«Le circostanze sono difficili, ma Zelensky sta facendo del suo meglio per elaborare un piano che soddisfi le aspirazioni americane. Sa di dover fare concessioni dolorose, soprattutto sulla parte del Donbass controllata dagli ucraini; ma deve dimostrare a Trump che è pronto a sacrifici per raggiungere un accordo. L’obiettivo principale è infatti averlo dalla sua parte e non dargli mai la sensazione che siano gli ucraini a far naufragare i negoziati di pace». Charles Kupchan è il politologo della Georgetown University di Washington, pilastro del Council on Foreign Relations ed ex consigliere di Barack Obama per la politica estera.
Cosa accadrà a Mar-a-Lago?
«Non mi aspetto una svolta, ma che si metta a frutto il lavoro svolto dai negoziatori ucraini e americani. Ovvero stringere patti preliminari sulle questioni chiave: il Donbass, appunto, ma anche la natura delle garanzie di sicurezza che l’Ucraina dovrà ricevere come parte dell’eventuale accordo di pace».
Quanto contano le g…
«Le circostanze sono difficili, ma Zelensky sta facendo del suo meglio per elaborare un piano che soddisfi le aspirazioni americane. Sa di dover fare concessioni dolorose, soprattutto sulla parte del Donbass controllata dagli ucraini; ma deve dimostrare a Trump che è pronto a sacrifici per raggiungere un accordo. L’obiettivo principale è infatti averlo dalla sua parte e non dargli mai la sensazione che siano gli ucraini a far naufragare i negoziati di pace». Charles Kupchan è il politologo della Georgetown University di Washington, pilastro del Council on Foreign Relations ed ex consigliere di Barack Obama per la politica estera.
Cosa accadrà a Mar-a-Lago?
«Non mi aspetto una svolta, ma che si metta a frutto il lavoro svolto dai negoziatori ucraini e americani. Ovvero stringere patti preliminari sulle questioni chiave: il Donbass, appunto, ma anche la natura delle garanzie di sicurezza che l’Ucraina dovrà ricevere come parte dell’eventuale accordo di pace».
Quanto contano le garanzie di sicurezza per Kiev?
Quanto è solida la tela diplomatica di Zelensky? Non rischia una nuova umiliazione?
«Ha imparato a sue spese che deve esprimere gratitudine a Trump, indossare una giacca elegante e mostrarsi disposto a cedere qualcosa. Allo stesso tempo, anche Trump è meglio disposto verso gli ucraini: anche perché più diffidente nei confronti di Putin».
L’altra notte, la Russia ha condotto un attacco su larga scala contro Kiev. Qual è il messaggio ?
«Che Putin è intenzionato a proseguire la guerra. Non accetterà un accordo che non includa il pieno controllo del Donbass e nemmeno la proposta di una zona economica libera, con gli ucraini da un lato e i russi dall’altro. Apparentemente, non ha abbandonato i suoi obiettivi iniziali: disgregare l’Ucraina, rovesciarne il governo e insediare un presidente filorusso. Anche perché la situazione ucraina è pessima. Devastata da scandali, corruzione, demotivazione delle truppe e crisi economica che nemmeno il nuovo prestito Ue risolve. Putin lo sa e dunque continua a bombardare città e infrastrutture: pensa di vincere».
C’è un punto di caduta?
E Trump cosa vuole?
«Porre fine alla guerra e riallacciare le relazioni con Mosca. Proprio questo secondo obiettivo potrebbe incoraggiare Putin a intraprendere negoziati veri. Vuol migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, uscire dall’isolamento e fare affari con gli imprenditori legati a Trump. Ma lo sforzo della Casa Bianca di negoziare con lui è giusto. La guerra deve finire».
Questa volta non ci saranno europei a far da scorta a Zelensky.
«È vero, ma la strategia adottata da Ucraina ed Europa oggi funziona: lavorare con Trump accettando quel che mette sul tavolo, “ma”. Cioè, dicendogli sempre che è un buon inizio, ma va migliorato. Quell’approccio tiene Trump focalizzato: e mantenerlo in gioco è essenziale. Se dovesse mollare, allora buonanotte e buona fortuna: si metterebbe a repentaglio non solo l’Ucraina ma pure l’Europa. Va evitato a ogni costo».