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Olena Zelenska: “Europei, non abituatevi alla tragedia ucraina”

(agf)

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La First Lady in visita a Parigi ha parlato con Libération, ricordando cosa significa vivere in guerra. Soprattutto per i bambini
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«Non abituatevi alla nostra tragedia»: la First Lady ucraina Olena Zelenska – la moglie architetta del presidente Volodymyr Zelensky, 47 anni e due figli – non le manda a dire. E in un’intervista realizzata durante la visita col marito a Parigi e pubblicata oggi in copertina dal quotidiano francese Libération, lo dice chiaro: «Lo vediamo anche noi che la gente si è stufata, stanca di sentire notizie tragiche dall’Ucraina. Vi chiedete “Quanto manca ancora?”. Ma noi non abbiamo scelta. O moriamo tutti o continuerete a leggere notizie dal fronte. Dunque vi imploro: Non dimenticateci».

Zelenska è a Parigi con il marito (ricevuto all’Eliseo per la decima volta dall’amico Emmanuel Macron), nel quadro dell’avvio della “Stagione culturale dell'Ucraina in Francia”, una serie di eventi che si susseguiranno per 4 mesi. E infatti, in qualità di presidente della fondazione umanitaria che porta il suo nome, proprio della Cultura del suo Paese ha voluto parlare: «Come tutti noi ucraini, anche q…

«Non abituatevi alla nostra tragedia»: la First Lady ucraina Olena Zelenska – la moglie architetta del presidente Volodymyr Zelensky, 47 anni e due figli – non le manda a dire. E in un’intervista realizzata durante la visita col marito a Parigi e pubblicata oggi in copertina dal quotidiano francese Libération, lo dice chiaro: «Lo vediamo anche noi che la gente si è stufata, stanca di sentire notizie tragiche dall’Ucraina. Vi chiedete “Quanto manca ancora?”. Ma noi non abbiamo scelta. O moriamo tutti o continuerete a leggere notizie dal fronte. Dunque vi imploro: Non dimenticateci».

Zelenska è a Parigi con il marito (ricevuto all’Eliseo per la decima volta dall’amico Emmanuel Macron), nel quadro dell’avvio della “Stagione culturale dell'Ucraina in Francia”, una serie di eventi che si susseguiranno per 4 mesi. E infatti, in qualità di presidente della fondazione umanitaria che porta il suo nome, proprio della Cultura del suo Paese ha voluto parlare: «Come tutti noi ucraini, anche quella, troppo a lungo oscurata dai russi, lotta per la sopravvivenza. Molti nostri teatri, le nostre biblioteche non ci sono più: distrutti. Ma il Paese continua a vivere, l’arte ad esistere. È la nostra forma di resistenza». Raccontando di come gli ucraini hanno ormai incasellato anche le bombe nella loro vita quotidiana: «Se pensiamo solo alla guerra, la vita si ferma. Ma fra quelli che sono rimasti, nessuno pensa più esclusivamente al pericolo. Ogni mattina, dopo i bombardamenti notturni, ci alziamo e andiamo a lavorare. Ed è grazie a questo che le scuole e gli ospedali funzionano, che l'economia gira e il paese continua a vivere».

Il destino dei bambini ucraini

Poi affronta l’altro tema che le è carissimo, tanto da averne fatto la sua personale battaglia: la sorte dei bambini ucraini che stanno crescendo in un Paese dove si combatte da oltre tre anni. Raccontando ai giornalisti pure il progetto “Bring Kids Back”: programma focalizzato sull’identificare e rimpatriare migliaia di minori ucraini rapiti dai russi negli ultimi tre anni. I dati ufficiali diffusi pure dalle Nazioni Unite parlano di oltre 20 mila ragazzini deportati: di questi, meno di 2mila sono tornati indietro, scampati alla russificazione forzata. Tanto più che nei 28 punti del piano Trump, la questione è trattata velocemente.

La “Scuola dei supereroi”

Notoriamente «riservata e circospetta» – così la definisce Libé – parla raramente coi media. E infatti, racconta l’intervistatore, nel corso della conversazione francese, nonostante la presenza di Brigitte Macron al suo fianco, si commuove più volte parlando delle vittime innocenti: i bambini, appunto. Raccontando come la Fondazione Olena Zelenska è ormai concentrata esclusivamente su di loro: «Supportiamo le famiglie affidatarie che crescono gli orfani di guerra. Ristrutturiamo i rifugi antiaerei nelle scuole, insieme a mense e cucine, perché vogliamo che il maggior numero possibile di bambini torni all'apprendimento in presenza. Un progetto chiamato "Scuola Sicura"». Un altro progetto , spiega «si chiama "Scuola dei supereroi". Si tratta di spazi educativi speciali negli ospedali, per i bambini sottoposti a cure a lungo termine. Ne abbiamo già 12 e altri 6 stanno per aprire». Lamentando invece la mancanza di programmi di salute mentale per gli adolescenti: «Il tasso di suicidio dei ragazzi è in aumento. Lavoriamo alla creazione di spazi speciali per i giovani, chiamati "12-21", per giovani di quell’età. Tre apriranno a dicembre e altri molto presto».

(reuters)

Parla brevemente anche di sé: «Spesso mi chiedono: "Come stai?" E ogni volta mi dico “ci penserò dopo”. Un atteggiamento, il mio, che è quello di tutti. Perché il ruolo di una First Lady in tempo di guerra è simile a quello di un'insegnante: devi dare l’esempio, continuando a fare il tuo lavoro, nonostante le sfide siano sempre maggiori. C'è un costante senso di urgenza». Negli ultimi tempi, certo, va anche peggio. Ma lei non crolla: «Ogni volta ci sembra il momento più critico. E poi si ricomincia. Questo è un periodo difficile; i negoziati sono intensi. Tutto cambia rapidamente, ma abbiamo anche speranza. Lavoriamo sodo e ci aspettiamo risultati. Non c’è nulla di peggio della stagnazione, quando non succede nulla e tutti aspettano e basta. Tanta turbolenza, e nuove prove, sono solo un nuovo passo da compiere».

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