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Taiwan: “Il ritorno alla Cina non è un’opzione”. Colloqui Tokyo-Pechino dopo la telefonata Xi-Trump

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Il presidente Usa aveva chiamato la premier giapponese dopo la conversazione con l’omologo cinese. La questione Taipei portata all’Onu
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PECHINO - Poche ore dopo aver parlato con il leader cinese Xi Jinping, Donald Trump telefona alla premier giapponese Sanae Takaichi. I contenuti della conversazione non sono stati resi pubblici al momento. Takaichi si è limitata a dire che il presidente statunitense “ha fornito una spiegazione dello stato attuale delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Abbiamo poi scambiato una serie di opinioni sul rafforzamento dell'alleanza tra Giappone e Stati Uniti, nonché sulla situazione e sulle varie sfide che deve affrontare la regione indo-pacifica. Trattandosi di scambi diplomatici, mi asterrò dall'entrare nei dettagli del contenuto della discussione", ha continuato, senza menzionare esplicitamente Taiwan: questione che da settimane è al centro della crisi tra Pechino e Tokyo, dopo che lo scorso 7 novembre la premier giapponese disse che un ipotetico attacco cinese all'isola potrebbe essere interpretato come una “minaccia esistenziale” per il Giappone, il che potrebbe provocare una risposta…

PECHINO - Poche ore dopo aver parlato con il leader cinese Xi Jinping, Donald Trump telefona alla premier giapponese Sanae Takaichi. I contenuti della conversazione non sono stati resi pubblici al momento. Takaichi si è limitata a dire che il presidente statunitense “ha fornito una spiegazione dello stato attuale delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Abbiamo poi scambiato una serie di opinioni sul rafforzamento dell'alleanza tra Giappone e Stati Uniti, nonché sulla situazione e sulle varie sfide che deve affrontare la regione indo-pacifica. Trattandosi di scambi diplomatici, mi asterrò dall'entrare nei dettagli del contenuto della discussione", ha continuato, senza menzionare esplicitamente Taiwan: questione che da settimane è al centro della crisi tra Pechino e Tokyo, dopo che lo scorso 7 novembre la premier giapponese disse che un ipotetico attacco cinese all'isola potrebbe essere interpretato come una “minaccia esistenziale” per il Giappone, il che potrebbe provocare una risposta militare di Tokyo.

Trump finora non ha mai commentato pubblicamente la disputa tra Cina e Giappone. La premier nipponica afferma: “Il presidente ha detto che lui ed io siamo ottimi amici e che posso chiamarlo in qualsiasi momento”.

La questione Taiwan è stata al centro della telefonata di ieri tra Xi e Trump, almeno secondo il resoconto cinese della conversazione: il ritorno di Taiwan alla Cina è “parte fondamentale dell'ordine internazionale del dopoguerra”, ha detto il leader cinese al presidente Usa. Parole rispedite al mittente questa mattina dal premier di Taiwan, Cho Jung-tai: “Per i 23 milioni di cittadini della nostra nazione, il ‘ritorno’ non è un’opzione”.

A differenza dei cinesi, dopo la telefonata con Xi Trump non ha fatto alcun riferimento a Taiwan. Tanto basta a Taipei per sentirsi più sollevata. Il vice ministro degli Esteri François Chihchung Wu si dice convinto che il silenzio di Trump è un segno che Taiwan non è stata trattata come una merce di scambio nei più ampi negoziati tra Stati Uniti e Cina. “Il fatto che non siamo stati menzionati è il miglior risultato possibile, perché significa che non facciamo parte dell’accordo”.

La Cina considera Taiwan parte del proprio territorio e ha promesso di riprendersi l’isola in futuro, se necessario anche con la forza. Negli ultimi anni ha intensificato la pressione sull’isola: questa mattina il ministero della Difesa taiwanese ha dichiarato di aver avvistato ieri un pallone aerostatico proveniente dalla Cina che sorvolava lo Stretto di Taiwan.

Per provare a calmare le acque in questa crisi - la più grave degli ultimi anni - tra Pechino e Tokyo, oggi si stanno incontrando il vice ministro degli Esteri giapponese e l'ambasciatore cinese in Giappone. Una crisi che però non si placa e viene portata anche alle Nazioni Unite. Lo scorso weekend Fu Cong, ambasciatore cinese all’Onu, ha scritto una lettera indirizzata direttamente al segretario generale Antonio Guterres nella quale affermava che “se il Giappone osasse intervenire militarmente nello Stretto, sarebbe un atto di aggressione. La Cina eserciterà con determinazione il proprio diritto di autodifesa”.

Tokyo ha voluto fare lo stesso: l'ambasciatore giapponese presso le Nazioni Unite, Kazuyuki Yamazaki, ha inviato una lettera a Guterres nella quale sostiene che l'affermazione della Cina, secondo cui il Giappone eserciterebbe il proprio diritto all'autodifesa anche in assenza di un attacco armato, è errata. “Purtroppo alcuni Paesi hanno intrapreso un prolungato potenziamento delle proprie capacità militari in modo non trasparente. Ci sono nazioni che continuano a tentare di modificare unilateralmente lo status quo con la forza o la coercizione, nonostante l'opposizione dei paesi vicini”. Afferma che la posizione del suo Paese su Taiwan non è cambiata dal comunicato congiunto Giappone-Cina del 1972, quando le due nazioni hanno normalizzato le relazioni diplomatiche, aggiungendo che Tokyo si aspetta che la questione di Taiwan venga risolta pacificamente attraverso il dialogo.

Ieri Pechino aveva criticato duramente il piano di Tokyo di schierare un'unità missilistica terra-aria a medio raggio a Yonaguni, l'isola più vicina a Taiwan, definendolo un tentativo di “creare tensioni regionali e provocare un confronto militare”. Dopo aver individuato un drone cinese in volo tra Yonaguni e Taiwan, sempre ieri il Giappone ha fatto decollare uno dei suoi caccia.

Dallo scoppio di questa crisi Pechino ha messo in atto varie misure di pressione economica contro il Paese del Sol Levante: ha sconsigliato ai cinesi di andare in vacanza in Giappone, ha bloccato l’uscita di due film giapponesi, ha cancellato concerti ed eventi, ha sospeso l’import di prodotti ittici. Ora, secondo Bloomberg, “il governo cinese ha ordinato alle compagnie aeree nazionali di ridurre il numero di voli verso il Giappone fino a marzo 2026”.

A rischio pure la diplomazia dei panda: “funzionari del governo giapponese hanno reso noto che il programma di prestito dei panda è stato sospeso”, sostiene la Cctv, la tv di Stato cinese.

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