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Tecnologia e know how nucleare: la missione segreta degli scienziati iraniani in Russia

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Secondo gli americani, l’incontro, avvenuto a novembre dello scorso anno, serviva per procurare a Teheran tecnologia militare sensibile, rivela il Fiancial Times. L’Aiea prepara una nuova mozione di censura
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Almeno fino alla fine del 2024, scienziati nucleari iraniani e tecnici russi legati al ministero della Difesa di Mosca, esperti di nucleare, hanno avuto contatti e scambi di informazioni che, secondo gli Stati Uniti, puntavano a procurare a Teheran tecnologia potenzialmente utilizzabile per lo sviluppo di armi atomiche, rivela il Financial Times, che è venuto in possesso di documenti riservati.

L’incontro segreto

Tra il 7 e l’11 novembre, un gruppo di ingegneri e fisici dell’Organization of Defensive Innovation and Research (Spnd) iraniana è andato a San Pietroburgo per incontrare funzionari ed esperti russi della Laser Systems, un'azienda sotto sanzioni statunitensi che sviluppa sistemi per uso sia civile che militare, legata all’esercito di Mosca. I ricercatori iraniani viaggiavano con passaporti diplomatici.

Il Financial Times ha parlato con un ex analista della Cia, Jim Lamson, ricercatore al James Martin Center for Nonproliferation Studies, secondo il quale gli iraniani cercava…

Almeno fino alla fine del 2024, scienziati nucleari iraniani e tecnici russi legati al ministero della Difesa di Mosca, esperti di nucleare, hanno avuto contatti e scambi di informazioni che, secondo gli Stati Uniti, puntavano a procurare a Teheran tecnologia potenzialmente utilizzabile per lo sviluppo di armi atomiche, rivela il Financial Times, che è venuto in possesso di documenti riservati.

L’incontro segreto

Tra il 7 e l’11 novembre, un gruppo di ingegneri e fisici dell’Organization of Defensive Innovation and Research (Spnd) iraniana è andato a San Pietroburgo per incontrare funzionari ed esperti russi della Laser Systems, un'azienda sotto sanzioni statunitensi che sviluppa sistemi per uso sia civile che militare, legata all’esercito di Mosca. I ricercatori iraniani viaggiavano con passaporti diplomatici.

Il Financial Times ha parlato con un ex analista della Cia, Jim Lamson, ricercatore al James Martin Center for Nonproliferation Studies, secondo il quale gli iraniani cercavano "tecnologia laser e competenze che potessero aiutarli a convalidare un progetto di arma nucleare senza condurre un test esplosivo”. Non è il primo incontro di questo tipo: già ad agosto il quotidiano della City aveva raccontano di una trasferta segreta dei tecnici iraniani in Russia, apparentemente con lo stesso obiettivo.

La collaborazione con Mosca

Teheran ha sempre ribadito di voler usare l’industria nucleare solo per scopi civili, e che l’arricchimento dell’uranio serve per la ricerca e lo sviluppo di farmaci. La Russia, che ha aiutato l’Iran a costruire il reattore nucleare civile di Bushehr, si è sempre detta contraria a un Iran con l’arma atomica, ma secondo la ricercatrice del Carnegie, Nicole Grajewski, gli incontri dimostrano un salto di qualità nella collaborazione sul nucleare tra i due paesi, "una prova forte del fatto che la Russia stava assistendo l'Iran nella sua ricerca sulle armi nucleari”.

A giugno, israeliani e americani hanno bombardato i principali siti del programma nucleare iraniano ma sebbene Trump sostenga che sia stato “obliterato”, le agenzie di intelligence e la stessa agenzia internazionale per l’energia atomica, Aiea, confermano che il programma non è stato cancellato ma ritardato, e che le scorte di uranio arricchito al 60% da Teheran (poco sotto il 90% necessario per un’arma atomica) non sono state distrutte.

Il rischio di un nuovo conflitto

La guerra dei 12 giorni, insomma, non ha chiuso la partita, e diversi analisti sono convinti che un altro round di scontri militari tra Israele e Iran sia solo questione di quando, non di se. La tensione resta alta anche sul fronte della diplomazia nucleare. A ottobre gli europei hanno spinto perché l’Onu reintroducesse le sanzioni all’Iran, scaduti i dieci anni dell’accordo siglato nel 2015, e il consiglio dei governatori dell’Aiea si appresta a discutere una nuova mozione di censura sul programma nucleare iraniano.

L’Aiea al buio

Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha chiesto nuovamente all'Iran di consentire le ispezioni sui siti attaccati a giugno, richiesta respinta dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che stava trattando con gli americani sul nucleare proprio nei giorni in cui iniziò l’attacco israeliano. "Cooperiamo solo sugli impianti nucleari che non sono stati colpiti, in conformità con le normative dell'Aiea", ha dichiarato. Teheran non si fida, ma la situazione economica del paese è disastrosa, e le sanzioni hanno aggravato un quadro giù cupo. Negoziare potrebbe essere l’unica chance per la Repubblica islamica di evitare proteste interne e un nuovo scontro militare con Israele.

Kamal Kharrazi, capo del Consiglio strategico per le relazioni estere dell'Iran e consigliere della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ha detto che l’Iran è disposto a riprendere le trattative con Trump, ma solo se saranno basate sulla “parità e sul rispetto reciproco”. Prima della guerra dei 12 giorni, Trump aveva imposto come condizione per un accordo lo stop all’arricchimento dell’uranio, Teheran si è opposta, rivendicandolo come proprio diritto. Ora l’intesa con i sauditi potrebbe cambiare l’equazione. Washington ha accettato di contribuire a sviluppare il nucleare civile di Riad, ma a una condizione: niente arricchimento dell’uranio su suolo saudita.

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