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Ucraina, il politologo Fesenko: “Le trattative avanzavano, così Mosca le sabota”

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Intervista all’analista: “Al Cremlino temevano che il processo fosse avanzato troppo. La Russia non vuole la fine della guerra ma l’escalation”
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Per il politologo ucraino Volodymyr Fesenko l’attacco alla residenza di Putin è «un’operazione di intelligence psicologica russa contro Trump per sabotare il negoziato».

Che sia stato un vero attacco ucraino o meno, come cambierà la posizione negoziale russa?

«Ogni volta che la posizione di Trump verso Putin diventa più morbida e benevola, la Russia rafforza richieste e ultimatum all’Ucraina. Nel Cremlino, a quanto pare, erano molto preoccupati che il processo fosse avanzato troppo, e volevano sabotarlo. tutto conferma che la Russia non voglia la fine della guerra ma l’escalation».

Kiev era soddisfatta dei negoziati in America?

«I partecipanti, così come i leader europei, li valutano come positivi. Probabilmente per il tono più che per i risultati concreti. C’è stato un progresso significativo sulle garanzie di sicurezza degli Stati Uniti, ma sulle questioni chiave come lo status della centrale nucleare di Zaporizhzhia e la ripartizione territoriale non è stata raggiunta una posizio…

Per il politologo ucraino Volodymyr Fesenko l’attacco alla residenza di Putin è «un’operazione di intelligence psicologica russa contro Trump per sabotare il negoziato».

Che sia stato un vero attacco ucraino o meno, come cambierà la posizione negoziale russa?

«Ogni volta che la posizione di Trump verso Putin diventa più morbida e benevola, la Russia rafforza richieste e ultimatum all’Ucraina. Nel Cremlino, a quanto pare, erano molto preoccupati che il processo fosse avanzato troppo, e volevano sabotarlo. tutto conferma che la Russia non voglia la fine della guerra ma l’escalation».

Kiev era soddisfatta dei negoziati in America?

«I partecipanti, così come i leader europei, li valutano come positivi. Probabilmente per il tono più che per i risultati concreti. C’è stato un progresso significativo sulle garanzie di sicurezza degli Stati Uniti, ma sulle questioni chiave come lo status della centrale nucleare di Zaporizhzhia e la ripartizione territoriale non è stata raggiunta una posizione comune. La Russia non accetta compromessi sul cessate il fuoco ma Trump ritiene che Putin aspiri alla pace».

La telefonata con Putin ha condizionato l’agenda?

«Senza dubbio ha influito sulla posizione di Trump. Le sue parole sull’aspirazione di Putin a porre fine alla guerra e sulla “generosità” nei confronti dell’Ucraina testimoniano l’influenza manipolatoria e il cinismo del leader russo, che Trump percepisce come sincerità. La “generosità” di Putin per gli ucraini è negli attacchi missilistici e con i droni che tolgono riscaldamento ed elettricità in pieno inverno rigido».

Kiev ha tolto il veto sui territori: verso quale compromesso?

«Non c’è mai stato un vero e proprio veto, ma contrasti inconciliabili sullo status delle regioni annesse e sulle richieste di ritiro dal Donbass. Zelensky ha accolto la proposta Usa di una zona economica libera nel Donbass e di un referendum per l’approvazione con un cessate il fuoco di 60 giorni per il voto. Mosca ha respinto il compromesso, e Trump purtroppo lo ha accettato».

La centrale di Zaporizhzhia resta uno dei punti contesi?

«Sì, la situazione non è cambiata».

Su quali temi ci sono stati “notevoli progressi”?

«Sulle garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti. Trump ha confermato che saranno votate e sostenute dal Congresso. E si è discusso il sostegno per la ricostruzione; è l’ingresso del business americano in Ucraina, con condizioni speciali per lo sviluppo e un accordo di libero scambio».

E Mosca cosa ha concesso?

«Nulla.Il Cremlino pretende concessioni unilaterali».

Quali sono le sue linee rosse?

«Lo status delle 5 regioni ucraine annesse, il ritiro unilaterale ucraino dal Donbass e la modifica della Costituzione, che Kiev considera ingerenza nei propri affari interni».

È possibile un accordo entro il 24 febbraio?

«Estremamente improbabile».

Il sostegno dei partner è solido?

«Segnali di ritirata ci sono stati solo dagli Usa. Esistono discussioni e divergenze tra singoli Paesi ma il credito agevolato Ue da 90 miliardi e l’aiuto finanziario per l’acquisto di armi americane lo testimoniano».

Il nuovo scandalo di corruzione in Parlamento è giustizia a orologeria? Molti dicono ci sia l’Fbi dietro Nabu e Sapo: è così?

«Per ora è solo di un’indagine, non la prima e penso nemmeno l’ultima. Non è uno scandalo, ma lotta contro la corruzione anche nell’élite politica. Non ho informazioni confermata che dietro l’indagine ci sia l’Fbi: ho chiesto al direttore della Nabu e ha risposto in modo sarcastico. È un tentativo di screditare il loro lavoro, dice».

Se questo round fallisse?

«Ci attende un’escalation militare. E l’Ucraina rafforzerà la propria resistenza».

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