NEW YORK – “Lasciatemelo dire, la situazione in Ucraina è un casino”. Non è incoraggiante il commento che il presidente Donald Trump ha fatto ieri, durante la riunione del suo gabinetto alla Casa Bianca, proprio mentre l’inviato speciale Steve Witkoff e il genero Jared Kushner incontravano Vladimir Putin a Mosca per discutere il nuovo piano di pace aggiornato in 19 punti - meno filo russo rispetto a quello in 28 presentato dagli Usa - durante i colloqui di Ginevra. Washington vuole la fine della guerra, ma se per ottenerla costringe Kiev a capitolare, la pezza potrebbe diventare peggio del buco. Trump lo sa, ma finora non ha dimostrato la volontà di premere sul capo del Cremlino fino al punto di fargli accettare un negoziato onesto. E Putin lo ha capito, sfidando l’intera Europa a duello e avvertendo che se il rivale Zelensky non gli concederà quanto pretende al tavolo della trattativa, lui se lo prenderà comunque con la forza militare.
Witkoff è partito per Mosca appesantito dal…
NEW YORK – “Lasciatemelo dire, la situazione in Ucraina è un casino”. Non è incoraggiante il commento che il presidente Donald Trump ha fatto ieri, durante la riunione del suo gabinetto alla Casa Bianca, proprio mentre l’inviato speciale Steve Witkoff e il genero Jared Kushner incontravano Vladimir Putin a Mosca per discutere il nuovo piano di pace aggiornato in 19 punti - meno filo russo rispetto a quello in 28 presentato dagli Usa - durante i colloqui di Ginevra. Washington vuole la fine della guerra, ma se per ottenerla costringe Kiev a capitolare, la pezza potrebbe diventare peggio del buco. Trump lo sa, ma finora non ha dimostrato la volontà di premere sul capo del Cremlino fino al punto di fargli accettare un negoziato onesto. E Putin lo ha capito, sfidando l’intera Europa a duello e avvertendo che se il rivale Zelensky non gli concederà quanto pretende al tavolo della trattativa, lui se lo prenderà comunque con la forza militare.
Witkoff è partito per Mosca appesantito dal bagaglio della telefonata con cui dava suggerimenti al consigliere del Cremlino Yuri Ushakov su come sedurre il capo della Casa Bianca. Una rivelazione che secondo molti gli ha fatto perdere ogni credibilità come mediatore, confermando che l’amministrazione statunitense tiene i rivali russi in maggior considerazione rispetto agli alleati ucraini. Witkoff aveva scritto il piano in 28 punti sotto dettatura dell’inviato speciale di Putin, Kirill Dmitriev, anche lui presente ieri al tavolo di Mosca. Dopo la bocciatura di Zelensky e degli europei, il testo è stato rivisto nel vertice di Ginevra a cui ha partecipato il segretario di Stato Rubio, riducendolo a 19 punti che lasciano aperte varie questioni chiave.
Domenica Rubio, Witkoff e Kushner si sono visti a Miami con il consigliere per la sicurezza nazionale ucraino Rustem Umerov per rifinire i dettagli, a partire dai nuovi confini “de facto” che Kiev dovrebbe accettare per accontentare Putin. Alla fine dei colloqui lo stesso Rubio ha ammesso che «c’è ancora lavoro da fare», quindi la bozza che gli inviati americani hanno portato ieri in Russia non era ancora quella definitiva.
Le questioni chiave da risolvere sono almeno quattro: quali territori dovrà abbandonare l’Ucraina, pur senza formalizzare la cessione, visto che il Cremlino pretende l’intero Donbass anche senza controllarlo; quali dimensioni avranno le sue forze armate, che in base alla prima bozza dovevano scendere 600.000 uomini, ma la seconda riposiziona a 800.000; quali saranno le garanzie di sicurezza, perché se non entra nella Nato, Zelensky vuole quanto meno che gli Usa si impegnino in forma scritta a difendere il suo Paese da un’eventuale, se non probabile, nuova invasione. L’ingresso nell’Alleanza atlantica poi resterebbe in sospeso, con una rinuncia in questo momento, senza codificarla in maniera definitiva nella Costituzione. Ammesso che gli Usa sostengano davvero questa formula, chi deve accettarla poi è Putin, che ieri ha fatto capire di non averne alcuna intenzione, convinto di essere in vantaggio, tra la lenta avanzata sul terreno e lo scandalo corruzione che ha colpito a Kiev.
Quando Trump ha commentato alla Casa Bianca, i colloqui al Cremlino erano ancora in corso: «Ho risolto otto guerre. Questa sarebbe la nona, e la nostra gente è in Russia in questo momento per vedere se possiamo farcela. Non è una situazione facile, lasciatemelo dire, è un casino». Quindi ha aggiunto: «Stiamo cercando di salvare delle vite, fra 25.000 e 30.000 persone al mese, la metà di una grande stadio da football. Avrò aggiornamenti sull’incontro di Mosca dopo questa riunione del gabinetto».
Fallito il vertice di Anchorage, Trump aveva dato la sensazione di essersi stancato delle pretese di Putin. Aveva considerato di dare a Zelensky i missili a lungo raggio Tomahawk, poi aveva aperto ad un nuovo incontro a Budapest con il presidente russo, quindi ha imposto sanzioni contro il settore petrolifero di Mosca. Nulla di davvero decisivo, però, e poco dopo ha proposto il piano della capitolazione di Kiev in 28 punti. Oggi Witkoff vedrà Zelensky, per informarlo del colloquio con Putin e capire se la pace è finalmente possibile.