e Myrnograd, in cui la situazione è compromessa: se ne sono andati da 5 villaggi del sud in direzione Zaporizhzhia, in cui da settimane si sviluppa l’offensiva russa più rapida e preoccupante.
Il comando delle Forze del sud conferma che «più di 400 colpi di artiglieria ogni giorno» hanno distrutto le postazioni e costretto ad abbandonare Novouspenivske, Nove, Okhotnyche, Uspenivka e Novomykolaivka, arretrando su linee più sostenibili. Sono paesini a nordest di Huliaipole, lo snodo cruciale che presidia due direzioni: verso Zaporizhzhia e verso Pavlograd, nella regione di Dnipro. Fermi per anni pochi chilometri a sud di Huliaipole, i russi ora premono per accerchiare la città - 12mila abitanti prima dell’invasione - creando una nuova sacca come a Pokrovsk; e puntando contemporaneamente verso Pokrovske (quasi omonima, ma è un’altra città) in direzione di Pavlograd. Superati quei paesini i russi sono già avanzati: sono in corso «battaglie feroci» a Rivnopillia, Solodke e Yablukove.
«La nostra attenzione principale è la direzione di Pokrovsk e la regione di Zaporizhzhia — dice il presidente Zelensky — dove i russi aumentano numero e entità degli attacchi. La situazione lì rimane difficile, e le condizioni meteo favoriscono gli attacchi. Ma continuiamo a distruggerli». «Il fronte crolla sotto i nostri occhi — le voci raccolte sui canali Telegram come Sho — la linea difensiva non può resistere, il fronte cede di giorno in giorno per il completo fallimento della leadership sul campo. Hanno perso controllo e capacità di combattimento, la comunicazione tra le unità è azzerata, il coordinamento è muto, le azioni scoordinate e i rapporti del quartier generale sono teatro. Sul campo è il caos: soldati senza supporto, senza rotazione, senza logistica. E il colonnello Manko urla che tutto è sotto controllo». Le mappe indipendenti ucraine di DeepState confermano l’avanzata.
Non sono giornate semplici, a Kiev: la rassegna stampa è un condensato di nubi nere sulla presidenza. Il 7° Corpo di reazione rapida ammette che «i russi hanno intensificato gli sforzi per penetrare a Pokrovsk sfruttando la fitta nebbia» e «attualmente sono più di 300». Numeri molto prudenti, secondo fonti locali. Ma non è solo il fronte a preoccupare: mentre si allunga il calendario dei blackout energetici, l’inchiesta della Nabu sulla colossale corruzione da 100 milioni di dollari negli appalti di Energoatom si allarga coinvolgendo un altro uomo del cerchio magico di Zelensky, Oleksiy Chernyshov: ex ceo di Naftogaz ed ex vicepremier, era l’unico ministro invitato al party scandaloso in pieno Covid per il compleanno del presidente nell’appartamento di Timur Mindich, anche lui indagato della Nabu.
Guai interni, ma le questioni esterne non sono da meno: il ministro degli Esteri russo Lavrov dice che Mosca è «pronta a discutere i sospetti americani» sui test nucleari, ma «non confonderei la questione con il vertice di Budapest», afferma lasciando aperta la porta a un summit tra Trump e Putin: «Siamo pronti a discutere la ripresa dei lavori preparatori». Gli intrighi diplomatici si intrecciano con una spy story: Mosca accusa gli 007 di Kiev di aver provato , in complicità con quelli britannici, a corrompere i piloti di un Mig-31 caricato con un Kinzhal per convincerli a portarlo alla base Nato di Costanza, in Romania. L’obiettivo reale, dicono i russi, era farlo abbattere dalle difese Nato: una false flag per accusare la Russia e provocare l’escalation. La fiducia nelle ricostruzioni dei servizi russi «è molto bassa», replica l’Alleanza. Mosca dice di avere reagito colpendo con i Kinzhal «l’aeroporto di Khmelnytsky con la base degli F-16 in Ucraina» e «il principale centro di intelligence elettronica del Gur a Brovary», alle porte di Kiev. No comment degli ucraini, che hanno invece colpito le raffinerie russe di Saratov e Orsknefteorgsintez e un terminal petrolifero a Feodosia, in Crimea. E poi due ondate di droni russi a Odessa.