«E come fai a capirci qualcosa? A fidarti?». Quattro anni di guerra, poi tra un missile e uno scandalo ecco il negoziato. Duro, inatteso. In tre giorni sveste l’abito tetro dell’ultimatum e perde temporaneamente 9 punti, quelli indigeribili: «Le questioni delicate le discuterò con Trump. Milioni di ucraini si aspettano e meritano una pace dignitosa», dice il presidente Zelensky. «È una specie di scherzo, cancellano qualcosa, aggiungono qualcosa, i russi diranno che non sono d’accordo e poi cosa succederà?», domanda Anna S.V commentando le notizie sul Times of Ukraine.
«Grazie per il tuo supporto», twitta a ripetizione Zelensky sotto i messaggi dei leader europei al vertice di Luanda sull’Ucraina: «Grazie» al cancelliere Merz e al presidente croato Plenkovich, «grazie» a Costa e Von der Leyen, a Martin, a Schoof… «È importante che accanto a noi altri europei siano coinvolti nei contatti col team americano. Il futuro dell’Ucraina è nella Ue, e la sicurezza condivisa si sta decidendo ora…
«E come fai a capirci qualcosa? A fidarti?». Quattro anni di guerra, poi tra un missile e uno scandalo ecco il negoziato. Duro, inatteso. In tre giorni sveste l’abito tetro dell’ultimatum e perde temporaneamente 9 punti, quelli indigeribili: «Le questioni delicate le discuterò con Trump. Milioni di ucraini si aspettano e meritano una pace dignitosa», dice il presidente Zelensky. «È una specie di scherzo, cancellano qualcosa, aggiungono qualcosa, i russi diranno che non sono d’accordo e poi cosa succederà?», domanda Anna S.V commentando le notizie sul Times of Ukraine.
«Grazie per il tuo supporto», twitta a ripetizione Zelensky sotto i messaggi dei leader europei al vertice di Luanda sull’Ucraina: «Grazie» al cancelliere Merz e al presidente croato Plenkovich, «grazie» a Costa e Von der Leyen, a Martin, a Schoof… «È importante che accanto a noi altri europei siano coinvolti nei contatti col team americano. Il futuro dell’Ucraina è nella Ue, e la sicurezza condivisa si sta decidendo ora. Grazie per aver sostenuto le nostre posizioni».
«Il piano in 28 punti non esiste più. Alcuni sono stati eliminati, altri modificati. Non un solo commento da parte ucraina è rimasto senza risposta», trionfa sul suo Facebook Oleksandr Bevz, consigliere del capo dell’ufficio presidenziale Yermak che guida la delegazione ucraina. Pochi giorni fa Yermak aveva un piede fuori dalla Presidenza. La fronda interna al partito ne chiedeva la testa: erano suoi uomini, suoi amici e sue scelte gli indagati e arrestati per corruzione. «Lo sta salvando dai sospetti», dice «un uomo della squadra presidenziale» nel retroscena di Pravda ucraina, commentando la scelta di Zelensky di affidargli un incarico delicatissimo. Lo ha protetto grazie a Trump: «Il piano di pace portato a Kiev dai suoi emissari era così scandaloso che il destino di Yermak è sembrato secondario».
In questo terremoto diplomatico, politico e giudiziario, milioni di ucraini si giocano sopravvivenza e futuro. «Dobbiamo decidere noi quale piano di pace, non Trump. Gli ucraini hanno sacrificato la testa per costruire le proprie vite», dice Yaroslava Hopanyuk. «Non ci possono essere concessioni. I russi hanno invaso senza provocazione», sostiene Petro Drachuk. «E poi dove sono le concessioni russe?», domanda Iryna Verlyuk. Migliaia di morti e fiumi di promesse — ritorno ai confini del 1991 e Crimea, condanna per crimini di guerra e risarcimento danni — e ora la minaccia di capitolare al tavolo negoziale. Zelensky che prese per mano il popolo resistendo, adesso è indebolito e accerchiato dalla crisi al fronte e dagli spettri dello scandalo nei corridoi del suo ufficio.
«Aprite gli occhi: perché c’è un piano così rapido? Perché Zelensky è intrappolato, impantanato in tangenti, corruzione e bugie. Non ha altra scelta che andare in prigione, e per evitarlo dovrà accettare e firmare. Trump lo ha comprato», scrive Yuri Rudenko su Facebook. Le promesse svanite sono fiele in bocca, è la sensazione di essere traditi. «Shock è un eufemismo — dice Olga Tarasova — come possiamo ridurre l’esercito con due vicini squallidi come Russia e Bielorussia accanto?». Persino gli analisti sono nella bufera: «Il piano di Trump è inaccettabile e ingiusto — dice Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto di Politica di Kiev — ma è la migliore alternativa sul tavolo: cosa faremo tra un anno quando la Russia conquisterà Pokrovsk, Hulyaipole e Orekhovo, si avvicinerà a Zaporizhzhia, conquisterà territori in regione di Kharkiv e il Donbass?».
Alla scacchiera c’è un presidente in difficoltà: «Ora l’elenco delle misure per porre fine alla guerra può diventare fattibile. Ci sono meno punti e molti aspetti positivi sono stati presi in considerazione. C’è ancora qualcosa su cui lavorare insieme, molto difficile, per elaborare un documento finale, e dobbiamo fare tutto con dignità».