Pechino contro Tokyo: “Takaichi è una strega malvagia, si tenga fuori da Taiwan”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO – Hu Xijin, ex direttore del Global Times, tabloid del Partito comunista cinese, che dà della “strega malvagia” alla premier giapponese Sanae Takaichi. Un account legato alla Cctv, la televisione di Stato cinese, che consiglia alla premier nipponica di tacere altrimenti “ne pagherà le conseguenze”. Il Ministero degli Esteri di Pechino che afferma: “Se il Giappone osasse intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan ciò costituirebbe un atto di aggressione e la Cina reagirebbe in modo deciso”. Sì perché tutta questa storia, che ormai va avanti da una settimana, ha a che fare con Taiwan e con i commenti che la premier giapponese ha fatto.
Lo scorso venerdì in Parlamento, rispondendo ad una domanda di un deputato dell’opposizione che le chiedeva quali fossero le “situazioni che minacciano la sopravvivenza” del Giappone - circostanze che secondo una legge del 2015 consentono ai primi ministri giapponesi di dispiegare le forze di autodifesa del Paese, cioè l’esercito - Takaichi…
PECHINO – Hu Xijin, ex direttore del Global Times, tabloid del Partito comunista cinese, che dà della “strega malvagia” alla premier giapponese Sanae Takaichi. Un account legato alla Cctv, la televisione di Stato cinese, che consiglia alla premier nipponica di tacere altrimenti “ne pagherà le conseguenze”. Il Ministero degli Esteri di Pechino che afferma: “Se il Giappone osasse intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan ciò costituirebbe un atto di aggressione e la Cina reagirebbe in modo deciso”. Sì perché tutta questa storia, che ormai va avanti da una settimana, ha a che fare con Taiwan e con i commenti che la premier giapponese ha fatto.
Lo scorso venerdì in Parlamento, rispondendo ad una domanda di un deputato dell’opposizione che le chiedeva quali fossero le “situazioni che minacciano la sopravvivenza” del Giappone - circostanze che secondo una legge del 2015 consentono ai primi ministri giapponesi di dispiegare le forze di autodifesa del Paese, cioè l’esercito - Takaichi ha citato come esempio Taiwan: il tentativo cinese di portare Taiwan sotto il completo controllo di Pechino utilizzando navi da guerra e forze militari potrebbe costituire una situazione di questo tipo. Aggiungendo che un attacco alle navi da guerra statunitensi inviate per rompere qualsiasi blocco cinese su Taiwan potrebbe richiedere l'intervento militare di Tokyo per difendere se stessa e il suo alleato. Taiwan si trova a poco più di 110 km dal territorio giapponese e le acque che circondano l'isola costituiscono una rotta marittima fondamentale per il commercio da cui Tokyo dipende.
La dichiarazione di Takaichi è andata oltre quella di qualsiasi altro primo ministro giapponese in carica in passato: il Giappone ha sempre mantenuto una posizione che ricalca quella “ambiguità strategica” su Taiwan che mantengono pure gli Stati Uniti, alleati di Tokyo (il Giappone ospita il più grande contingente militare statunitense all’estero).
I cinesi non l’hanno ovviamente presa bene. La propaganda sta intensificando, giorno dopo giorno, gli attacchi a Takaichi. Il giorno seguente al discorso di Takaichi, sabato, il console cinese a Osaka ha scritto su X che se “un collo sporco si intromette senza essere invitato, lo taglieremo senza esitare un attimo. Siete pronti?”. Il post del console è stato rimosso, ma le polemiche non si placano.
“Le dichiarazioni scandalose su Taiwan interferiscono sfacciatamente negli affari interni della Cina”, dice Chen Binhua, portavoce dell'Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato cinese. Yuyuan Tantian, account social affiliato alla tv di Stato Cctv, scrive: “Se Takaichi continua a sputare sporcizia dalla bocca dovrà pagare un prezzo”. Per la Cctv, le parole della leader giapponese inviano “un segnale gravemente errato alle forze indipendentiste di Taiwan, portandole a credere di avere un sostegno per le loro mosse separatiste e incoraggiando le loro provocazioni, il che complicherà e peggiorerà ulteriormente la situazione nello Stretto e aumenterà la tensione e le turbolenze nella regione”. “Sanae Takaichi è una strega malvagia: è riuscita ad accendere una nuova esplosione di odio reciproco tra l'opinione pubblica cinese e quella giapponese”, commenta Hu Xijin, ex direttore del Global Times.
L’ultimo (o forse no) attacco cinese a Takaichi è arrivato dal portavoce del Ministero degli Esteri. "Se la parte giapponese osasse intervenire nella situazione dello Stretto di Taiwan con mezzi militari, ciò costituirebbe un atto di invasione e sarebbe accolto con una forte reazione da parte della Cina. Anche dopo che la Cina ha presentato severe proteste, Takaichi si è rifiutata di ritrattare la sua dichiarazione. Nel corso della storia, il militarismo giapponese ha utilizzato le cosiddette ‘situazioni di pericolo per la sopravvivenza’ come pretesto per lanciare molteplici aggressioni esterne, causando enormi sofferenze alla popolazione asiatica e mondiale, compresa la Cina. Il Giappone sta cercando di ripetere il vecchio percorso del militarismo? Sta cercando di rovesciare l'ordine internazionale del dopoguerra?”.
E conclude: “Il modo in cui verrà risolta la questione di Taiwan e sarà raggiunta la riunificazione nazionale è una questione interna della Cina che non tollera alcuna interferenza da parte di forze esterne. Avvertiamo la parte giapponese di riflettere profondamente sui suoi crimini storici, di smettere immediatamente di interferire negli affari interni della Cina e di fare dichiarazioni provocatorie e ingiuste che oltrepassano il limite. Chi gioca con il fuoco sulla questione di Taiwan finirà per scottarsi”.
Il Giappone non ha relazioni diplomatiche formali con Taiwan, ma ha forti legami non ufficiali ed economici con l'isola, ex colonia giapponese. Takaichi, esponente dell’ala più conservatrice del Pld (il partito al governo in Giappone) è nota per le sue posizioni “da falco” nei confronti della Cina. Ultra-nazionalista, sostiene stretti legami con Taiwan: ha visitato più volte l'isola in qualità di parlamentare, l'ultima volta nell'aprile scorso quando suggerì che Tokyo potrebbe formare una "quasi alleanza di sicurezza” con Taipei.
A meno di un mese dall’insediamento di Takaichi, il rapporto tra Tokyo e Pechino sta già iniziando a deteriorarsi. “Con una nazionalista come Takaichi al comando, era solo questione di tempo prima che le relazioni si deteriorassero”, commentano gli analisti di Trivium. “Se il Giappone continuerà a sfidare i limiti imposti dalla Cina, Pechino non esiterà a esercitare pressioni economiche su Tokyo”.