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A Gaza torna il cinema per bimbi: “Ho visto i loro occhi tristi illuminarsi dopo anni di guerra”

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Il Centro Culturale Al-Shawa ospita Il festival: “Ne hanno bisogno per recuperare normalità, sono ancora segnati dall’orrore delle bombe”
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Al Mawasi (Gaza) – Nel Giorno Universale del Bambino è stato inaugurato un festival del cinema dedicato ai più piccoli, il primo dopo due anni di guerra. A Gaza il conflitto ha strappato l’infanzia ai bambini. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unicef, 50.000 minori sono stati uccisi o feriti. Hanno affrontato condizioni durissime: scuole chiuse, continui sfollamenti, bombardamenti senza tregua e responsabilità troppo grandi per la loro età.

(afp)

Il festival cinematografico al Centro Culturale Rashad Al-Shawa, uno dei più antichi centri di Gaza City ora rifugio per sfollati, è diventato per loro un’occasione per ritrovare, anche solo per un momento, un po’ dell’infanzia perduta. Per venti giorni a Gaza saranno proiettati film pensati per regalare ai bambini un po’ di gioia. La giornata inaugurale è stata intensa: centinaia di piccoli spettatori sono arrivati pieni di entusiasmo, impazienti di entrare in …

Al Mawasi (Gaza) – Nel Giorno Universale del Bambino è stato inaugurato un festival del cinema dedicato ai più piccoli, il primo dopo due anni di guerra. A Gaza il conflitto ha strappato l’infanzia ai bambini. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unicef, 50.000 minori sono stati uccisi o feriti. Hanno affrontato condizioni durissime: scuole chiuse, continui sfollamenti, bombardamenti senza tregua e responsabilità troppo grandi per la loro età.

(afp)

Il festival cinematografico al Centro Culturale Rashad Al-Shawa, uno dei più antichi centri di Gaza City ora rifugio per sfollati, è diventato per loro un’occasione per ritrovare, anche solo per un momento, un po’ dell’infanzia perduta. Per venti giorni a Gaza saranno proiettati film pensati per regalare ai bambini un po’ di gioia. La giornata inaugurale è stata intensa: centinaia di piccoli spettatori sono arrivati pieni di entusiasmo, impazienti di entrare in sala. Le proiezioni li hanno travolti di risate e sorrisi che illuminavano volti troppo a lungo segnati dalla paura. I loro occhi brillavano finalmente di gioia, non del terrore dei missili. La guerra ha portato via loro moltissimo, ma nei loro sguardi c’è la speranza che i giorni a venire possano portare guarigione.

«Ero così emozionata, dall’inizio della guerra non ho più potuto vedere un film perché non abbiamo elettricità. Non abbiamo più una casa e non posso usare il telefono: è difficile caricarlo e collegarlo a Internet», racconta Salma Al-Khour, 12 anni, di Gaza City. Le stazioni di ricarica sono sempre affollatissime e, come tutti, spesso non riesce a trovare un posto per caricare il cellulare. Per questo ha dovuto rinunciare anche alla scuola: non riusciva seguire le lezioni online. Quando è entrata nel Centro Culturale e ha visto il grande schermo, ha avuto la sensazione di tornare ai giorni prima della guerra, «alla vita che conoscevo».

«Il posto era pieno di bambini. Eravamo tutti lì con le nostre famiglie a parlare, ridere e guardare spettacoli con le marionette, clown e ascoltare musica. Mi mancava così tanto questa vita. Mi sono sentita di nuovo una bambina, lontana dalla guerra. Parteciperò a tutti i giorni del festival per vivere un’atmosfera diversa dalla dura vita nella tenda».

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Reem Fares, 35 anni, ha portato al festival i suoi quattro figli. «È un’occasione per il loro benessere mentale. Dalla tregua cerco di aiutarli a superare la paura e il terrore provocati dai rumori intorno a noi. Provo a tenerli impegnati con lo studio, ma la vita in tenda è difficile e non mi lascia abbastanza tempo per seguirli davvero», racconta. I suoi figli - racconta - hanno paura di qualsiasi rumore, alcuni faticano a parlare per lo shock, e hanno smesso di andare a scuola. «Quando al festival hanno incontrato altri bambini come loro, li ho visti finalmente felici. Per la prima volta ho sentito che stavano davvero bene», dice Fares.

Anche per i dieci nipoti di Wafaa Halas, 50 anni, il festival è stato importante. «Avevano bisogno di un’atmosfera diversa, invece di uscire a cercare acqua e cibo», spiega. «Ho visto una bambina di 2 anni meravigliarsi davanti allo schermo, non ne aveva mai visto uno prima. Spero che questi eventi continuino perché la paura dei bombardamenti è ancora presente nelle loro vite».

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Nel centro che ospita il festival un tempo c’era un grande teatro e la Biblioteca Diana Tamri Sabbagh, una delle più antiche della Striscia. Durante la guerra, il teatro è stato distrutto e la biblioteca bruciata: un gesto percepito come un tentativo di cancellare la cultura palestinese. Per Rashid Mashharawi, fondatore e direttore del festival, i bambini di Gaza hanno vissuto un’oscurità insopportabile e l’arte ha il potere di riparare ciò che la guerra ha spezzato. Ridisegnare il sole, afferma, è un atto di resistenza e una dichiarazione d’amore per la vita. Il direttore aggiunge che staff e volontari raggiungeranno ogni angolo della Striscia per portare ai bambini gioia dopo un’esperienza di sofferenza indescrivibile. L’obiettivo è offrire loro uno spazio sicuro in cui esprimersi liberamente, recuperare la capacità di giocare e immaginare, e ricostruire la fiducia in sé stessi.

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