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Telefonata Xi-Trump: “Il ritorno di Taiwan alla Cina è parte dell’ordine del dopoguerra”

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La dichiarazione dopo l’escalation tra Pechino e Tokyo in seguito alle parole della premier Takaichi. I due presidenti hanno parlato anche di Ucraina, con il leader cinese che ha spiegato: “L’accordo di pace sia equo e duraturo”
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PECHINO – Quasi tre settimane: da tanto dura ormai lo scontro tra Cina e Giappone. A scatenare la crisi più dura tra i due Paesi asiatici le parole della premier nipponica Sanae Takaichi che lo scorso 7 novembre affermò che un ipotetico attacco cinese a Taiwan potrebbe provocare una risposta militare di Tokyo. Settimane durante le quali Pechino ha scatenato rappresaglie economiche contro il Sol Levante, tonnellate di propaganda nazionalistica e un’offensiva diplomatica per mostrare al mondo tutta la propria irritazione. Da ultimo lo ha fatto il leader Xi Jinping in persona, che nella telefonata di ieri con il presidente Usa Donald Trump, ha ricordato all’americano — alleato di Tokyo — che il ritorno di Taiwan alla Cina è “parte fondamentale dell’ordine internazionale del dopoguerra”.

Sottolineando che i due, nel faccia a faccia a Busan in Corea del Sud il mese scorso, hanno avuto “un incontro proficuo durante il quale abbiamo raggiunto molti importanti accordi e che ciò dimostra che l…

PECHINO – Quasi tre settimane: da tanto dura ormai lo scontro tra Cina e Giappone. A scatenare la crisi più dura tra i due Paesi asiatici le parole della premier nipponica Sanae Takaichi che lo scorso 7 novembre affermò che un ipotetico attacco cinese a Taiwan potrebbe provocare una risposta militare di Tokyo. Settimane durante le quali Pechino ha scatenato rappresaglie economiche contro il Sol Levante, tonnellate di propaganda nazionalistica e un’offensiva diplomatica per mostrare al mondo tutta la propria irritazione. Da ultimo lo ha fatto il leader Xi Jinping in persona, che nella telefonata di ieri con il presidente Usa Donald Trump, ha ricordato all’americano — alleato di Tokyo — che il ritorno di Taiwan alla Cina è “parte fondamentale dell’ordine internazionale del dopoguerra”.

Sottolineando che i due, nel faccia a faccia a Busan in Corea del Sud il mese scorso, hanno avuto “un incontro proficuo durante il quale abbiamo raggiunto molti importanti accordi e che ciò dimostra che la cooperazione tra Cina e Stati Uniti è vantaggiosa per entrambi”, Xi ha voluto con decisione rimarcare la linea rossa principale per Pechino: Taiwan. “La Cina e gli Stati Uniti hanno combattuto fianco a fianco contro il fascismo e il militarismo. Considerando ciò che sta accadendo, è ancora più importante salvaguardare congiuntamente la vittoria della Seconda guerra mondiale”.

Presto è arrivata la risposta di Taiwan che ha respinto le rivendicazioni del presidente Xi Jinping. Il premier taiwanese Cho Jung-tai, nel resoconto dei media locali, ha osservato che “dobbiamo sottolineare ancora una volta che la Repubblica di Cina (il nome ufficiale di Taiwan, ndr) è un Paese pienamente sovrano e indipendente”. Pertanto, ha aggiunto Cho, "+”per i 23 milioni di abitanti della nostra nazione, il 'ritorno' non è un'opzione, questo è molto chiaro”.

La Cina considera Taiwan parte del proprio territorio e ha promesso di riprendersi l’isola in futuro, se necessario anche con la forza. Le parole di Xi arrivano dopo che la settimana scorsa l’ambasciatore Usa in Giappone aveva rassicurato Takaichi sul sostegno americano. Una crisi, questa tra Pechino e Tokyo su Taiwan, che si riflette anche sull’America e che rischia di creare nuove tensioni nei rapporti tra Trump e Xi nonostante il leader Usa abbia definito “molto buona” la telefonata di ieri, aggiungendo che si recherà a Pechino ad aprile su invito di Xi. I due leader hanno anche discusso di Ucraina: Xi ha sottolineato “il sostegno della Cina a tutti gli sforzi che favoriscono la pace” e ha espresso la speranza che le parti “raggiungano al più presto un accordo equo, duraturo e risolvano la crisi alla radice”.

Nella disputa con il Giappone, Pechino è tornata ieri nuovamente ad attaccare Tokyo definendo il piano nipponico di schierare missili su un’isola vicino a Taiwan un tentativo di creare tensioni regionali e provocare un confronto militare. In visita domenica nella base di Yonaguni, isola che si trova a 110 km ad est di Taiwan, il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha ribadito che i piani per lo schieramento di missili terra-aria a medio raggio sull’isola giapponese “stanno procedendo”.

Dopo le parole di Takaichi, la Cina ha rispolverato un collaudato manuale: pressioni economiche e navi nelle acque contese attorno alle isole Senkaku/Diaoyu. Fu Cong, ambasciatore cinese all’Onu, ha scritto al segretario generale Guterres: “Se il Giappone osasse intervenire militarmente nello Stretto, sarebbe un’aggressione. La Cina eserciterà il proprio diritto di autodifesa”. Il messaggio è chiaro: né il Giappone, e neppure gli Usa, dovrebbero immischiarsi nella questione Taiwan.

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