Ucraina, assalto alle ferrovie e al fronte è una carneficina: “In un mese 25 mila morti”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Quasi quarant’anni fa Valerii Khodemchuk era stato uno dei primi operai morti nel disastro di Chernobyl; ieri si è saputo che anche a sua moglie Nataliia è toccata una morte violenta. La donna è stata dilaniata da una delle miriadi di bombe piovute su Kiev nell’ennesima notte infernale: secondo Tymur Tkachenko, capo dell’amministrazione militare, soltanto nella capitale il bilancio è di sette morti. E su tutta l’Ucraina si sono abbattuti nella notte 135 droni e tre missili balistici. Da Washington intanto il presidente americano Donald Trump è tornato a occuparsi della guerra di Putin e ha affermato che «nell’ultimo mese sono morti 25mila soldati» sui due fronti, sostenendo che «nulla di simile è accaduto dalla Seconda guerra mondiale».
Ma l’Ucraina non fa solo i conti con i massacri sempre più brutali causati dai nugoli di droni e dai missili che arrivano dalla Russia: il Cremlino ha cancellato l’ennesima linea rossa e ha cominciato a colpire massicciamente anche le ferrovi…
BERLINO – Quasi quarant’anni fa Valerii Khodemchuk era stato uno dei primi operai morti nel disastro di Chernobyl; ieri si è saputo che anche a sua moglie Nataliia è toccata una morte violenta. La donna è stata dilaniata da una delle miriadi di bombe piovute su Kiev nell’ennesima notte infernale: secondo Tymur Tkachenko, capo dell’amministrazione militare, soltanto nella capitale il bilancio è di sette morti. E su tutta l’Ucraina si sono abbattuti nella notte 135 droni e tre missili balistici. Da Washington intanto il presidente americano Donald Trump è tornato a occuparsi della guerra di Putin e ha affermato che «nell’ultimo mese sono morti 25mila soldati» sui due fronti, sostenendo che «nulla di simile è accaduto dalla Seconda guerra mondiale».
Ma l’Ucraina non fa solo i conti con i massacri sempre più brutali causati dai nugoli di droni e dai missili che arrivano dalla Russia: il Cremlino ha cancellato l’ennesima linea rossa e ha cominciato a colpire massicciamente anche le ferrovie, rimaste per quattro anni abbastanza risparmiate dai bombardamenti. In Ucraina gli aerei non volano dall’inizio della guerra e il treno è diventato un mezzo di spostamento cruciale.
Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Oleksii Kuleba ha rivelato che gli attacchi alla rete ferroviaria dall’inizio di quest’anno hanno già causato danni per un miliardo di dollari, riporta il Guardian. E se prendiamo a riferimento soltanto gli ultimi tre mesi «gli attacchi sono triplicati», ha aggiunto. «Dall’inizio dell’anno ci sono stati 800 attacchi alle infrastrutture ferroviarie e oltre 3.000 strutture ferroviarie sono state danneggiate. Ciò che abbiamo visto in questi attacchi crescenti è che prendono di mira i treni, cercando soprattutto di uccidere i macchinisti». Quasi due terzi del traffico merci – compresi gli aiuti militari – e oltre un terzo del traffico passeggeri viaggia ormai su rotaia, in Ucraina.
La situazione in Donbass, intanto, resta difficile, anche se gli ucraini sono riusciti a far saltare l’autostrada che collega Pokrovsk, la città stretta in una morsa sempre più soffocante dalle truppe russe, e Selydove, finita in mani russe circa due settimane fa. Un colpo alle retrovie per impedire che le truppe di Putin si infiltrino con mezzi leggeri a Pokrovsk.
Pessime notizie arrivano invece da un’altra regione parzialmente occupata da Mosca: a Zaporizhzhia le forze ucraine sono state costrette a ritirarsi da alcuni villaggi «per assumere posizioni difensive più favorevoli».
Da Kiev, dopo la bufera dei giorni scorsi che ha investito il governo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato una riforma delle aziende energetiche statali. Una risposta agli scandali di corruzione che hanno provocato la cacciata della ministra dell’Energia, Svitlana Hrynchuk, e del suo predecessore spostato poi alla Giustizia, Herman Galushchenko. L’Ufficio nazionale anticorruzione ha annunciato ora di aver presentato una mozione per arrestare anche l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov.
Secondo gli investigatori anti-corruzione ammonta a 100 milioni di dollari il bottino sottratto al settore energetico pubblico. Un dettaglio che ha sollevato un’indignazione enorme in un Paese al quarto anno di guerra e in cui quest’inverno si annuncia come il più difficile, dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico a causa dei bombardamenti sulle infrastrutture strategiche.