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Ushakov, dall’ombra alla ribalta: è lui il braccio destro di Putin

Jurij Ushakov 

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L’assistente per la politica estera del presidente è un veterano della diplomazia. Da tempo consiglia il capo del governo, ma ora ha assunto un ruolo cruciale nei negoziati per la pace in Ucraina
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Sedeva alla destra di Vladimir Putin, quando in agosto ha incontrato Donald Trump ad Anchorage in Alaska e quando lunedì ha ricevuto gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca al Cremlino. E nei mesi scorsi confabulava al telefono con Witkoff prima, e con l’inviato russo Kirill Dmitriev poi, per concordare le mosse per arrivare a una bozza congiunta di piano di pace in punti per porre fine al conflitto in Ucraina. È lui il vero promotore della posizione negoziale moscovita: Jurij Ushakov, il consigliere per la politica estera del presidente russo. Non avrà il carisma del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, né la mania di protagonismo di Dmitriev, ma è sempre più centrale nei negoziati tra Russia e Stati Uniti. Un moderno Rasputin, l’eminenza grigia dietro alle inflessibili richieste di Mosca.

Classe 1947, Ushakov è un veterano della diplomazia russa. Dopo la laurea presso l’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca, il rinomato Mgimo, inizia la su…

Sedeva alla destra di Vladimir Putin, quando in agosto ha incontrato Donald Trump ad Anchorage in Alaska e quando lunedì ha ricevuto gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca al Cremlino. E nei mesi scorsi confabulava al telefono con Witkoff prima, e con l’inviato russo Kirill Dmitriev poi, per concordare le mosse per arrivare a una bozza congiunta di piano di pace in punti per porre fine al conflitto in Ucraina. È lui il vero promotore della posizione negoziale moscovita: Jurij Ushakov, il consigliere per la politica estera del presidente russo. Non avrà il carisma del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, né la mania di protagonismo di Dmitriev, ma è sempre più centrale nei negoziati tra Russia e Stati Uniti. Un moderno Rasputin, l’eminenza grigia dietro alle inflessibili richieste di Mosca.

Classe 1947, Ushakov è un veterano della diplomazia russa. Dopo la laurea presso l’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca, il rinomato Mgimo, inizia la sua lenta scalata del ministero degli Esteri, dall’ambasciata di Copenaghen dell’allora Urss fino al dipartimento della Cooperazione europea della neonata Russia. Dopo due anni da rappresentante Osce e uno da viceministro degli Esteri sotto Boris Eltsin alla fine degli Anni ’90, trascorre quasi un decennio come ambasciatore a Washington prima di diventare vice capo dell’amministrazione presidenziale e, nel 2012, consigliere presidenziale per la politica estera. Una posizione un po’ ambigua nel sistema putiniano, come ha spiegato l’analista britannico Mark Galeotti: può essere poco più di un’onorificenza o il titolo di un vero e proprio braccio destro del leader del Cremlino. «Ushakov appartiene decisamente a questa seconda categoria».

Ushakov è stato a lungo nell’ombra. Una presenza fissa agli incontri tra Putin e i presidenti statunitensi, silenziosa e in disparte. Adesso, invece, è lui a informare la stampa sui colloqui. Eppure, ha sempre sussurrato all’orecchio dello Zar. A quanto pare, adesso sussurra anche a quello di Witkoff. La trascrizione della loro telefonata d’ottobre diffusa da Bloomberg è illuminante. Ushakov lascia che il dilettante americano s’illuda di istruire l’astuto diplomatico russo, ma in realtà è lui a suggerire: «Amico mio, vorrei solo un tuo consiglio. Pensi che sarebbe utile se i nostri capi si parlassero al telefono?». La sua linea è pragmatica, non conflittuale. «Mentre alcuni nella cerchia di Putin assumono una posizione più ideologica esortando il presidente a imbrogliare gli americani mentre impone con la forza le condizioni russe a Kiev, Ushakov sembra sostenere la ricerca di un accordo che potrebbe consentire alla Russia di proclamare un trionfo», osserva Galeotti. «E, a dire il vero, è il massimo che possiamo sperare».

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