«Sì, ho paura», ammette Volodymyr Zelensky. Non di Mosca, non direttamente almeno: «Temo che qualcuno dei nostri alleati sia stanco. L’obiettivo della Russia è che l’America si disimpegni», dice a Dublino mentre il negoziatore americano Steve Witkoff e il genero del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, entrano al Cremlino per incontrare Putin. Il presidente ucraino spende le ultime parole, ribadisce le linee rosse, tutti i nodi su cui l’Ucraina non cede. Rivolto all’Oireachtas, il Parlamento irlandese, reitera le richieste di sempre come se la guerra fosse ferma a un anno fa; ma c’è anche un messaggio a Trump: «Quando i più potenti esercitano pressione, la comunità globale contribuisce a indirizzarla nella direzione giusta».
Il mantra è il solito: Mosca «deve essere ritenuta responsabile», serve un Tribunale speciale «per questa aggressione», e «sanzioni»; ed è «tempo che le risorse russe servano per difendere e ricostruire l’Ucraina», con un ovvio riferimento agli asset russi…
«Sì, ho paura», ammette Volodymyr Zelensky. Non di Mosca, non direttamente almeno: «Temo che qualcuno dei nostri alleati sia stanco. L’obiettivo della Russia è che l’America si disimpegni», dice a Dublino mentre il negoziatore americano Steve Witkoff e il genero del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, entrano al Cremlino per incontrare Putin. Il presidente ucraino spende le ultime parole, ribadisce le linee rosse, tutti i nodi su cui l’Ucraina non cede. Rivolto all’Oireachtas, il Parlamento irlandese, reitera le richieste di sempre come se la guerra fosse ferma a un anno fa; ma c’è anche un messaggio a Trump: «Quando i più potenti esercitano pressione, la comunità globale contribuisce a indirizzarla nella direzione giusta».
Il mantra è il solito: Mosca «deve essere ritenuta responsabile», serve un Tribunale speciale «per questa aggressione», e «sanzioni»; ed è «tempo che le risorse russe servano per difendere e ricostruire l’Ucraina», con un ovvio riferimento agli asset russi congelati. E poi il rientro dei bambini rapiti e dei prigionieri. E, naturalmente, la «pace giusta».
Ma sui social avverte: «Non ci saranno soluzioni facili. Sappiamo cosa sta succedendo, con chi abbiamo a che fare». Dice di essere in grado di prendere «decisioni complesse», ma «è importante che tutto sia equo e trasparente. Che non ci siano giochi alle spalle dell’Ucraina. Che nulla venga deciso senza l’Ucraina riguardo a noi, al nostro futuro».
Oggi dovrebbe incontrare Witkoff e Kushner da qualche parte «in Europa», secondo Axios. Aspetta di conoscere l’esito da Mosca, come tutta l’Ucraina che sogna la pace ma teme la capitolazione. Dunque attende «segnali dalla delegazione americana», e «i prossimi passi dipenderanno da questi segnali. Se ci sarà correttezza con i nostri partner potremmo incontrare la delegazione americana molto rapidamente.
A quale livello lo vedremo: se i segnali apriranno opportunità di decisioni globali rapide, l’incontro si svolgerà a un livello più alto. Sono pronto a incontrare Trump». Di cauto ottimismo ce n’è giusto un pizzico: per «la velocità dei negoziati e l’interesse da parte americana. Non si sta ritirando dal dialogo diplomatico, è positivo». Ma la distanza resta troppo grande per non temere l’esito dell’incontro: «Le questioni più delicate e difficili - dice - riguardano i territori e i beni congelati. E contiamo su solide garanzie di sicurezza da Usa ed Europa».