✕

Contrabbando dalla Siria e nuovi comandanti: così Hezbollah prova a riorganizzarsi

A Beirut i funerali del capo militare di Hezbollah Ali Tabatabai (afp)

Ascolta l'audio

Il gruppo armato libanese non intende disarmare. E gli americani avvertono: Israele potrebbe decidere di agire con la forza
3 minuti di lettura

Il 27 settembre, gli agenti della sicurezza interna siriana hanno fatto irruzione in un magazzino di al Qusayr, a sud di Homs, ricavando un lauto bottino: razzi Rpg, mitragliatrici, oltre 200 missili Grad. Erano pronti per essere contrabbandati oltreconfine, in Libano, da gruppi armati che probabilmente li avrebbero trasferiti a Hezbollah.

Durante la guerra civile siriana, al Qusayr era un avamposto cruciale per le milizie filo-iraniane perché vicina al confine libanese, da lì passavano armi, uomini e denaro, in un filo quasi diretto con Teheran. Con la caduta di Assad, i miliziani se ne sono andati, ma a un anno dalla fine della guerra tra Hezbollah e Israele al Qusayr e altre zone del sud siriano, anche se in misura minore, sono tornate ad essere un punto di traffici e contrabbando.

Il costituendo nuovo esercito siriano di al Sharaa ha fatto decine di operazioni per sequestrare armi e droga, ma non ha la forza per controllare tutto il territorio. Ed Hezbollah, pesantemente indebol…

Il 27 settembre, gli agenti della sicurezza interna siriana hanno fatto irruzione in un magazzino di al Qusayr, a sud di Homs, ricavando un lauto bottino: razzi Rpg, mitragliatrici, oltre 200 missili Grad. Erano pronti per essere contrabbandati oltreconfine, in Libano, da gruppi armati che probabilmente li avrebbero trasferiti a Hezbollah.

Durante la guerra civile siriana, al Qusayr era un avamposto cruciale per le milizie filo-iraniane perché vicina al confine libanese, da lì passavano armi, uomini e denaro, in un filo quasi diretto con Teheran. Con la caduta di Assad, i miliziani se ne sono andati, ma a un anno dalla fine della guerra tra Hezbollah e Israele al Qusayr e altre zone del sud siriano, anche se in misura minore, sono tornate ad essere un punto di traffici e contrabbando.

Il costituendo nuovo esercito siriano di al Sharaa ha fatto decine di operazioni per sequestrare armi e droga, ma non ha la forza per controllare tutto il territorio. Ed Hezbollah, pesantemente indebolito dagli attacchi israeliani, prova a sfruttare le porosità della Siria per ricostruire il proprio arsenale. L'11 settembre, le autorità siriane hanno arrestato una cellula di miliziani che operava a Sasa e Kanaker nel Rif Dimashq, a pochi chilometri a est della zona demilitarizzata occupata da Israele.

I movimenti siriani non sono isolati, ma fanno parte di uno sforzo più ampio del movimento paramilitare libanese per ricucire le ferite subite nella guerra del 2024, quando Israele ha ucciso il leader Hassan Nasrallah e ha quasi azzerato la vecchia catena di comando, distruggendo i magazzini, i bunker, le postazioni di lancio dei missili. Subito dopo quella debacle, furono gli iraniani a prendere in mano la situazione per ricostituire i comandi di Hezbollah.

Una seconda e terza generazione di miliziani è salita di grado: sono giovani che hanno meno esperienza sul campo ma più familiarità con le nuove tecnologie, una competenza necessaria considerate le infiltrazioni di Israele nelle linee di comunicazione del movimento, oltreché nei suoi ranghi. Il gruppo si è dato una organizzazione più decentralizzata, i battaglioni che operano a livello locale non devono per forza aspettare ordini da Beirut, secondo le informazioni raccolte dall’intelligence occidentale.

I servizi israeliani e quelli americani monitorano da vicino i movimenti del partito-milizia e affermano che il gruppo sta facendo scorta di razzi, missili anticarro e artiglieria, contrabbandando le armi attraverso i porti o le indebolite ma ancora attive linee di fornitura siriane, e costruendo siti di produzione in loco delle armi. E concentrando le operazioni a nord del fiume Litani e nella valle della Bekaa, a est, storica roccaforte del partito armato, per evitare di scontrarsi con l’esercito libanese al quale spetterebbe il compito di far rispettare l’accordo di cessate il fuoco che prevedeva proprio il disarmo di Hezbollah e la smilitarizzazione del sud del Libano. In questo sforzo di ricomposizione, il partito di Dio sta ricevendo il sostegno cruciale dell’Iran, determinato a non perdere il suo asset più prezioso e la prima di linea di difesa in caso di una nuova guerra con Israele.

Secondo il dipartimento del Tesoro americano, i Pasdaran iraniani hanno trasferito a Hezbollah più di un miliardo di dollari nei primi dieci mesi del 2025, fornendo al gruppo anche armi, addestramento, supporto logistico e sostegno politico. Washington ha chiesto al governo libanese di rafforzare i controlli sugli uffici di cambio valuta, sugli istituti finanziari e sui trasferimenti di denaro dall'Iran: nel mirino del Tesoro ci sono i passaggi di contanti, lingotti d'oro, portafogli di criptovalute e trasferimenti al di fuori del sistema bancario ufficiale.

Il disarmo procede a rilento o non procede, accusano americani e israeliani. Israele ha intensificato gli attacchi, mai davvero interrotti. Dal cessate il fuoco, l’Idf ha effettuato più di 1000 raid nel sud del libano e a Beirut oltre 500 attacchi di artiglieria. Domenica, l’esercito israeliano ha mostrato di essere pronto a una ulteriore escalation uccidendo in pieno giorno a Dahieh, roccaforte martoriata di Hezbollah a Beirut, Haytham Ali Tabtabai, il comandante militare più alto in grado, non un membro fondatore del gruppo ma parte della "seconda generazione” che aveva combattuto in Siria e nello Yemen.

Il governo libanese, che pure si è impegnato a disamare la milizia, è troppo debole per riuscirci. Il presidente Aoun, che è stato a lungo capo dell’esercito libanese, teme di provocare scontri settari interni con la comunità sciita se le Laf dovessero agire a muso duro contro Hezbollah. Il partito di Dio, d’altro canto, considera la sue armi intoccabili, un diritto alla difesa dell’intero Libano. La tensione continua a salire, e potrebbe rendere inevitabile una nuova guerra, secondo l’inviato Usa Tom Barrack, che agli inizi di novembre ha dichiarato: “O imparano la lezione e decidono di avviare negoziati diretti con Israele sotto l’egida degli Stati Uniti, per stabilire un calendario e un meccanismo per disarmare Hezbollah, oppure il Libano sarà lasciato al suo destino e rimarrà così per molto tempo, senza che nessuno se ne preoccupi, né in America né nella regione, e nessuno sarà in grado di fare pressione su Israele per impedirgli di fare tutto ciò che ritiene appropriato per intraprendere il disarmo con la forza“.

Leggi i commenti