BERLINO – Un messaggio a Mosca e uno a Washington. Sull’annosa questione degli asset russi congelati che potrebbero essere sfruttati per un maxi prestito all’Ucraina, la Commissione europea sta spingendo l’acceleratore. Secondo il Financial Times, Bruxelles intende cancellare già questa settimana la regola che obbliga la Ue a rinnovare ogni sei mesi il congelamento dei beni della Banca centrale russa bloccati in Europa. E per bypassare il veto ungherese e slovacco e far approvare il congelamento sine die, Bruxelles intende sfruttare una clausola che le consente di far votare la misura a maggioranza qualificata. L’espediente sarebbe l’articolo 122, la clausola ideata per far fronte alle emergenze economiche.
Il premier belga Bart De Wever è già tornato sulle barricate minacciando un ricorso se la Ue dovesse adottare il maxi prestito a maggioranza qualificata: per il politico fiammingo l’articolo 122 non è applicabile perché è una sanzione che richiede l’unanimità. Di parere diverso - …
BERLINO – Un messaggio a Mosca e uno a Washington. Sull’annosa questione degli asset russi congelati che potrebbero essere sfruttati per un maxi prestito all’Ucraina, la Commissione europea sta spingendo l’acceleratore. Secondo il Financial Times, Bruxelles intende cancellare già questa settimana la regola che obbliga la Ue a rinnovare ogni sei mesi il congelamento dei beni della Banca centrale russa bloccati in Europa. E per bypassare il veto ungherese e slovacco e far approvare il congelamento sine die, Bruxelles intende sfruttare una clausola che le consente di far votare la misura a maggioranza qualificata. L’espediente sarebbe l’articolo 122, la clausola ideata per far fronte alle emergenze economiche.
Il premier belga Bart De Wever è già tornato sulle barricate minacciando un ricorso se la Ue dovesse adottare il maxi prestito a maggioranza qualificata: per il politico fiammingo l’articolo 122 non è applicabile perché è una sanzione che richiede l’unanimità. Di parere diverso - e non è un dettaglio - la presidente della Bce Christine Lagarde, finora scettica sull’opzione dello sfruttamento degli asset russi senza le necessarie garanzie. Quella elaborata da Bruxelles «è la soluzione più vicina ai principi internazionali», ha detto, aggiungendo che «si tratta di un caso eccezionale che non tocca la titolarità russa».
Ursula von der Leyen sta cercando di blindare lo sfruttamento degli asset offrendo le massime garanzie al Belgio, che teme i ricorsi sui 185 miliardi di beni immobilizzati presso la sua Euroclear. L’obiettivo di Bruxelles è ottenere al Consiglio europeo del 18 dicembre il via libera all’operazione di sfruttamento degli asset, emettendo obbligazioni che garantiscano un prestito di 185 miliardi per le riparazioni in Ucraina.
Secondo un’autorevole fonte tedesca, la maggioranza per ottenere il via libera c’è. E lo sfruttamento degli asset non è solo un messaggio in direzione di Mosca, dopo quattro anni di guerra in Ucraina: è anche un segnale a Washington. Nel famigerato piano di pace russo-americano firmato da Kirill Dmitriev e Steve Witkoff, i negoziatori avevano già scritto nero su bianco che avrebbero disposto di quegli asset per fare affari. La Ue vuole segnalare che quei beni sono depositati in Europa e che solo l’Europa può decidere cosa farne.
Ieri mattina il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha confermato: «Stiamo definendo i dettagli legali e tecnici per incassare l’accordo almeno di una maggioranza qualificata degli Stati membri. Penso che siamo molto vicini a una soluzione».