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L’equivoco sul piano di pace: Zelensky informato per telefono dagli Usa ma pensava fosse una bozza

Da sinistra, Jared Kushner e Steve Witkoff

 

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Secondo la ricostruzione di “Axios”, Witkoff e Kushner hanno chiamato in vivavoce il presidente ucraino il 16 novembre senza spiegarli che quella era la versione che avrebbe dovuto firmare
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NEW YORK – Il 16 novembre, due giorni prima che venisse svelato il “piano di pace in 28 punti” di Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky era al telefono. Dall’altra parte, in vivavoce, due americani gli stavano leggendo, punto per punto, il piano attribuito al presidente degli Stati Uniti per mettere fine al conflitto tra Russia e Ucraina. I due americani erano l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner. Durante la telefonata ci sarebbe stato un fraintendimento: Zelensky non avrebbe capito che si trattava del piano da accettare. Pensava fosse uno scambio di idee. Pochi giorni dopo, invece, Trump gli ha intimato di firmarlo, fissando la scadenza di giovedì, data non casuale: Thanksgiving, il Giorno del Ringraziamento che si celebra in Usa.

In crollo di popolarità, con un colpo di teatro il tycoon voleva annunciare la pace a milioni di americani. La nuova rivelazione è del sito Axios, lo stesso che ha svelato il piano di 2…

NEW YORK – Il 16 novembre, due giorni prima che venisse svelato il “piano di pace in 28 punti” di Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky era al telefono. Dall’altra parte, in vivavoce, due americani gli stavano leggendo, punto per punto, il piano attribuito al presidente degli Stati Uniti per mettere fine al conflitto tra Russia e Ucraina. I due americani erano l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner. Durante la telefonata ci sarebbe stato un fraintendimento: Zelensky non avrebbe capito che si trattava del piano da accettare. Pensava fosse uno scambio di idee. Pochi giorni dopo, invece, Trump gli ha intimato di firmarlo, fissando la scadenza di giovedì, data non casuale: Thanksgiving, il Giorno del Ringraziamento che si celebra in Usa.

In crollo di popolarità, con un colpo di teatro il tycoon voleva annunciare la pace a milioni di americani. La nuova rivelazione è del sito Axios, lo stesso che ha svelato il piano di 28 punti ed entrata nelle grazie della Casa Bianca, per cui non è chiaro quanto sia fedele alla realtà o frutto di una versione addomesticata dall’amministrazione Usa, che sta cercando di uscire dall’angolo, dopo essere stata accusata di aver presentato un piano sbilanciato, elaborato dal Cremlino e tradotto in inglese da un interprete russo.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha chiesto agli ucraini di dire pubblicamente che il piano è stato discusso anche con loro. Washington ha sostenuto che il consigliere alla sicurezza nazionale ucraina, Rustem Umerov, avesse già letto la bozza e dato l’assenso, ma Umerov ha smentito. Sempre secondo Axios, alla base del mancato incontro tra Witkoff e Zelensky, il 19 novembre in Turchia, per discutere il piano, ci sarebbe stato il fatto che il leader ucraino non avesse preso sul serio la bozza, che prevede concessioni di territori a Mosca, e la riduzione dell’esercito ucraino. A quel punto Trump, su consiglio del vice, JD Vance, avrebbe deciso di inviare a Kiev il ministro dell’esercito Dan Driscoll, per consegnare di persona a Zelensky la bozza da firmare. Il leader ucraino l’avrebbe accettata ma solo come base per avviare i negoziati. Trump si è irritato e lo ha accusato di non mostrare gratitudine.

Non è chiaro come il genero di Trump e Witkoff, immobiliarista senza esperienza diplomatica, avessero presentato il documento a Zelensky, ed è irrituale aspettarsi un frettoloso sì per telefono su un tema così delicato da una delle due parti in guerra, mentre l’altra, rappresentata dall’inviato del Cremlino, l’uomo d’affari Kirill Dmitriev, aveva incontrato Witkoff due volte a Miami per mettere a punto il piano.

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