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Putin sfrutta la richiesta di contatti di Macron: “Il ritorno del peccatore può dividere l’Ue”

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I propagandisti di Stato festeggiano la rottura tra Francia e Germania sugli asset e ora sperano di spaccare le cancellerie
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«Il ritorno del peccatore Macron?», si chiede qualcuno. E in quel punto interrogativo c’è tutto lo stupore di Mosca per le ultime mosse del presidente francese che, visto dalle torri del Cremlino, sarebbe tornato a più miti consigli proprio come il “figliol prodigo”. Non solo il presidente francese venerdì si è detto pronto a riprendere il dialogo con Vladimir Putin in quella che dal Cremlino è stata vista come una presa di distanza dagli integralisti europei che sostengono che parlare con la Russia voglia dire legittimarla. Ma ieri, stando a uno scoop del Financial Times molto commentato in Russia, si è anche scoperto che sarebbe stato proprio il leader dell’Eliseo a bloccare il piano del cancelliere tedesco Friedrich Merz di usare gli asset russi congelati nella Ue per finanziare Kiev. Una doppietta che rischia di provocare divisioni nell’Unione europea nonché un’aperta frattura nel suo motore franco-tedesco che di certo non dispiacciono al Cremlino.

Il portavoce Dmitrij Peskov ha …

«Il ritorno del peccatore Macron?», si chiede qualcuno. E in quel punto interrogativo c’è tutto lo stupore di Mosca per le ultime mosse del presidente francese che, visto dalle torri del Cremlino, sarebbe tornato a più miti consigli proprio come il “figliol prodigo”. Non solo il presidente francese venerdì si è detto pronto a riprendere il dialogo con Vladimir Putin in quella che dal Cremlino è stata vista come una presa di distanza dagli integralisti europei che sostengono che parlare con la Russia voglia dire legittimarla. Ma ieri, stando a uno scoop del Financial Times molto commentato in Russia, si è anche scoperto che sarebbe stato proprio il leader dell’Eliseo a bloccare il piano del cancelliere tedesco Friedrich Merz di usare gli asset russi congelati nella Ue per finanziare Kiev. Una doppietta che rischia di provocare divisioni nell’Unione europea nonché un’aperta frattura nel suo motore franco-tedesco che di certo non dispiacciono al Cremlino.

Il portavoce Dmitrij Peskov ha colto subito la palla al balzo sostenendo che il fatto che Macron abbia «dichiarato di essere pronto a parlare con Putin… può essere valutato soltanto positivamente», purché ci sia «una volontà politica reciproca» e l’eventuale colloquio sia un reale «tentativo di capirsi a vicenda» e non «una serie di moniti». Non a caso nel confermare la disponibilità di Putin al dialogo, ha ricordato le sue parole nella conferenza stampa di fine anno: «Siamo pronti a lavorare con l’Europa… ma su un piano di parità, nel rispetto reciproco. Lavoreremo insieme e ci svilupperemo. Se ciò non accadrà, l’Europa scomparirà gradualmente». Un messaggio che non lasciava scampo: o la cooperazione con la Russia o la fine dell’Europa. E che, secondo alcuni commentatori russi, Macron sembrerebbe aver colto.

«Quindi che cosa sta succedendo?», si è chiesto ad esempio il canale Telegram Mig41, vicino alla Difesa russa. «Il francese Macron ha probabilmente capito dove stanno andando le cose tra Russia e Stati Uniti e ora sta cercando di essere il primo a salire sull’ultimo vagone del treno dell’amicizia tra Europa e Russia che sta per partire». Mentre il politologo falco Sergej Markov si è rallegrato per il «tradimento» di Merz, come lo ha definito il quotidiano britannico: «La Francia sta capendo che tutto potrebbe finire con il Quarto Reich in Europa».

Certo, c’è anche chi invita a non cadere in facili entusiasmi o «perverse allucinazioni», soprattutto dopo che l’Eliseo, davanti alla disponibilità di Putin, ha fatto sapere che qualsiasi eventuale conversazione dovrebbe avvenire a determinate «condizioni»: «in piena trasparenza con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con i partner europei» e col solo obiettivo di «promuovere una pace solida e duratura». Una precisione dovuta per non prestare il fianco al gioco russo del “divide et impera” che già stuzzicava Mosca.

Kirill Frolov, uno degli ideologhi ortodossi del cosiddetto Russkij Mir, “Mondo Russo”. ha perciò messo in guardia: «Macron non ha davvero tradito nessuno degli alleati e non c’è alcuna spaccatura». Per Frolov, Macron vorrebbe soltanto fare il “poliziotto cattivo” in contrapposizione col “buono” Steve Witkoff. «Non vedo alcun cambiamento. Macron vuole semplicemente aprire un canale ufficiale di negoziati contro la linea di Trump, ma la sua posizione non cambia».

Non è la prima volta, del resto, che Macron cerca il dialogo con Mosca. Aveva più volte chiamato Putin nei primi mesi del conflitto in Ucraina, ma visto che non portava a nulla, dopo il settembre del 2022, era passato all’estremo opposto diventando uno dei suoi più espliciti avversari. Ciononostante, il primo luglio scorso, dopo una pausa di tre anni e mezzo, lo aveva ricontattato per discutere del nucleare iraniano. Anche quell’apertura era stata infruttuosa anche perché a Mosca era chiaro che Macron era isolato. Tanto che un diplomatico russo allora aveva commentato: «Se Macron non riesce nemmeno a catturare l’attenzione dei francesi, perché noi russi dovremmo ascoltarlo?». Interrogativo, e dubbi, che restano immutati.

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