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Gli europei con Zelensky prima del vertice da Trump. Putin bombarda le città

(reuters)

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Lo scudo Ue alla vigilia del bilaterale in Florida: “La pace sia giusta”. Il leader russo: “Dateci il Donbass o ci prenderemo tutto militarmente”
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BRUXELLES – Pieno sostegno a Kiev, nessun cedimento sulla sovranità e sui territori ucraini, e totale sfiducia nei confronti della volontà di pace della Russia. La videotelefonata dei leader europei al presidente ucraino Volodymyr Zelensky è servita soprattutto a preparare l’incontro di oggi in Florida con Donald Trump. La linea del Vecchio Continente non cambia: la sicurezza e la difesa dell’Ucraina rappresentano un baluardo per la sicurezza europea. Servono quindi garanzie per il futuro e una tregua immediata. Nello stesso tempo, però, tutti gli interlocutori di Zelensky hanno suggerito di evitare qualsiasi tipo di scontro con la Casa Bianca e di riconoscere al tycoon il merito di aver avviato un processo di pace.

Il tutto mentre le bombe del Cremlino hanno continuato ad abbattersi sulle città ucraine in uno degli attacchi più furibondi dell’ultimo periodo e mentre Putin - proprio alla vigilia della visita dell’ucraino a Mar-a-Lago - ha incontrato i suoi comandanti rilanciando …

BRUXELLES – Pieno sostegno a Kiev, nessun cedimento sulla sovranità e sui territori ucraini, e totale sfiducia nei confronti della volontà di pace della Russia. La videotelefonata dei leader europei al presidente ucraino Volodymyr Zelensky è servita soprattutto a preparare l’incontro di oggi in Florida con Donald Trump. La linea del Vecchio Continente non cambia: la sicurezza e la difesa dell’Ucraina rappresentano un baluardo per la sicurezza europea. Servono quindi garanzie per il futuro e una tregua immediata. Nello stesso tempo, però, tutti gli interlocutori di Zelensky hanno suggerito di evitare qualsiasi tipo di scontro con la Casa Bianca e di riconoscere al tycoon il merito di aver avviato un processo di pace.

Il tutto mentre le bombe del Cremlino hanno continuato ad abbattersi sulle città ucraine in uno degli attacchi più furibondi dell’ultimo periodo e mentre Putin - proprio alla vigilia della visita dell’ucraino a Mar-a-Lago - ha incontrato i suoi comandanti rilanciando le sue minacce: «Se Kiev non intende porre fine al conflitto con mezzi pacifici, la Russia risolverà tutte le questioni con la forza». Per questo gli undici leader europei (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia e i vertici Ue) hanno in primo luogo ribadito che resteranno al fianco di Zelensky sottolineando, come ha fatto la Cancelleria tedesca, «l’importanza di lavorare in stretta collaborazione con gli Stati Uniti per una pace duratura e giusta in Ucraina».

Questa telefonata era stata preceduta da un’altra tra i “volenterosi” Macron, Merz e Starmer. E il presidente francese ha notato che gli ennesimi attacchi russi dimostrano «determinazione di Mosca a prolungare la guerra». Il punto infatti è proprio questo. I governi del ”Vecchio Continente” continuano a pensare che Putin non voglia una pace ma una resa e che punti a conquistare almeno tutti i territori in cui si combatte. Per questo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, parla di «pace giusta e duratura che preservi la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, e che rafforzi le capacità di sicurezza e di difesa del Paese, come parte integrante della sicurezza del nostro continente». L’Ue non vuole però dare date precise su quando Kiev possa aderire all’Unione. Verrà incoraggiata nell’iter in questa direzione ma a Bruxelles ricordano costantemente che si tratta di una scelta che sarà operata solo dai 27.
(afp)

Anche Zelensky appare scettico sulle reali intenzioni del Cremlino: «La Russia continua a tormentare le nostre città e la nostra gente. Mosca ha respinto persino le proposte di un cessate il fuoco per Natale e sta intensificando la brutalità dei suoi attacchi missilistici e con droni. Questo è un chiaro segnale di come considerino davvero la diplomazia lì». A suo giudizio, «la cosa più importante sono le garanzie di sicurezza. Oltre alle questioni territoriali e all’impianto nucleare di Zaporizhzhia, ci sono garanzie di sicurezza che sono molto importanti per noi». E infatti il premier polacco, Donald Tusk, tra i più sensibili rispetto alle richieste di Kiev e tra i più duri verso Mosca, ha avvertito che le garanzie di sicurezza dovranno essere «specifiche e affidabili». Per evitare situazioni analoghe in futuro. Quindi, gli ha fatto eco il premier olandese Schoof, «il supporto militare deve proseguire».

Ma appunto nessuno si fida di Putin. Che, non a caso, proprio alla vigilia del faccia a faccia tra Trump e Zelensky è tornato a mostrare la faccia cattiva: «Ci sono persone intelligenti che raccomandano alle autorità di Kiev di accettare condizioni dignitose. Ma vediamo che anche oggi, purtroppo, i capi del regime di Kiev non hanno fretta di risolvere questo conflitto con mezzi pacifici». Eppure le mosse di Zelensky sono in senso opposto a quello descritto da Mosca tanto da annunciare che a Trump confermerà di voler sottoporre il piano di pace a referendum se la Russia accettasse un cessate il fuoco di almeno 60 giorni per tenere la consultazione.

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