✕

Il Venezuela libera Castro, il francese detenuto insieme ad Alberto Trentini

French citizen Camilo Castro (2R), who has been detained in Venezuela since late June, speaks to the press near France's Foreign Affairs Minister Jean-Noel Barrot (C-L) and his mother Helene Castro upon his arrival at Orly aiport, in the outskirts of Paris, following his release on November 16, 2025. Castro, a 41-year-old yoga teacher, disappeared on June 26, 2026 at the Paraguachon border crossing, which separates Venezuela from Colombia, where he lives. He had gone to renew his expired Colombian residency visa, his family said in August. (Photo by MARTIN BUREAU / AFP) 

Ascolta l'audio

Era in carcere da quasi sei mesi. A facilitare il rilascio le critiche di Parigi per le manovre Usa nei Caraibi, mentre l’Italia ha taciuto
2 minuti di lettura

Il telefono di casa Trentini è rimasto muto anche ieri. Nessuna telefonata per annunciare una buona notizia. Nessuna chiamata dal governo per rassicurare sulle operazioni in corso. Qualcosa, però, è successo. “Ed è la prova che qualcosa si può fare”, dice a Repubblica una fonte che sta seguendo il dossier. Il cittadino francese Camilo Castro, 41 anni, insegnante di yoga, dopo quasi sei mesi di prigione ingiustificata nel carcere di El Rodeo – lo stesso dov’è rinchiuso Alberto Trentini – è stato scarcerato ieri dal governo Maduro.

Castro era sparito il 26 giugno al valico di Paraguachon, tra Venezuela e Colombia: da tempo residente in Colombia, aveva raccontato alla famiglia di essersi recato lì per rinnovare il visto di residenza, prima che di lui si perdessero le tracce. Tre giorni dopo i parenti avevano denunciato la sparizione: nessuna spiegazione né accusa formale, solo il sospetto di una delle “sparizioni amministrative” con cui il regime di Nicolàs Maduro tiene in ostaggio oppos…

Il telefono di casa Trentini è rimasto muto anche ieri. Nessuna telefonata per annunciare una buona notizia. Nessuna chiamata dal governo per rassicurare sulle operazioni in corso. Qualcosa, però, è successo. “Ed è la prova che qualcosa si può fare”, dice a Repubblica una fonte che sta seguendo il dossier. Il cittadino francese Camilo Castro, 41 anni, insegnante di yoga, dopo quasi sei mesi di prigione ingiustificata nel carcere di El Rodeo – lo stesso dov’è rinchiuso Alberto Trentini – è stato scarcerato ieri dal governo Maduro.

Castro era sparito il 26 giugno al valico di Paraguachon, tra Venezuela e Colombia: da tempo residente in Colombia, aveva raccontato alla famiglia di essersi recato lì per rinnovare il visto di residenza, prima che di lui si perdessero le tracce. Tre giorni dopo i parenti avevano denunciato la sparizione: nessuna spiegazione né accusa formale, solo il sospetto di una delle “sparizioni amministrative” con cui il regime di Nicolàs Maduro tiene in ostaggio oppositori e stranieri. La conferma della detenzione era arrivata con settimane di ritardo; il motivo dell’arresto, invece, non è mai stato comunicato.

Così come per l’Italia nel caso Trentini, anche la Francia ha gestito per mesi le trattative per la liberazione. Ma nelle ultime settimane ha imboccato una strada diversa. Macron, che non riconosce la legittimità di Maduro, ha evitato proclami e ha aperto un canale parallelo mediato da Brasile e Messico. Una trattativa discreta, “silenziosa ma determinata”, come l’ha definita l’Eliseo, che ha portato Castro fuori dal carcere duro di El Rodeo. Per il francese, il rilascio è avvenuto senza condizioni, come ha sottolineato il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, definendo “infondate” le accuse mai rese pubbliche. Castro è atterrato a Orly ieri mattina, accolto dalla famiglia con un “viva la libertà” che a Caracas rimane ancora un auspicio.

Il punto di svolta, spiegano fonti diplomatiche, è stato un gesto politico che in Italia è passato quasi inosservato: Parigi ha “aperto un credito” al regime di Maduro quando, nei giorni più tesi della crisi regionale, ha scelto di condannare pubblicamente l’intervento militare degli Stati Uniti nei Caraibi. Una presa di posizione netta, letta a Caracas come un segnale di disponibilità e rispetto, che ha creato lo spazio necessario per chiudere il dossier Castro. È esattamente il passaggio che Roma non ha mai compiuto. L’Italia, pur lavorando sottotraccia, ha evitato di criticare Washington e non ha voluto esporsi con un atto politico che avrebbe potuto pesare nel rapporto con Maduro. Una differenza di linea che, nella ricostruzione di chi segue il dossier, ha contribuito a spingere la Francia verso il risultato e a lasciare invece il caso Trentini ancora impantanato.

Il governo ritiene però la partita assolutamente aperta: ferma la delusione per le rassicurazioni non mantenute arrivate da alcuni mediatori e la preoccupazione per i rapporti con gli Stati Uniti, i canali che si erano aperti a ottobre scorso – quando a Roma, per la canonizzazione dei primi due santi venezuelani, José Gregorio Hernández e suor Carmen Rendiles, arrivarono pezzi importanti dell’establishment di Maduro – restano attivi. “Ma non basta”, attacca Angelo Bonelli di Avs. “Chiedo alla presidente Meloni e al ministro Tajani di agire con la stessa determinazione e lo stesso metodo mostrato dalla Francia. L’appello disperato della madre, Armanda Colusso Trentini, è il grido di un Paese intero che dobbiamo fare nostro”.

“L’Italia sembra inerme e impassibile. Meloni e Tajani devono agire immediatamente e spiegare questa inerzia intollerabile nei confronti di un nostro connazionale”, attacca il segretario di Più Europa, Riccardo Magi.

Leggi i commenti