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I piani di Netanyahu per un nuovo attacco: perché l’Iran torna nel mirino di Israele

Alla cena di fine anno a Mar-a-Lago il premier israeliano sottoporrà a Trump le opzioni per una nuova operazione contro il programma missilistico iraniano, che per Teheran è una linea rossa
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Alla cena di fine anno a Mar-a-Lago, Benjamin Netanyahu porterà sorrisi e strette di mano, dichiarazioni di amicizia solida tra Israele e Stati Uniti, slogan entusiastici sul “nuovo Medioriente”. Ma al presidente Donald Trump il banchetto potrebbe risultare indigesto perché il premier israeliano gli sottoporrà anche le opzioni per un nuovo attacco all’Iran. Lo hanno fatto sapere fonti israeliane e americane alla Nbc, e già questo dice che lo scenario di un nuovo scontro militare tra i due Paesi è più questione di quando, che di se.

Da settimane, la necessità di un nuovo attacco all’Iran viene discussa pubblicamente sulla stampa israeliana e nelle analisi dei think tank, tra molte prudenze e qualche scetticismo. Sei mesi dopo l’attacco israeliano-americano all’Iran, che molti ricordano come la guerra dei 12 giorni, Israele osserva con nervosismo la corsa iraniana a ricostituire il suo arsenale missilistico. I Guardiani della rivoluzione hanno ripreso a far circolare video di lanci ed e…

Alla cena di fine anno a Mar-a-Lago, Benjamin Netanyahu porterà sorrisi e strette di mano, dichiarazioni di amicizia solida tra Israele e Stati Uniti, slogan entusiastici sul “nuovo Medioriente”. Ma al presidente Donald Trump il banchetto potrebbe risultare indigesto perché il premier israeliano gli sottoporrà anche le opzioni per un nuovo attacco all’Iran. Lo hanno fatto sapere fonti israeliane e americane alla Nbc, e già questo dice che lo scenario di un nuovo scontro militare tra i due Paesi è più questione di quando, che di se.

Da settimane, la necessità di un nuovo attacco all’Iran viene discussa pubblicamente sulla stampa israeliana e nelle analisi dei think tank, tra molte prudenze e qualche scetticismo. Sei mesi dopo l’attacco israeliano-americano all’Iran, che molti ricordano come la guerra dei 12 giorni, Israele osserva con nervosismo la corsa iraniana a ricostituire il suo arsenale missilistico. I Guardiani della rivoluzione hanno ripreso a far circolare video di lanci ed esercitazioni per comunicare che i pesanti danni subiti dai sistemi di difesa aerea iraniani durante il conflitto di giugno sono stati riparati. La stima è che Teheran sia in grado di arrivare a una produzione annua di 3mila missili.

Insieme al Pakistan, l'Iran possiede uno due arsenali missilistici più potenti della regione, con missili come il Khyber, che ha una gittata fino a 2.000 chilometri e non ha bisogno di lanciatori complessi; il Fattah 2 che, stando alle dichiarazioni delle autorità militari iraniane, è un missile ipersonico con un range di 1.400 chilometri; e il Soumar che può colpire fino a 2.500 km. Durante il conflitto, Israele ha inflitto colpi severi ai sistemi di difesa aerea S-300 iraniani: per diverse ore, in diversi giorni, l’aeronautica dell’Idf ha tenuto il controllo dei cieli iraniani. Ma Teheran ha risposto colpendo in profondità Israele, con oltre 500 missili e 1.100 droni che sono riusciti a bucare la pur avanzata difesa dell’Iron Dome e degli Arrow, uccidendo 31 persone e ferendone oltre 3mila.

Gli impatti di missili iraniani in Israele sono stati 36, più un attacco di droni in aree popolate: 2.305 abitazioni sono state danneggiate, due università e un ospedale, 13mila gli sfollati. In tutti i negoziati con l’Occidente sul nucleare iraniano, il programma missilistico non è mai stato sul tavolo perché Teheran si rifiuta da sempre di farne oggetto di trattative, rivendicandolo legittimamente come strumento di difesa nazionale. Di recente, di fronte alle richieste europee di discutere limiti alla gittata dei missili, il presidente del consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha ribadito che non è e non sarà mai oggetto di trattative.

Israele per contro teme di perdere i vantaggi operativi conquistati con la guerra di giugno se lascia a Teheran il tempo di riorganizzarsi. Sullo sfondo, resta la preoccupazione per il nucleare: i siti di Natanz e Fordow sono stati profondamente danneggiati dai super bombardamenti americani, ma un rinnovato scudo missilistico a protezione degli impianti potrebbe rendere più facile per Teheran anche riavviare il suo programma atomico. Il giornale più letto in Israele, Israel Hayom, lo scrive esplicitamente: “Ogni giorno che passa senza un accordo diplomatico che limiti l'aumento delle forze armate iraniane erode significativamente i risultati ottenuti da Israele. La Guida Suprema dell'Iran ha nominato figure esperte per sostituire coloro che sono stati uccisi, e Teheran sta attualmente cercando di raggiungere Russia e Cina nel tentativo di acquisire nuove capacità nella difesa aerea, nei missili e forse persino nella tecnologia nucleare”.

La conclusione degli israeliani è implicita quando ovvia: Israele deve anticipare le mosse iraniane e passare informazioni ai media sulla possibilità di un nuovo attacco è un modo per far sapere a Teheran che Tel Aviv è pronta. Resta da capire quale sarà la reazione di Trump. Il presidente americano entra in un complicato anno elettorale: a novembre ci saranno le elezioni di midterm, l’inflazione erode i suoi consensi, il caso Epstein continua a seguirlo, ha dichiarato possibile una guerra col Venezuela (grande alleato dell’Iran) e anche il risultato storico ottenuto con il cessate il fuoco a Gaza rischia di evaporare. Trovarsi coinvolto in un nuovo round militare tra Israele e Iran potrebbe ulteriormente indebolirlo agli occhi della sua base Maga, tanto più se Netanyahu si metterà ancora di traverso sulla via dell’accordo di Gaza, boicottando di fatto l’inizio della fase due.

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