Lavrov invoca ancora lo “spirito di Anchorage”, Mosca pronta a rifiutare il piano di pace in Ucraina
di Rosalba CastellettiUn fantasma aleggia sul negoziato per la pace in Ucraina. In molti lo evocano, ma nessuno sa dire esattamente che cosa sia. Eppure è in nome del dukh, dello “spirito di Anchorage”, che la Russia si appresta a respingere l’ultimo tentativo statunitense di porre fine al conflitto in Ucraina.
Mentre il presidente russo Vladimir Putin stava per essere accolto a Bishkek dal leader kirghizo Sadyr Japarov con danzatrici tradizionali e cacciatori con aquila reale, è toccato a Sergej Lavrov smorzare gli entusiasmi. Intervenendo in una conferenza stampa a Mosca, il ministro degli Esteri russo ha affermato che Mosca è favorevole alla versione originale del piano di pace statunitense in 28 punti per l’Ucraina e che è ancora in attesa della versione “provvisoria” modificata dopo che Washington si è confrontata con l’Ucraina e l’Europa. Se quest’ultima versione non rispecchierà quanto discusso da Vladimir Putin e Donald Trump durante il loro vertice in Alaska a Ferragosto, lo «spirito e la lettera …
Un fantasma aleggia sul negoziato per la pace in Ucraina. In molti lo evocano, ma nessuno sa dire esattamente che cosa sia. Eppure è in nome del dukh, dello “spirito di Anchorage”, che la Russia si appresta a respingere l’ultimo tentativo statunitense di porre fine al conflitto in Ucraina.
Mentre il presidente russo Vladimir Putin stava per essere accolto a Bishkek dal leader kirghizo Sadyr Japarov con danzatrici tradizionali e cacciatori con aquila reale, è toccato a Sergej Lavrov smorzare gli entusiasmi. Intervenendo in una conferenza stampa a Mosca, il ministro degli Esteri russo ha affermato che Mosca è favorevole alla versione originale del piano di pace statunitense in 28 punti per l’Ucraina e che è ancora in attesa della versione “provvisoria” modificata dopo che Washington si è confrontata con l’Ucraina e l’Europa. Se quest’ultima versione non rispecchierà quanto discusso da Vladimir Putin e Donald Trump durante il loro vertice in Alaska a Ferragosto, lo «spirito e la lettera di Anchorage» appunto, la Russia — ha fatto capire Lavrov — potrebbe respingerla.
«Le nostre valutazioni rimangono valide nel senso che le disposizioni chiave del piano originale di Trump si basano sulle intese raggiunte ad Anchorage durante il vertice russo-americano di agosto di quest’anno. E questi principi si riflettono generalmente nel piano, che abbiamo accolto con favore», ha detto il ministro riferendosi alla bozza in 28 punti che escludeva l’adesione dell’Ucraina alla Nato, fissava un tetto di 600mila uomini per il suo esercito, proponeva di cedere il Donbass alla Russia sebbene come zona demilitarizzata e imponeva a Kiev di tenere elezioni entro 100 giorni. Tutte clausole che sarebbero p erò state modificate o persino eliminate dalle bozze successive: quella redatta a Ginevra da Kiev e Ue e quella ulteriormente rivista ad Abu Dhabi.
«Se lo spirito e la lettera di Anchorage verranno cancellati in termini di intese chiave che abbiamo stabilito, allora, ovviamente, la situazione sarà fondamentalmente diversa», ha avvertito Lavrov che, come in precedenza il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, dei negoziati negli Emirati Arabi Uniti non ha proprio parlato. «Disponiamo di canali di comunicazione con i nostri colleghi americani; li stiamo utilizzando e siamo in attesa della loro versione dei fatti, che considerano provvisoria e poi vedremo», si è limitato a dire.
Che cosa il ministro intendesse per dukh di Anchorage, lo si intuisce anche dal recente intervento di Putin dinanzi al Consiglio di Sicurezza. Benché il vertice in Alaska fosse finito anzitempo, la sessione allargata sull’economia fosse stata cancellata e la conferenza stampa vera e propria sostituita da due dichiarazioni, Putin in quell’occasione aveva presentato a Trump le sue condizioni per la pace in Ucraina che, a quanto pare, sono diventate la base per il piano statunitense.
Il testo in 28 punti sarebbe una «versione modernizzata», così l’ha definita il leader del Cremlino, di fatto edulcorata benché rifletta gran parte delle sue richieste che ora spera di far ripristinare nella loro interezza.
Decisivi saranno i suoi due prossimi incontri. A Mosca arriveranno presto Steve Witkoff, inviato da Donald Trump per fare pressing, e venerdì 28 novembre il premier ungherese Viktor Orban che probabilmente spera ancora che lo “spirito di Budapest” — dove si sarebbe dovuto tenere un secondo vertice Putin-Trump, poi rinviato — sostituisca quello di Anchorage.