Venezuela, Maduro apre agli Usa: “Pronto a discutere con Trump su lotta alla droga e petrolio”
di Massimo BasileNEW YORK – Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha accusato Donald Trump di aver montato false accuse per attaccarlo, ma anche aperto all’arrivo delle grandi compagnie petrolifere americane. In un’intervista alla tv di Stato venezuelana trasmessa a Capodanno, Maduro ha lanciato segnali d’apertura: ha detto di essere pronto anche a collaborare con Trump nel contrasto al narcotraffico, ma non ha fatto cenno all’operazione della Cia, annunciata dal presidente americano, in un porto venezuelano contro imbarcazioni di presunti narcotrafficanti.
“Visto che non possono accusare il Venezuela di avere armi di distruzioni di massa - si è difeso - non possono accusarci di avere razzi nucleari, di possedere armi chimiche, hanno inventato un’accusa che gli Stati Uniti sanno essere falsa tanto quanto quella delle armi di distruzione di massa che li ha portati a fare una guerra eterna”. Il riferimento è alle accuse che portarono gli Stati Uniti in Iraq. Maduro ha rivelato anche che Trump, ne…
NEW YORK – Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha accusato Donald Trump di aver montato false accuse per attaccarlo, ma anche aperto all’arrivo delle grandi compagnie petrolifere americane. In un’intervista alla tv di Stato venezuelana trasmessa a Capodanno, Maduro ha lanciato segnali d’apertura: ha detto di essere pronto anche a collaborare con Trump nel contrasto al narcotraffico, ma non ha fatto cenno all’operazione della Cia, annunciata dal presidente americano, in un porto venezuelano contro imbarcazioni di presunti narcotrafficanti.
“Visto che non possono accusare il Venezuela di avere armi di distruzioni di massa - si è difeso - non possono accusarci di avere razzi nucleari, di possedere armi chimiche, hanno inventato un’accusa che gli Stati Uniti sanno essere falsa tanto quanto quella delle armi di distruzione di massa che li ha portati a fare una guerra eterna”. Il riferimento è alle accuse che portarono gli Stati Uniti in Iraq. Maduro ha rivelato anche che Trump, nel corso dell’ultima telefonata, lo ha trattato “con molto rispetto”, chiamandolo “Presidente”, un riconoscimento politico in contrasto con le parole usate dal tycoon, che pubblicamente ha definito Maduro un “criminale” su cui ha messo una taglia da 50 milioni di dollari.
Nel servizio, girato la notte del 31 dicembre, Maduro e l’intervistatore camminano a piedi in una zona militarizzata della capitale, Caracas. Poi il presidente si mette alla guida dell’auto, con il giornalista al fianco, e sul sedile posteriore la moglie di Maduro, Cilia Flores, gesto che i commentatori hanno interpretato come un tentativo di trasmettere alla popolazione un senso di sicurezza, in mezzo a timori crescenti di un attacco statunitense.
Trump ha aumentato la pressione nei confronti di Maduro, ha sequestrato nei Caraibi petroliere che si rifornivano dal Venezuela. Tutto questo avviene in un contesto non favorevole a un’operazione militare: secondo un sondaggio Quinnipiac, gli americani sono in larga maggioranza contrari all'intervento. Il caudillo, intanto, ha detto di essere pronto a dialogare. “Penso - ha dichiarato - che tutto dovrebbe essere messo da parte e che dovremmo cominciare a parlare seriamente, dati alla mano, e il governo degli Stati Uniti lo sa, perché lo abbiamo detto a molti suoi portavoce: se vogliono parlare seriamente di un accordo per combattere il traffico di droga, noi siamo pronti”. “Se vogliono il petrolio venezuelano - ha aggiunto - il Venezuela è pronto a investimenti statunitensi come con Chevron, quando vogliono, dove vogliono e come vogliono”.