Il cerchio magico del presidente ucraino Volodymyr Zelensky perde altri due pilastri: il ministro della Giustizia, German Galushchenko, è stato licenziato ieri dal Consiglio dei ministri per il suo pesante coinvolgimento nello scandalo di Energoatom, il colosso statale dell’energia che governa le quattro centrali nucleari ucraine (la più grande, Zaporizhzhia, è sotto controllo russo). Era uno dei fedelissimi: con Zelensky era diventato vice presidente di Energoatom e ministro dell’Energia, ed era stato confermato anche nel rimpasto di luglio diventando ministro della Giustizia. Poche ore dopo anche la neoministra dell’Energia, Svitlana Grynchuk, si è dimessa come ha chiesto lo stesso Zelensky, con cui aveva scalato il governo a suon di rimpasti: era stata vice e poi ministra dell’ambiente.
Il terremoto Mida, l’inchiesta sulla banda di squali e corrotti che spolpava gli aiuti internazionali per proteggere centrali e infrastrutture energetiche dagli attacchi russi, si allarga a macchia …
Il cerchio magico del presidente ucraino Volodymyr Zelensky perde altri due pilastri: il ministro della Giustizia, German Galushchenko, è stato licenziato ieri dal Consiglio dei ministri per il suo pesante coinvolgimento nello scandalo di Energoatom, il colosso statale dell’energia che governa le quattro centrali nucleari ucraine (la più grande, Zaporizhzhia, è sotto controllo russo). Era uno dei fedelissimi: con Zelensky era diventato vice presidente di Energoatom e ministro dell’Energia, ed era stato confermato anche nel rimpasto di luglio diventando ministro della Giustizia. Poche ore dopo anche la neoministra dell’Energia, Svitlana Grynchuk, si è dimessa come ha chiesto lo stesso Zelensky, con cui aveva scalato il governo a suon di rimpasti: era stata vice e poi ministra dell’ambiente.
Il terremoto Mida, l’inchiesta sulla banda di squali e corrotti che spolpava gli aiuti internazionali per proteggere centrali e infrastrutture energetiche dagli attacchi russi, si allarga a macchia d’olio tra intercettazioni imbarazzanti, nuovi inquisiti e arresti sotto cauzione. Mille ore di registrazioni audio, quindici mesi di indagini della procura anti corruzione Sapo e del suo organo esecutivo, Nabu, mentre la maggioranza in parlamento controllata dai “Servi del Popolo” di Zelensky cercava di ostacolarne il lavoro.
Timur Mindich, co-proprietario di studio “Kvartal 95” fondato da Zelensky e amico stretto del presidente, è considerato regista dello scandalo: si è salvato fuggendo mentre gli agenti Nabu si presentavano a casa sua. Secondo il Canale24 della tv ucraina, Mindich è a Tel Aviv insieme ai fratelli Zuckerman, coinvolti nel riciclaggio delle mazzette, cento milioni in euro e dollari freschi di zecca della Federal Reserve.
La banda lucrava tra il 10% e il 15% degli appalti di Energoatom, strategica per la sopravvivenza dello Stato perché produce più di metà dell’energia elettrica ucraina. Zelensky ha reagito varando sanzioni e sostenendo l’indagine: «La lotta alla corruzione è prioritaria, chi ha costruito schemi corruttivi deve ricevere una risposta chiara e concreta, con condanne. I funzionari di governo devono collaborare con Nabu». Tutto il denaro accalappiato dalla banda veniva riciclato da un ufficio di Kiev che apparteneva alla famiglia di Andriy Derkach, un ex deputato fuggito a Mosca dove ora è un senatore russo. Ma altre nubi si addensano sugli uomini del presidente: nell’inchiesta spunta il nome di Rustem Umerov, il segretario del Consiglio di Sicurezza presieduto da Zelensky, in prima linea nei negoziati: «L’accusa — scrive la Pravda Ucraina — ha osservato che l’amico di Zelensky, Timur Mindich, esercitava influenza sull’ex ministro Galushchenko e sull’ex ministro della Difesa, Umerov». E per i pm «Mindich ha stretto legami con Galushchenko attraverso Zelensky».
Ma il presidente non minimizza: ha chiesto alla premier Yulia Svyrydenko la testa dei due ministri: «Se ci sono accuse, bisogna rispondere». La partita è troppo importante, la pazienza degli alleati non è scontata: «La lotta alla corruzione è centrale per l’adesione all’Unione — dice la Commissione Ue — e l’indagine dimostra che gli organismi anticorruzione sono operativi». Dal G7 in Canada, intanto, il segretario di Stato Marco Rubio dice che gli Usa incoraggiano la Russia «a impegnarsi direttamente con l’Ucraina per la pace». «Una questione di buon senso», commenta il ministro Tajani; ma suona come la nuova minaccia di un passo indietro degli Usa, più che di un passo a sostegno di Kiev. Anche perché Rubio dice che «al momento, la valutazione che gli Stati Uniti devono fare è che la Russia in realtà non vuole davvero la pace».
Al fronte, intanto, non va meglio: il comandante delle forze armate Oleksandr Syrsky ha visitato le retrovie ripetendo che Pokrovsk non è accerchiata né caduta, ma le voci dal Donbass disegnano una situazione drammatica con rischi di strage per i soldati intrappolati nella sacca. Il tentativo di riaprire il collo di bottiglia ha sguarnito altri versanti come Zaporizhzhia, dove le truppe di Kiev si sono ritirate da un altro paese: il sesto in due giorni.