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Ucraina, due leggi da cambiare in fretta: la via di Zelensky per le urne

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C’è da riformare quella marziale e il sistema per eleggere il capo dello Stato. È fattibile ma difficile, un azzardo o forse un bluff
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Due leggi da cambiare, le bombe di Putin da silenziare e una montagna di scetticismo da scalare. Per niente semplice, ma, dal punto di vista normativo e temporale, il voto non è del tutto impossibile.

La mossa di Zelensky di dichiararsi disponibile a indire le elezioni presidenziali nonostante il regime di legge marziale che espressamente le vieta, e, soprattutto, «a condizione che gli Stati Uniti e i nostri alleati europei garantiscano la sicurezza», è stata accolta in Ucraina con opposti sentimenti. C’è chi la ritiene un’astuta manovra politica al limite dell’azzardo, per tentare con la promessa delle urne di ottenere la protezione di Trump e la pressione sul Cremlino che gli ucraini non riescono a spuntare al tavolo del negoziato, sempre di più un piano inclinato a favore di Mosca. E c’è chi, invece, la considera un bluff, una proposta irrealizzabile, un asso estratto dalla manica del grande maestro della comunicazione Volodymyr Zelensky per guadagnare tempo e per cercare di ammor…

Due leggi da cambiare, le bombe di Putin da silenziare e una montagna di scetticismo da scalare. Per niente semplice, ma, dal punto di vista normativo e temporale, il voto non è del tutto impossibile.

La mossa di Zelensky di dichiararsi disponibile a indire le elezioni presidenziali nonostante il regime di legge marziale che espressamente le vieta, e, soprattutto, «a condizione che gli Stati Uniti e i nostri alleati europei garantiscano la sicurezza», è stata accolta in Ucraina con opposti sentimenti. C’è chi la ritiene un’astuta manovra politica al limite dell’azzardo, per tentare con la promessa delle urne di ottenere la protezione di Trump e la pressione sul Cremlino che gli ucraini non riescono a spuntare al tavolo del negoziato, sempre di più un piano inclinato a favore di Mosca. E c’è chi, invece, la considera un bluff, una proposta irrealizzabile, un asso estratto dalla manica del grande maestro della comunicazione Volodymyr Zelensky per guadagnare tempo e per cercare di ammorbidire la linea dura americana sull’accordo di pace. Al limite, per farsi rieleggere.

Ammesso, e non concesso, che in qualche modo gli americani possano convincere Putin a una tregua che permetta le presidenziali a Kiev (il governo russo ritiene l’incarico di Zelensky illegittimo perché il mandato è scaduto nel 2023), la Verkhovna Rada dovrebbe mettersi al lavoro per riformare le due leggi di riferimento, ed «entro 60-90 giorni», come ha annunciato il leader ucraino.

La prima è appunto la legge marziale, entrata in vigore con l’invasione su larga scala. «Per modificarla — spiega a Repubblica un deputato — serve la maggioranza assoluta, il 50 per cento più uno dei parlamentari, 226 voti». Servitore del popolo, la formazione di Zelensky, teoricamente ha i numeri, perché alle parlamentari del 2019 prese 254 seggi, diventando il partito unico della maggioranza. Ora dopo diversi cambi di gruppo è scesa a 231, ma tra defezioni varie può in pratica contare davvero solo su circa 200 seggi, e per far passare le misure più importanti è costretto a coalizzarsi con Dovira (19 seggi) e Per il futuro (17).

La seconda norma è quella che stabilisce il sistema per eleggere il Capo dello stato. L’elezione va annunciata novanta giorni prima di aprire le urne, ma non è questo il comma eventualmente da correggere, piuttosto la parte organizzativa e logistica (ad esempio la disciplina del voto all’estero degli sfollati) per adattarla alla situazione straordinaria in cui si trova il Paese. «Con una forte volontà politica, l’iter in prima e seconda lettura si può completare entro un mese», sostiene il parlamentare. Il quale, allo stesso tempo, si mostra assai critico sulla reale fattibilità: troppe incognite e troppe difficoltà operative. Ma Zelensky tira dritto, vuole esplorare l’ipotesi, e ha chiesto ai deputati della Verkhovna Rada di proporre piani per renderle realizzabili in tempi brevi.

«Non permetterò che si facciano congetture e si dicano falsità contro l’Ucraina, e se i nostri partner, incluso l’alleato chiave a Washington, stanno parlando così tanto e così nello specifico di elezioni, allora dobbiamo offrire risposte a ogni domanda e a ogni dubbio. Non abbiamo certo bisogno di essere pressati su questo», afferma Zelensky, rispondendo così all’accusa di Trump di stare perpetuando la guerra per evitare un voto che, a leggere i più recenti sondaggi, gli riserverà non più del 25-30 per cento del consenso. L’ufficio stampa di Servitore del popolo, ieri, non aveva ancora ricevuto progetti da parte dei suoi deputati. «Le procedure sono ancora da definire».

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