Come in guerra: rifugi in cui ripararsi per resistere e sopravvivere. Non alle bombe, ma alle temperature che salgono inesorabilmente. La misura è stata annunciata ieri dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez: l’istituzione di una rete nazionale di "rifugi climatici”, per contribuire a proteggere la popolazione durante le ondate di calore più intense.“In alcune estati non si parla più di ondate di calore, ma piuttosto di un’unica ondata di calore prolungata", ha dichiarato il premier di Madrid. "Pertanto, prima della prossima estate, lanceremo una rete nazionale di rifugi climatici, mettendo a disposizione della popolazione anche edifici pubblici. E faciliteremo il finanziamento per la creazione di questi rifugi climatici nei quartieri più vulnerabili, dove il caldo è più intenso”.
In genere, e lo dicono molti studi ormai in diverse città occidentali, si tratta dei quartieri più poveri, con poco verde pubblico ed edilizia popolare realizzata senza gli attuali criteri di alta efficie…
Come in guerra: rifugi in cui ripararsi per resistere e sopravvivere. Non alle bombe, ma alle temperature che salgono inesorabilmente. La misura è stata annunciata ieri dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez: l’istituzione di una rete nazionale di "rifugi climatici”, per contribuire a proteggere la popolazione durante le ondate di calore più intense.“In alcune estati non si parla più di ondate di calore, ma piuttosto di un’unica ondata di calore prolungata", ha dichiarato il premier di Madrid. "Pertanto, prima della prossima estate, lanceremo una rete nazionale di rifugi climatici, mettendo a disposizione della popolazione anche edifici pubblici. E faciliteremo il finanziamento per la creazione di questi rifugi climatici nei quartieri più vulnerabili, dove il caldo è più intenso”.
In genere, e lo dicono molti studi ormai in diverse città occidentali, si tratta dei quartieri più poveri, con poco verde pubblico ed edilizia popolare realizzata senza gli attuali criteri di alta efficienza energetica. Chi ha le risorse economiche riesce a sottrarsi al caldo anomalo, lasciando le città o spingendo al massimo l’aria condizionata.Per tutti gli altri il governo spagnolo immagina a questo punto dei rifugi.
L’allarme nell’esecutivo di Madrid deve essere scattato dopo l’analisi dei dati relativi all’estate 2025: a più calda dall'inizio delle rilevazioni nel 1961. Secondo l'Agenzia Meteorologica Statale (Aemet) la temperatura media nel periodo giugno-agosto ha raggiunto i 24,2°C, superando di 0,1°C il precedente record del 2022. Ma sono le temperature di picco a far paura: sono stati raggiunti i 46-47°C in Andalusia e in altre aree della Spagna meridionale. E se si parla di ondate di calore, la Spagna nel 2025 ne ha affrontare tre, per un totale di 36 giorni con temperature estreme, praticamente un terzo di tutta l’estate.Con quali conseguenze sulla salute degli spagnoli? Il governo ha stimato circa 3.832 decessi legati al caldo tra maggio e settembre 2025, con un incremento dell'87,6% rispetto all'anno precedente.
Naturale che ora voglia correre ai ripari, anzi ai rifugi. Anche perché quello a cui si è assistito la scorsa estate non è una emergenza sporadica ma, lo ha detto lo stesso Sánchez, si prefigura piuttosto come una “nuova normalità”. Che la tendenza, soprattutto nei Paesi dell’Europa meridionale, sia di estati sempre più calde e siccitose che lo dicono i dati, primi fra tutti quelli dell’osservatorio climatico di Copernicus, la rete di monitoraggio della Terra voluta dalla Ue. Poi c’è chi ne prende atto, come Sánchez, e chi fa finta di non vedere.
Ma cos’è un rifugio climatico? Luoghi naturali o artificiali in grado di offrire riparo alle persone in caso di eventi meteo estremi. Nel caso delle ondate di calore, spazi dove ci sia ombra, aria condizionata, acqua potabile fresca, servizi igienici e wi-fi. Possono essere realizzati ad hoc, oppure di possono utilizzare luoghi pubblici già esistenti (come scuole e biblioteche) che abbiano tali requisiti.
In Spagna città come Madrid e Valencia si erano già mosse in tal senso. La novità è che il governo spagnolo ora vuole estendere queste iniziative a tutto il Paese creando una rete nazionale. E che lo abbia fatto all’interno di un piano più generale, il Pacto de Estado contra la emergencia climática. I rifugi sono infatti solo una delle 80 misure concrete, suddivise in 15 aree tematiche, incluse in questo piano che incorpora quasi 4.000 proposte presentate da cittadini, ambientalisti e scienziati. “La nuova versione del Patto pone la conoscenza scientifica al centro della strategia”, ha spiegato Sanchez. “La lotta contro il cambiamento climatico non è un capriccio ideologico, anche se dietro c'è una lotta politica, non è un freno alla crescita economica, non è un peso”.
Con queste misure, il governo spagnolo si conferma tra i più lungimiranti in Europa nell’affrontare il riscaldamento globale. Dopo aver puntato sulla mitigazione, con una spinta alle fonti rinnovabili che ha affrancato il Paese dalle importazioni di combustibili fossili contribuendo alla sua indipendenza energetica, ora si concentra anche sull’adattamento e sulla protezione dei suoi cittadini.